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Maxi truffa ad aziende di mezza Italia, quattro a processo

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In quattro sono accusati di associazione per delinquere e truffa per aver commesso una serie di raggiri nel settore edile. I fatti contestati risalgono al periodo che va dal novembre del 2005 all’ottobre del 2006. Davanti al collegio  presieduto dal giudice Pierpaolo Beluzzi ci sono Domenico Currà, 40 anni, di Vibo Valentia, difeso dall’avvocato Angelo Spasari; Giuseppe Fogliaro, 54 anni, di Mileto, in provincia di Vibo Valentia, e i suoi due figli Francesco, 32 anni, nato a Crema, ed Enzo Pietro, 29 anni, nato a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria. Questi ultimi sono difesi dall’avvocato Marilena Gigliotti.

Secondo la procura, i quattro si sarebbero associati tra loro “allo scopo di commettere una pluralità di truffe nel settore edile”. In particolare Currà è accusato di aver promosso l’associazione a delinquere in qualità di titolare della ditta Edil Cer di Castelleone che si occupava della compravendita di materiali edili. Per l’accusa, Currà si sarebbe avvalso della “stabile collaborazione” dei Fogliaro, che avrebbero mantenuto i contatti con  i fornitori ed occultato la merce.

Nel mirino, aziende di mezza Italia. 24 le persone offese, tutte rappresentanti di ditte che sarebbero state truffate dagli imputati. Nessuno si è costituito parte civile.

I quattro avrebbero carpito la fiducia delle ditte fornitrici, ed agendo in nome e per conto della Edil Cer si sarebbero procurati un profitto di 435.820 euro, acquistando dalle società ingenti quantitativi di beni che erano stati stoccati in un deposito nel cremonese di proprietà della Edil Cer per poi essere trasferiti in un magazzino di Soresina per impedirne il recupero, pagando la merce con assegni bancari e ricevute bancarie risultati inesigibili.

24, dunque, le aziende che sarebbero state prese di mira dagli imputati: una ditta di Alzo e una di Gozzano, entrambe in provincia di Novara, una di Sant’Eusanio del Sangro, in provincia di Chieti, e altre di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, di Monza, Rovigo, Lallio, in provincia di Bergamo, Vescovato, Ruffano, in provincia di Lecce, Oleggio Castello e San Maurizio D’Opaglio, entrambe in provincia di Novara, Recanati, in provincia di Macerata, Casalfiumanese, in provincia di Bologna, Civita Castellana, in provincia di Viterbo, Milano, Spezzano, Sassuolo e Fiorano, le ultime tre in provincia di Modena, Flero, nel bresciano, Castiglione delle Stiviere, nel mantovano, San Nicolò a Tordino, in provincia di Teramo, Quarto d’Altino, in provincia di Venezia, Corbetta, nel Milanese, Impruneta, in provincia di Firenze e Castel Bolognese, in provincia di Ravenna.

Per quanto riguarda le merci, si parla di articoli di rubinetteria, materiale igienico sanitario, materiale ceramico, climatizzatori, una piscina, ordinata a Vescovato dell’importo di 2.650 euro, box doccia completi di idromassaggio e vasche da bagno, cucine componibili, mobili per bagno, materiale termotecnico e materiale edile, in particolare cotto fiorentino.

“Non c’è una ditta che si sia costituita parte civile”, ha commentato l’avvocato Marilena Gigliotti, che difende la famiglia Fogliaro. “Nel capo di imputazione, inoltre, non si parla delle condotte specifiche che avrebbero avuto gli imputati. Non ci sono né intercettazioni telefoniche, né informative”. “Agli atti”, ha concluso il legale della difesa, “c’è l’avvenuta  restituzione della merce, e l’entità del danno non ne tiene conto”. L’avvocato ha anche sottolineato il fatto che “solo Enzo Pietro Fogliaro ha avuto un rapporto di collaborazione con Domenico Currà. Il padre e l’altro figlio, al contrario, non hanno mai avuto a che fare con lui”.

Si torna in aula il prossimo primo ottobre con le prime testimonianze dei carabinieri che avevano seguito le indagini. Non si esclude che alcuni testimoni che dovranno essere sentiti, soprattutto coloro che risiedono lontano da Cremona, vengano sentiti in collegamento online.

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