Caldo tropicale e consumi in calo: soffre il comparto caseario
Il caldo persistente mette a rischio margini e consumi delle eccellenze casearie italiane
Il pregiato Parmigiano Reggiano italiano sta risentendo delle temperature estreme che fanno lievitare i costi di refrigerazione e mettono sotto pressione la produzione di latte.
L’industria casearia si affida a magazzini a temperatura controllata per la stagionatura di milioni di forme, spesso utilizzate anche come garanzia per i prestiti bancari. Ma con l’intensificarsi delle ondate di calore, mantenere i formaggi alla giusta temperatura sta diventando una sfida sempre più costosa. Ne parliamo con Antonio Auricchio, Presidente Auricchio Spa e Afidop.
“Questo maledetto caldo tropicale che ormai ci perseguita da circa tre mesi e mezzo sta cambiando completamente tutto nel nostro mondo e anche nel mondo lattiero caseario”.
Le alte temperature stanno facendo aumentare sensibilmente i costi di gestione dei magazzini dove vengono conservati e stagionati i principali formaggi italiani.
“Si parla dei magazzini – ha continuato il presidente Auricchio. È evidente che il formaggio rimane nei magazzini e i magazzini costano sempre di più perché queste temperature pazzesche fanno in modo che, dovendo stare il formaggio a determinate temperature, ci sia un costo superiore che era prevedibile, ma non così”.
Impianti di raffreddamento sempre più sollecitati e consumi energetici in costante crescita. Una situazione che preoccupa il settore
“Soprattutto il fatto che mi preoccupa di più è il clima. Continua questo caldo, non smette. È un caldo che continua a esserci sempre più forte, sempre più umido, sempre più terribile”.
A pesare sui bilanci non sono soltanto i costi dell’energia. Le ondate di calore aumentano anche il rischio di guasti e interruzioni nei sistemi di conservazione.
“Io sono preoccupato dei costi della stagionatura dei formaggi, dal Parmigiano al Grana Padano, al Provolone, a tutti gli altri generi di formaggio, anche il Pecorino Romano. Sono costi che continuano a lievitare ogni giorno sempre di più”.
“Con queste temperature altissime salta l’energia e quindi è capitato più volte di vedere alcuni magazzini che hanno avuto problematiche di rottura dell’impianto, con preoccupazioni molto grosse per la salvaguardia del formaggio”.
Ma l’impatto del caldo non riguarda soltanto la produzione e la conservazione. A cambiare sono anche le abitudini di acquisto e consumo degli italiani.
“Io sono molto più preoccupato del non consumo. Questo caldo africano, caldo torrido e umido, fa in modo che tutti i nostri consumatori consumino molto meno, soprattutto i formaggi stagionati”.
Con temperature record, sulle tavole prevalgono frutta, bevande fresche e alimenti più leggeri. Tengono i formaggi freschi, mentre rallenta la domanda dei prodotti stagionati.
“Soprattutto il gorgonzola, soprattutto il provolone, anche il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano – chiosa il presidente Auricchio. È vero che la mozzarella non sta andando male, qualche formaggio fresco non sta andando male, ma oggi questo enorme caldo fa in modo che la gente non ha fame, beve molto, mangia giustamente molta frutta a scapito del settore lattiero caseario”.