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L'Amati del '500 costruito per Carlo IX al Museo Civico

violino

Come in una fiaba: c’era una volta un Re… anzi proprio il Re di Francia, Carlo IX, che amava le arti e la musica. All’inizio del 1564, il giovane sovrano e la regina madre Caterina de’ Medici iniziano un viaggio che li porta sulle strade del regno. Nel magnifico corteo non mancano i musicisti. Suonano violini, viole e violoncelli decorati in oro ed ornati dalle insegne imperiali, costruiti a Cremona da Andrea Amati, capostipite della più antica dinastia di artigiani liutai, la cui fama è già diffusa al di là dei confini italiani.

Domenica 10 febbraio, alle 11, al Museo Civico di Cremona, la rassegna “Audizioni al Museo” regala l’emozione di ascoltare proprio uno di quei violini, affidato a Federico Gugliemo – accompagnato alla tiorba, liuto e chitarra da Diego Cantalupi – per un’audizione insolita ed irripetibile. Tanto più che il violino si presenta oggi nella stessa configurazione originale ed anche il repertorio spazia tra sedicesimo e diciassettesimo secolo.

Non solo. Sabato 9 febbraio, alle 16.30, nella Sala Puerari del Museo Civico, Fausto Cacciatori, curatore della collezione friends of Stradivari, racconterà la storia di questa singolare orchestra, del sovrano e dell’abile liutaio, intersecando vicende di bottega e di corte in una trama avvincente come una fiaba benché verissima.

Tra il Cinquecento e il Seicento, infatti, Cremona rivestiva un ruolo primario non solo nel fornire strumenti alle principali corti europee, ma a istruire e formare violinisti che, potendo lavorare fianco a fianco dei liutai, riuscivano a guidare gli artigiani nel perfezionamento delle forme e della resa sonora dei loro strumenti.

Tuttavia la necessità di ottenere un suono più corposo ed un volume più potente ha fatto sì che fin dall’Ottocento gli strumenti antichi venissero radicalmente modificati, sostituendone alcune parti come grandezza dell’anima, la lunghezza e l’angolazione del manico, la morfologia delle catene, ma anche spessore dei legni, in modo tale da allineare le prestazioni acustiche alle necessità stilistiche del repertorio romantico e contemporaneo. Non solo: le corde, un tempo costruite utilizzando la minugia, vennero sostituite da corde di metallo, che, unitamente ai nuovi modelli di archetto (diversi per forma e dimensioni) contribuirono a snaturare completamente il suono originale degli strumenti antichi.

Potendo invece disporre di un violino Amati con montatura barocca, Guglielmo e Cantalupi vogliono riportare lo strumento ad eseguire il repertorio per il quale fu concepito: dalle ‘sonate’ – ma che tali non sono ancora completamente – del bresciano Giovanni Battista Fontana e del veneziano Dario Castello, alle variazioni di quegli autori che hanno portato il ‘gusto italiano’ fuori dai confini nazionali: Arcangelo Corelli, Nicola Matteis, Francesco Maria Veracini e Giuseppe Tartini.

Solamente attraverso la ricerca meticolosa del repertorio e la sua esecuzione con una prassi esecutiva storicamente informata è infatti possibile una vera riscoperta di Andrea Amati e dei suoi figli, che sicuramente può far luce, oltre che sulle loro già note eccelse qualità artigianali, sulla loro influenza e sull’apporto innovativo per la storia della musica e per l’emancipazione dello strumento solistico.

Audizione e conferenza sono promosse da Comune di Cremona, Fondazione Stradivari e Cremonabooks.

L’ingresso alla conferenza è libero e gratuito.  Il biglietto per assistere al concerto costa 3 Euro più l’ingresso al Museo Civico; può essere acquistato in prevendita presso il Bookshop del Museo (via Ugolani Dati, 4 – tel. 0372 803622 –bookshopcr@gmail.com) o la Libreria Cremonabooks (Largo Boccaccino 12/14 – tel. 0372 31743).

L’ingresso in sala è consentito fino a 10 minuti prima dell’inizio del concerto.

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