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Festa del Torrone sponsor preoccupati'Si rischia di buttar via 16 anni'

festa-torrone

‘Se il problema sono i soldi, dico subito che il Comune non dovrebbe preoccuparsi tanto. Gli sponsor privati devono raccogliere qualcosa come 250 mila euro, se il Comune di Cremona fatica a trovarne 25mila, non mi sembra una cosa insormontabile il fatto che metta qualche migliaio di euro in meno’. E’ molto pragmatico Massimo Rivoltini, l’industriale dolciario di Vescovato che rappresenta una colonna della Festa del Torrone fin dal suo esordio. Una festa che, dopo la manifestazione di interesse lanciata dal Comune a gennaio, con l’adesione dell’emiliana Swp e della cremonese Oysteer, non ha più fatto passi avanti dal punto di vista organizzativo. Pur essendo l’evento di maggior richiamo per la città di Cremona, come mostrano le analisi di mercato e le 150.000 presenze della scorsa edizione.

Massimo Rivoltini

‘Quest’anno per vari motivi siamo in grave ritardo – afferma Rivoltini –  i motivi di preoccupazione non sono tanto per noi sponsor, quanto per coloro che dovranno organizzare la festa. Il bando non esiste ancora, se non viene definito il tutto entro maggio rischiamo di buttar via 16 anni di esperienze positive’. Il problema sono dunque gli aspetti organizzativi, una volta tanto non vengono invocati soldi dagli enti locali, che del resto non li hanno. Si tratta di mettere in moto una macchina organizzativa complessa che gli anni scorsi era già entrata nel vivo a metà aprile. ‘Per una manifestazione come quella che abbiamo visto in questi anni, gli organizzatori devono contattare centinaia di persone.  Credo che le preoccupazioni siano soprattutto loro’, afferma ancora l’industriale.  Basti solo pensare al gemellaggio Cremona – Milano, dove negli ultimi anni hanno avuto inizio i cortei storici delle nozze Sforza-Visconti, con un notevole ritorno di visibilità, o agli ospiti di richiamo (lo scorso anno ad esempio Beppe Severgnini), che non possono essere contattati all’ultimo momento.

Dunque tutto è appeso al bando che il Comune deve ancora emanare, e che dovrebbe contenere anche indicazioni più precise sulla durata dell’evento. Nell’avviso per la manifestazione di interesse si parlava di nove giorni, quindi due week end, ma non tutti, tra sponsor e addetti ai lavori sono d’accordo. Il Comune deve poi mettere d’accordo le esigenze della Festa con quelle dei commercianti del mercato che non accetteranno mai di essere spostati da piazza Stradivari per un periodo più lungo dei tre giorni a cui si sono dovuti adattare in questi anni. Rivoltini è tra coloro che hanno caldeggiato il prolungamento della manifestazione: ‘Delle migliaia di persone che hanno frequentato la festa lo scorso anno, solo una minoranza ha avuto il tempo di vedere il resto della città. Quest’anno poi ci sarà il Museo del Violino, un’importante attrattiva in più. Se vogliamo che  un evento di richiamo come questo diventi occasione di visibilità e di ritorno economico per tutta la città, trovo giusto diluire gli eventi su un periodo più lungo e per due week end’. Cosa che invece preoccupa, per i maggiori costi, altri soggetti portanti della kermesse.

‘Mi auguro che entro questa settimana il bando venga definito’, conclude Rivoltini.

g.b.

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Commenti
  • irene debona

    Le ragioni del ritardo derivano dalla approvazione del bilancio nel prossimo mese di Giugno. Le lettere di invito (contententi le linee di indirizzo), alle due ditte che hanno manifestato l’interesse all’organizzazione della Festa, sono già state predisposte dal Settore Turismo così come tutte le procedure propedeutiche alla realizzazione dell’iniziativa. Si sono, dunque, cercate le soluzioni fattibili per poter dar corso all’avvio dell’evento. Pertanto, credo di poter garantire che il Settore Turismo, stanti i vincoli contabili e finanziari, abbia fatto il possibile per superare le oggettive difficoltà e accellerare le procedure.

    Cordialmente
    Irene Nicoletta De Bona
    Assessore Cultura, commercio e Turismo
    Comune di Cremona

  • Predisporre non è lo stesso che aver fatto. I tempi non danno ragione alla macchina burocratica. Il rischio denunciato da Rivoltini e avvertito da tutti è di non avere il tempo necessario per fare l cose al meglio e come vanno fatte. Il rischio dell’Ente pubblico è solo politico, per tutti gli altri è imprenditoriale con danno diretto e questo dovrebbe essere tenuto presente.
    Credo di dover ricordare che la festa del Torrone non è di pochi: è l’evento più importante che Cremona abbia partorito nella sua storia…Darsi da fare meglio e più in fretta è doveroso, credo.

    • mariotto

      In realtà, credo che nessuno di noi sappia se tale evento costi davvero euro zero ai cittadini cremonesi, e se per esempio l’energia elettrica, i servizi di nettezza urbana, l’acqua, la viabilità, l’intervento delle forze dell’ordine etc.. siano interamente a carico degli organizzatori. Nell’intervista, l’imprenditore afferma che se il Comune non ha a disposizione i 25.000,00 eur promessi, non importa, che metta quello che può, l’importante è andare avanti e di corsa perché i tempi stringono.
      Non so, per mia ignoranza, quali costi copra il contributo del Comune ma, francamente ritengo che le Amministrazioni comunali non dovrebbero proprio versare nemmeno un euro per l’organizzazione di un evento che è un semplice supermercato di prodotti alimentari pensato per far guadagnare maggior profitti ad alcune imprese private, e non ad enti turistico-culturali senza scopo di lucro.
      Quale sarebbe l’investimento che la ditta Rivoltini dovrebbe impegnare per farsi una propria campagna pubblicitaria nazionale sui media o sulle TV? Enorme. Invece, utilizzando l’immagine della città, l’azienda si posiziona nella fascia di mercato che le interessa, ottenendo in poco tempo e con un piccolo budget una visibilità che altrimenti non avrebbe. Quindi perché dare un contributo? Non dovrebbe essere il contrario? Non dovrebbe essere il Comune a chiedere diritti su quelle vendite così importanti “elencate” dalle testate locali?
      Qualcuno ci ha mai fornito dati sui volumi d’affari che ruotano attorno alla Festa del Torrone, a parte il numero dei camper e le tonnellate di prodotti venduti? Quale è il ritorno nelle casse dell’amministrazione?
      La Piazza del Duomo viene utilizzata come spazio “fieristico”, ma con costi decisamente inferiori rispetto a quelli dell’Ente Fiera, un beneficio che tocca gli espositori della Festa del torrone ma non i cittadini. Inoltre se la Festa si tenesse alla fiera, i turisti verrebbero comunque a visitare la città e in maniera meno devastante per chi risiede in centro.
      Ma tornando ai vantaggi della cittadinanza questo evento ha prodotto nel tempo posti di lavoro? Forse ingaggi per qualche settimana, e poi? I commercianti ne avranno avuto un beneficio temporaneo ma qual è stato il ritorno economico nel medio lungo periodo? E’ evidente gli interessi maggiori provengano dai produttori di torrone ma gli obiettivi di un amministrazione dovrebbero avere altre finalità di quelle legate al “mordi e fuggi” di eventi estemporanei.
      Non conosco nemmeno l’azienda per sapere quale sia il suo organico interno e se l’aumento dei suoi volumi di vendita, che paiono ingenti, si sia tradotto poi con una altrettanto importante crescita della forza lavoro a tempo indeterminato.
      La compresenza del MDV è il solito minestrone alla cremonese, due target diversi, due mondi diversi che come sempre si vogliono legare a tutti i costi per sostenere l’insostenibile, ma che in comune non hanno nulla e che un infelice abbinamento, come quello sottointeso da Rivoltini, rischierebbe di svilire un artigianato di prestigio, come quello liutario, a prodotto da scaffale.
      Ancora una volta si fa sentire la mancanza di una visione globale da parte di chi non compie le dovute analisi ed accetta tutto, incondizionatamente, senza verifiche ma soprattutto senza chiedere benefici economici a garanzia di privilegi individuali che, se ben regolamentati, potrebbero portare cash-flow nelle casse comunali. Come avviene ovunque nel mondo.
      E’ indubbio che l’imprenditore spinga per un interesse personale ma sarebbe buona cosa che i responsabili delle amministrazioni cominciassero a chiedere un coinvolgimento diverso sul territorio, per esempio in termini di occupazione, visto che in questi 16 anni la sua attività ne ha ampiamente beneficiato.
      Purtroppo, i dati recenti sul turismo locale non hanno visto gli incrementi tanto auspicati, questo sta a significare che la tipologia degli eventi spettacolo non serve a fidelizzare il turista a lungo termine e pertanto la Festa del Torrone non produce, salvo ai diretti interessati alcun ritorno economico per il territorio.

  • patrizia

    Suggerisco ad ogni istituzione pubblica locale, nazionale, mondiale, di riflettere sull’opportunità di abolire le Olimpiadi, i campionati sportivi, le Fiere e i mercati, le stagioni musicali, le parate, le maratone, magari anche i centri commerciali se sono insediati sul loro suolo. Così saremo sicuri che i posti di lavoro saranno tutti pubblici e che chi fa impresa cammina solo con le sue gambe. Finalmente una decisione risolutiva. Questa sì che è una visione politica lungimirante.

    • mariotto

      La maggior parte delle imprese cammina con le proprie gambe, cosa che invece non fanno i commercianti che, solo per l’elevato numero di iscritti alle associazioni di categoria, ottengono, grazie alla politica, il solito contentino dalle amministrazioni pubbliche. E sono quelli che non producono nulla, non impiegano numeri di forza lavoro, ricaricano e basta, ma alla fine si lamentano avanzando mille pretese. Le industrie non godono di nessun privilegio e i suicidi, guarda caso, non avvengono fra i commercianti.
      Se a Cremona dovessero mai esserci le Olimpiadi, non si farebbero in centro e non coinvolgerebbero suolo pubblico, gratuitamente, perchè dietro alle Olimpiadi ci sono progetti di business a lungo termine sia residenziali, sia economici. Lei fa molta confusione fra gli eventi che ha elencato, avendo ciascuno finalità e caratteristiche diversissime fra loro. Ma del resto i commercianti di Cremona hanno sempre avuto una particolare abilità ad organizzare eventi fai da te. La festa del torrone E’ UN EVENTO ESCLUSIVAMENTE COMMERCIALE DOVE SI VENDONO PRODOTTI COME ALL’INTERNO DI UN SUPERMERCATO, lo sport ha altre finalità colletttive come pure le stagioni musicali dove non si vende nulla ma si fa cultura. Possiamo dire che il torrone la fa?? I mercati pagano tasse per avere il suolo pubblico e non credo che il Comune dia loro sovvenzioni, inoltre i mercati non fanno traslocare altre attività come, invece, pretende la Festa del Torrone! Ci sono modi di fare business to business in maniera più efficace se dietro la regia ci sono attori che vanno oltre la vendita di prodotti e di profitto personale. La lungimiranza è fare economia di scala non una politica per pochi privilegiati. Il risultato di questi giorni parla chiaro.

  • Adesso credo che chi sa di economia potrebbe rispondere a questo signore. Magari le associazioni di categoria, forse meglio di me capaci di spiegare il concetto di produzione e lavoro.
    Io ho ovviamente scherzato, ma sono stata presa sul serio…Andrò dunque a ripassare cosa sono le Olimpiadi e affini….ma, dimenticavo, sono troppo occupata a cercare sul dizionario cosa significa lavorare e in quanti modi lo si può fare.Forse mi sono persa qualcosa.
    Per inciso, partecipare alla Festa del Torrone costa 2000.00 euro a testa, più i costi del personale, regolarmente assunto, SEMPRE. E se il signore vuole venire a verificare come si fanno i conti senza stipendio fisso e col rischio di impresa, giusto per capire meglio, è il benvenuto. E con questo chiudo.

    • mariotto

      Lasci perdere le associazioni di categoria e spieghi lei ai comuni cittadini cosa le costerebbe una seria e continuativa campagna pubblicitaria nazionale sui media. Non c’è bisogno di un economista, lei i conti li sa fare benissimo da sola. Il personale fisso è coco o a tempo indeterminato? Perchè se è fisso, è fisso anche in piazza, forse pagherà gli straordinari ma a fronte, immagino, di un guadagno superiore ai costi del personale, altrimenti che senso avrebbe?
      Io non ho stipendio fisso e come lei lavoro ma senza dover andare a cercare il significato della parola sul dizionario!
      Non occorre prendersela, cara signora, quando qualcuno dice semplicemente la verità, ed in questo momento più che alle Feste, dal mio punto di vista, bisognerebbe pensare a dare occupazione ai giovani proponendo progetti più qualificanti con prospettive strategiche a lungo termine.
      C’è qualcosa di male in questo?

    • mariotto

      Ringrazio del suggerimento al consumo di zuccheri della signora Marina, precisando che io non sono mai stata interessata alle sue disquisizioni,infatti lei ha risposto alle mie per sua libera scelta, questo vuol dire che ha tempo, sia per leggere, sia per rispondere.
      Purtroppo lei ha meno argomenti.

  • Benedetta

    A mio parere la festa del torrone è molto più che un evento puramente commerciale, in primo luogo perchè durante tutto il periodo della manifestazione vengono organizzate attività culturali e di intrattenimento ( ad esempio spettacoli teatrali e forum a tema), formative (ad esempio corsi, dimostrazioni e sfide di pasticceria) e gastronomiche (ad esempio degustazioni) che coinvolgono non solo i produttori di torrone ma anche e soprattutto i commercianti, i cittadini e i numerosissimi turisti che partecipano ogni anno.
    In secondo luogo, la festa del torrone offre a tantissimi giovani la possibilità di lavorare sia come magazzinieri che come standisti. Io stessa ho lavorato per due anni consecutivi ad uno stand e l’esperienza mi è molto piaciuta.
    Oltretutto vorrei ricordare che le aziende di torrone, sia artigianale che industriale, sono una realtà importante per la città di Cremona e offrono decine di posti di lavoro. Quindi il Comune, sovvenzionando il parte la manifestazione, da visibilità ad un settore importante.
    Vorrei inoltre aggiungere che il torrone è parte integrante della Cultura cremonese e che mi sembra riduttivo paragonarlo a un semplice prodotto da supermercato. L’artigianato del torrone produce prodotti di altissima qualità e comprende aziende che lavoravano con grande professionalità e passione portando avanti una tradizione secolare. Per questo volerlo sminuire mi sembra inopportuno. Spero che al più presto inizino i preparativi per quella che è la Festa più importante di Cremona e che per questo richiede impegno e lavoro a organizzatori, partecipanti e sponsor.
    Saluto “Dolcemente”.

    • mariotto

      Fatico a comprendere cosa ci sia di culturale nelle degustazioni o nelle sfide di pasticceria, e continuo, invece, a focalizzare solo il carattere ludico di un evento commerciale. I “contratti di lavoro” sono circoscritti all’evento, e se l’esperienza può anche risultare piacevole, per chi è al primo lavoro, non risolve la situazione di precariato nella quale si trovano molti lavoratori, ma dopo la festa che si fa? Si sta ad aspettare la prossima?
      Le aziende che producono torrone sono una parte del comparto alimentare della città, e rappresentano solo una percentuale del tessuto produttivo territoriale, inoltre questo settore mercelologico gode del vantaggio di poter assumere manodopera stagionale che è sicuramente una boccata d’ossigeno nei costi fissi di un conto economico aziendale. Le assunzioni a tempo indeterminato però non sono mai equivalenti a quelle stagionali e nemmeno i ritmi di lavoro. Il precariato quindi è molto presente, ed anche se lavorare a singhiozzo di questi tempi aiuta, non è un modello da inseguire.
      Nessuno vuole sminuire il torrone e non è un offesa dire che è un prodotto da supermercato,le aziende che lei ha citato sono già presenti con gli stessi prodotti ed alcuni anche in GDO, dove per essere chiari entrano prodotti con un appeal di mercato molto aggressivo. Anch’io le ricordo che oggi sono le multinazionali a gestire la quota di mercato più importante e che tutto il resto è artigianato, sicuramente di qualità, ma riformulo la domanda quanta manodopera assorbe quest’ultimo e qual’è la sua indidenza sul territorio? Una pasticceria assume la stessa quota di un’azienda? La sua produzione esce oltre i confini con fatturati importanti? Non c’è davvero altro comparto più importante da sostenere ai fini occupazionali?
      In quanto alle origini del prodotto, ormai è noto che sia di provenienza araba, dove viene ancora commercializzato, ed ispanica dove viene prodotto in maniera artiginalissima e con ingredienti tutti spagnoli, essendo la regione Valenciana l’area a maggior concentrazione di mandorli in Europa. Immagino che lo avrà imparato nel suo stage, perchè è molto più importante studiare la concorrenza che fare sfide gastronomiche in propsettiva di trovare lavoro.
      Il torrone spagnolo ha l’equivalente del nostro DOPG, perchè la filiera degli ingredienti è facilmente tracciabile oltre ad essere un prodotto più antico del nostro. Come vede è parte integrante anche di un altra cultura, non è più tanto esclusivo, inoltre alimenta il mercato di altri prodotti del territorio stesso. Questo significa fare business to business.
      Oltre agli altri sponsor, anche Pubbliaeventi ha un ritorno economico con la pubblicità, negli spazi che appaiono sulle testate ed in percentuali sulle sponsorizzazioni di eventi collaterali. Quindi è intuitivo che si tratta di un evento in cui chi guadagna di più non è certo il Comune e nemmeno la cittadinanza ma i commercianti.
      Stia tranquilla che avrà la sua bella festicciola di piazza, purtroppo non c’è di meglio e non ci sono nemmeno alternative all’orizzonte.
      Qui non si va oltre sagre, fiere e circuiti gastronomici, tacabanda, ricchi premi e cotillons. Il mio augurio migliore è di trovare un posto di lavoro prima della prossima edizione.

      • marina

        non mi interessa entrare nel merito della questione “Festa del Torrone”, ma , come operatore del settore alimentare, vorrei precisare che la tracciabilità di filiera è un obbligo di legge europeo per qualsiasi alimento, per cui il torrone spagnolo è tracciato esattamente quanto quello francese o italiano. Che poi le mandorle spagnole siano meglio delle pugliesi o siciliane è un’opinione che si può o meno condividere e comunque, da cremonese, tendo a sostenere il nostro prodotto piuttosto che quello di qualsiasi altra nazione.
        In gni caso, dato che lei sembra avere le idee così chiare riguardo alla gestione dell’evento, le consiglio di partecipare al prossimo bando, così da organizzare la festa a costo zero per il Comune, creare un’attrattiva turistica che duri 365 giorni l’anno per tutti i prossimi anni e porti alla creazione di svariati posti di lavoro a tempo indeterminato.
        buona fortuna.

        • mariotto

          Si fa fatica a spiegare cos’è un business to business a chi non sa di cosa si sta parlando. Nessuno ha mai detto che le mandorle spagnole sono migliori ma che la Spagna ha la maggior concentrazione di mandorli in Europa. Lo rilegga.
          Nessuno ha parlato di miglior qualità ma del fatto che vengono utilizzati prodotti dello stesso territorio, della stessa regione e quindi il prodotto diventa trainante a 360° per l’intera economia locale. Non mi risulta che a Cremona vvenga lo stesso, quindi cambia il valore aggiunto.
          Sostenere il prodotto è giusto ma ci sono modalità e finalità diverse. La tracciabilità non è di tutti.
          Sulla sua conclusione non perdo tempo con chi non ha nemmeno capito la prima parte.

          • marina

            mi scuso per non essere all’altezza delle sue disquisizioni.
            la invito a consumare consumare più zuccheri, va bene anche del torrone spagnolo, forse sarebbe meno caustico.
            con questo chiudo il mio interessamento per lei, per fortuna ho molto lavoro che mi tiene impegnata.

  • Marco

    La festa del torrone e’ un evento molto importante per il territorio cremonese e i suoi cittadini. Ho avuto modo di collaborare durante le ultime manifestazioni.
    Questa “estemporanea manifestazione di prodotti da banco” non e’ usata per farsi pubblicita’ dagli sponsor coinvolti a costo zero. La maggior parte dei costi organizzativi sono infatti coperti da essi. Nel caso concreto poi i contatti con la stampa vengono tenuti dalla societa’ organizzatrice dell’evento, non distraendo cosi’ per tale attivita’ i dipendenti comunali che possono rimanere concentrati sulle loro ordinarie attivita’ concernenti il territorio e i cittadini cremonesi.
    Non credo assolutamente che questa manifestazione serve solo alle aziende produttrici.
    In primis, grazie a vari servizi trasmessi da Rai international lo scorso anno,molte persone anche all’estero hanno avito modo di apprezzare la nostra citta’. Parlando con alcuni italiani residenti negli Usa ho piacevolmente scoperto che hanno conosciuto Cremona(davvero splendida definita) grazie ai vari servizi effettuati durante questo periodo,servizi che riguardavano anche il territorio cremonese in generale,anche se non direttamente deturpato “dall’esposizione fieristica”.
    Il comune non produce entrate.A riguardo:
    – i ragazzi assunti,anche se per pochi giorni,sono tutti cremonesi;
    – le varie attivita’ commerciali (bar,hotel,ristoranti,negozi) come oggettivamente dimostrato registrano incassi elevati durante questi giorni. Ogni attivita’ che lavora ed e’ attiva produce per il Comune anche sottoforma di tasse delle ottime entrate;
    – come detto il comune gratuitamente si fa pubblicita’ anche all’estero grazie ad eventi come questo,di importanza ormai modiale.
    Se il turismo cremonese non decolla, di certo non durante il periodo della Festa del Torrone la cui ultima edizione e’ stata da piu’ parti(Comune compreso) definita l’edizione dei record, la colpa potrebbe essere ricercata nelle modalita’ pronozionali turistiche del Comune e non certo altrove.
    Ogni espositore durante la festa del torrone ha costi molto elevati da sostenere per l’affitto di uno stand: costi che,insieme ai fondi degli sponsor,vanno a coprire tra le altre cose la fornitura elettrica per i giorni della manifestazione.
    Avere attivita’ sul territorio cremonese,come l’azienda citata nell’articolo magistralmente diretta dai fratelli Rivoltini, credo debba essere motivo d’orgoglio per i cittadini cremonesi dato che sono attivita’ che producono posti di lavoro la maggior parte dei quali a tempo indeterminato non solo nella stessa azienda ma anche per tutto l’indotto.
    Auspico che la signora De Bona riesca anche per quest’anno a dar corso alla manifestazione che anima la citta’ nel mese di novembre. Una citta’ che altrimenti rischierebbe di sprofondare ancor di piu’ in un baratro da cui sarebbe difficile uscire,dopo le dolorose scelte e i tagli effettuati alla cultura e al turismo. Cremona e’ una citta’ viva e che vuole vivere. Ben vengano quindi inprenditori come il signor Rivoltini e il signor Santini di Walcor, che con le loro attivita’,fino a proa contraria, portano benessere nelle realta’ dove sono presenti.

    Bellini Marco

    • mariotto

      Molto commovente! Ma quando si finirà di fornire impressioni, opinioni e si farà chiarezza di numeri con volumi d’affari e di ritorni economici per la città?
      Lei ha appena detto la stessa cosa: se a Cremona il turismo non decolla non è colpa della festa del Torrone….ma allora a cosa serve e perchè sostenerla se produce un afflusso temporale limitato? Un veste meno spettacolare e meno ludica, strategicamente ben progettata, darebbe garanzie di continuità diverse. Non è Il Comune che deve farlo ma gli organizzatori dell’evento, il Comune semmai dovrebbe selezionare eventi efficaci e pretendere di più, ma questo è altro problema.
      Stendiamo un pietoso velo sugli uffici stampa a Cremona e per Cremona, e poi non mi dica che Rai International è una testata di quelle che servono per decollare sul piano turistico commerciale, dopo 16 anni!
      Se fosse un evento dagli effetti così dirompenti per la città, i risultati sarebbero diversi sotto tutti gli aspetti, ma se dopo tanti anni solo ora si parla di record….per un pugno di camper…Sapesse quante volte abbiamo assistito ad inutili bagni di folla e a quanti ahimè ne assisteremo!!
      Questo evento così com’è pensato, articolato ed organizzato è una piccola macchina di soldi improduttiva per il tessuto territoriale e non dà occupazione nel medio-lungo termine, è un dato di fatto innegabile.
      Il Comune sostiene dei costi e la cittadinanza del centro viene disturbata, così come il mercato rionale ma i benefici vanno solo ai commercianti e ai produttori del settore.
      Rivoltini e Santini sono imprenditori e come tali perseguono profitto, questa è la logica d’impresa, pertanto sostengono un evento che dà loro in termini di investimento una grande visibilità verso i consumatori a fronte di un modestissimo investimento.
      Il business to business è ben altro da questo, non si contesta l’evento, ma la strategia impiegata, sempre che ci sia, che non crea questo rapporto di reciprocità nella misura dovuta a fronte degli impegni bilaterali fra pubblico e privato.
      Non credo che Debona si metta trasversalmente, l’ha già dichiarato e non mi pare che il Comune abbia un asso nella manica per cambiare la consuetudine.
      Ma qualcuno è stanco di vedere che la piazza viene usati per spettacoli circensi a solo scopo di lucro.

  • Matco

    Provo molto rammirico nel vedere che un articolo su di un pezzo di storia della nostra citta’ (lo so e’ storia gastronomica ma sono superficiale che ci volete fare?) diventi il pretesto per gonfiare il petto e inscenare un piccolo balletto sciorinando definizioni economiche, quasi fossimo in conquista di quel bel passerotto nel periodo degli amori.
    Sono convinto che non c’pi sia peggior sordo di chi non voglio sentire e peggior ingnorante di chi si creda intelligente pur non essendolo. Fortunamente, o forse sfortunamente, dall’alto dei miei 25 anni ho sempre avuto la convinzione che tutto debba essere dimostrato e non si possa parlare a “vanvara”, scadendo a volte nel ridicolo.
    Ho provato a rimanere fuori da queste criticabili ed ostinate prese di posizione, ma alla fine mi vedo costretto a fare alcune precisazioni.
    La questione, cosi’ come inizialmente sollevata, della tracciabilita’ dei prodotti e’ una cavolata pazzesca al pari, non me ne vogliate ma sapete sono superficiale, della corazzata Potemkin. Oltre ad essere direttamente la Ce che lo impone con il Reg. 178 del 2002, qualcuno rimarebbe sorpreso nello scoprire che il torrone cremonese si comporta proprio come il famoso e tanto amato da qualcuno, torrone spagnolo. Invito quindi la signorina mariotto a documentarsi ad esempio sulla derivazione dei prodotti utilizzati dall’azienda artigianale Rivoltini di Vescovato. Rimarra’ colpita nello scoprire che mandorle, albume e miele sono italiani.
    Riguardo alla quaestio cultura. Non volendo addentrarmi in discorsi filosofici e noiosi su cosa essa sia, mi pongo ad alta voce una domanda:Cosa c’e’ di piu’ che la cultura del lavoro?Quella cultura che da secoli ormai traina con i propri superficiali abitanti tutto il nord italia?
    Sul fatto che la cittadinanza non ne guadagni da feste come queste, oltre a rimanere alquanto perplesso, ho gia’ espresso la mia visione in precedenza.
    Concludendo mi piace constatare che le uniche persone che hanno avuto la correttezza di sottoscrivere le loro opinioni non celandosi dietro fantomatici alias siamo io e la signora De Bona.

    Bellini Marco

    • MARIOTTO

      Gli ingredienti del suo intervento sono altrettanto tracciabili come la sua educazione? Complimenti, e tutto quello che riesce a dimostrare? Io non l’ho mai offesa al contrario di quanto ha fatto lei, e questo qualifica la sua preparazione professionale e culturale che, finora, non ha prodotto alcuna argomentazione se non insulti e volgarità.
      Ripeto ancora una volta, ed è l’ultima, nessuno critica la produzione del torrone cremonese, nemmeno quella della ditta Rivoltini, il business to business significa che gli ingredienti non solo vengono dallo stesso paese ma dalla stessa area di produzione del torrone con un maggior impatto sull’economia locale e sul valore aggiunto !!!!!!!!!!!!
      In quanto all’economia sciorinata o presunta tale, nessuno ha ancora risposto ai quesiti mirati e chiari ed in relazione alla Festa non ho cambiato idea e continuo a pensare che sia un evento commerciale con scarsi benefici di ritorno economico per l’intera cittadinanza.
      Nel momento attuale, gli investimenti delle Ammninistrazioni dovrebbero essere più oculati, dando priorità assoluta a quei targets che soffrono la povertà e che il torrone, italiano o spagnolo che sia, non se lo possono permettere. Fuori dalla sua Potemkin, c’è il 40% di disoccupazione giovanile e famiglie intere in cassa integrazione senza stipendio da mesi, con figli a carico. Non si vergogna a fare del basso umorismo?
      Io non posso lamentarmi della mia condizione ma mi preoccupo degli altri, per questo vorrei che venissero approvati progetti con finalità diverse capaci di richiamare investitori. La vostra Festa non lo fa e resta una festa puramente commerciale fino a quando invece di offendere lei non proverà il contrario.
      Poco importa la vostra strategia denigratoria, io non ho crisi di identità e la vostra mobilitazione di massa evidenzia delle fragilità e delle incrinature.
      La scelta delle Amministrazione ha un peso globale e non è accettabile che alcuni membri della comunità le riprendano in questo modo. Nulla è dovuto a pochi privilegiati, solo perchè viene chiesto, è contro tutti i pricipi di democrazia. Putroppo si assiste troppo spesso che ciò avviene, e se non lo ha ancora capito, perchè sta dall’altra parte della barricata, la gente si è stancata di sopportarlo.
      Anch’io di parlare con chi se ne fotte dei problemi altrui!

  • Giorgio

    Le hostess/cassiere che hanno lavorato alla Festa del Torrone lo scorso anno hanno guadagnato (solo in quel week end) più di quanto prendono mensilmente i dipendenti della (ex) società organizzatrice. Evidentemente la nostra Cremona non è l’unica a non guadagnarci nulla dalla manifestazione, o forse lavorare stagionalmente conviene davvero?