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Caso Apic: rinviato a giudizio l'ex coordinatore Franco Feroldi L'accusa è peculato: si sarebbe intascato 168mila euro

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Nella foto, Franco Feroldi (a destra) e il suo legale Massimiliano Cortellazzi il 10 dicembre del 2010 all’uscita della caserma della guardia di finanza

Caso Apic: è stato rinviato a giudizio dal gup Guido Salvini, Franco Feroldi, ex coordinatore e dirigente del settore cultura Apic, l’associazione promozione iniziative culturali di Cremona travolta da un debito accertato di tre milioni di euro verso fornitori e creditori, e di altri tre milioni di crediti inesigibili, cioè andati persi e finiti nel passivo. Secondo la procura, Feroldi, accusato del reato di peculato, si sarebbe  intascato 168.334 euro, denaro ricavato dal 50 per cento dei biglietti relativi al museo civico e alla sala dei violini in base ad una convenzione secondo la quale metà dell’incasso andava all’Apic e l’altra metà al Comune. Già chiuse con l’archiviazione, invece, le altri posizioni per Giuseppe Torchio, ex presidente dell’amministrazione provinciale ed ex presidente dell’Apic, e per Renato Crotti, ex  segretario dell’associazione ed ex portavoce di Torchio. Nel processo, la cui prima udienza è stata fissata al prossimo 18 giugno, l’Apic si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Isabella Cantalupo. L’associazione ha cessato la sua attività nel 2009 ed è ora in liquidazione giudiziale. “Vista la complessità dei fatti”, ha commentato il difensore, l’avvocato Massimilano Cortellazzi, “il giudice ha evidentemente ritenuto di rinviare alla sede processuale l’esame di tutta la questione”.

IL CASO

A far scoppiare il caso, nel giugno del 2009, era stato l’ex presidente Torchio all’indomani delle elezioni amministrative dalle quali era uscito vincente l’attuale presidente Massimiliano Salini. Nell’esposto presentato in procura, Torchio aveva denunciato una gestione poco trasparente dell’Apic e puntato il dito contro Feroldi, che all’epoca avrebbe rivestito contemporaneamente i ruoli di coordinatore tecnico operativo dell’associazione e di dirigente del settore cultura della Provincia di Cremona. Per Torchio, il responsabile della scorretta gestione, e di conseguenza del “buco” di tre milioni, sarebbe stato proprio Feroldi, al quale però, come ha fatto notare l’avvocato Cortellazzi, la procura ha chiesto conto di 168.334 euro, denaro che  Feroldi, tra il 2005 e il 2007, si sarebbe intascato. Si parla di una cifra complessiva di “159.635 euro per gli anni 2005/2006 per il 50% degli incassi dei biglietti e per il 2007 di 61.495 euro che restituiva parzialmente con cinque bonifici, per un totale di 52.796 euro”.

LA DIFESA

“Il mio cliente non si è intascato nulla”, ha commentato l’avvocato Cortellazzi, che in procura ha depositato  una corposa memoria difensiva. “Ora che è stato chiarito e quantificato l’ambito della sua presunta responsabilità, potremo dimostrare contabilmente, attraverso copia della documentazione che è riuscito a recuperare, tra fatture e ricevute, come quella somma sia stata interamente spesa per l’associazione”. La catalogazione parte addirittura dal 1999. Il primo capitolo riguarda le spese per i viaggi in taxi sostenute da Feroldi per raggiungere le sedi dei vari studi e tipografie. Il secondo riguarda invece le spese per ristoranti e alberghi sostenute da Feroldi per l’associazione. Ricevute di spese per rinfreschi in occasioni delle mostre, per cene e pernottamenti degli ospiti negli alberghi, come la fattura di 20 euro relativa al pernottamento all’hotel Ibis di Sylvia Ferino, del Kunsthistorische Museum di Vienna, a cui si deve l’ideazione della mostra “Dipingere la musica”, creditrice di 8mila euro verso l’Apic. Tra le “spese varie” ci sono le fatture relative gli acconti dei decreti ingiuntivi di pagamento dei fornitori. “Più volte è anche capitato”, ha aggiunto l’avvocato Cortellazzi, “che i soldi li anticipasse lui o che addirittura li mettesse di tasca propria”. Chi glielo ha fatto fare? “Dal dicembre del 2004”, ha spiegato il legale, “Feroldi aveva cessato il suo incarico di coordinatore tecnico operativo, ruolo rivestito nella precedente giunta Corada. Sotto la giunta Torchio era solo dirigente incaricato del settore cultura e gli era stato chiesto di darsi da fare per organizzare mostre ed eventi. Si dannava perché ci teneva al suo lavoro. Non voleva essere licenziato per non perdere la pensione di dirigente incaricato”. Per Cortellazzi, “Franco Feroldi era un mero esecutore degli ordini che gli venivano impartiti ed agiva dietro precise istruzioni”. In più occasioni il legale ha fatto presente che “se di cattiva gestione si poteva parlare, la responsabilità andava ricercata, prima che nell’operato del mio assistito, in quello di quei soggetti che avevano invece rivestito incarichi dal 2005 in poi e che avevano quei poteri, direttivi e di firma, mai avuti da Feroldi”.

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Commenti
  • Alexandros

    La leggenda metropolitana (che non si sa come sia nata) continua: i crediti inesigibili, infatti non vanno ad aggiungersi al passivo, ma lo lasciano inalterato. Se fosse stato, in ipotesi, possibile esigere, anche solo in parte, tali crediti il passivo si sarebbe ridotto.

  • Paolo Mantovani

    Solo io avrei avuto vergogna a utilizzare questa frase???

    “Il primo capitolo riguarda le spese per i viaggi in taxi sostenute da Feroldi per raggiungere le sedi dei vari studi e tipografie.”

    Fortunatamente la provincia non aveva un eliporto! Immaginatevi, altrimenti, a quanto sarebbero ammontate le spese dal 1999 al 2009.

    Naturalmente, in DIECI anni, nessuno ha visto i bilanci dell’ente, nessuno si è accorto che stavano scialando centinaia di migliaia di euro. Solo a elezioni perse qualcuno si è improvvisamente sorpreso…

    • Laura Carlino

      Caro Paolo, tutti sapevano perfettamente cosa stava succedendo. Purtroppo l’Apic, pur avendo tutte le apparenze di ente pubblico e pur essendo lautamente finanziata dalle istituzioni, era un’associazione privata e come tale non era tenuta a mostrare documenti a nessuno. Il concetto di “accesso agli atti”, da me inutilmente richiesto per 10 anni, non esisteva per l’Apic. Solo quando Crema, comune socio dell’Apic, ha cambiato amministrazione (2007) è stato possibile a qualcuno interessato mettere il naso “dove non avrebbe dovuto”. E’ così che è scoppiato il bubbone. In questo caso la tua è del tutto fuori luogo: senza carte in mano era impossibile denunciare ciò che era sotto gli occhi di tutti!

      • Paolo Mantovani

        Purtroppo, non conoscendo le dinamiche del pubblico, riesco a ragionare solo come privato, come si trattasse della mia azienda. Immagino, quindi, mi sarebbe scocciato parecchio che un mio dipendente se ne andasse bellamente in giro in taxi, anche se il bilancio fosse stato in attivo.
        Oltretutto Feroldi non era il monarca assoluto dell’Apic, qualcuno(il presidente…) avrebbe potuto controllare, visto che “sapevano tutti” cosa stava succedendo!