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Senza telecamere, via Palestro 'galleria' a cielo aperto di scritte sui muri

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Passeggiare in via Palestro ad agosto è una desolazione. La via è deserta, e questo è ovvio visto che le scuole sono chiuse e gli studenti sono in vacanza. Ma ciò che lascia più perplessi sono le scritte sui muri. Da via Ugolani Dati a viale Trento Trieste, via Palestro sembra una galleria a cielo aperto di scarabocchi e dediche sulle pareti. Ce ne sono sul fianco del palazzo cinquecentesco Affaitati, addirittura cancellate e poi sovrapposte. Il fronte della scuola ‘Sofonisba Anguissola’ è intatto, ridipinto di verde chiaro, ma il fianco in via Oberdan è impressionante. Più in là, chi deve entrare al Pacle lo fa tra un ‘Roby Ti amo’ sulla destra e un ‘Il sangue del presidente è il mio pane’ sulla sinistra. ‘Qui era la casa di Leonida Bissolati’, si legge su una targa del Ghisleri. E sotto ‘Gelmini trema’. Presi di mira non solo le scuole, anche alcuni palazzi privati che si affacciano sulla via. Qualcuno ha provveduto a cancellare un ‘Buongiorno principessa’ ma la vecchia scritta (sbiadita) si vede ancora. Più avanti, la via si conclude tra un ‘No Tav’ scritto sulla scuola elementare e un ‘Il miglior governo è quello che governa meno’ sul complesso di Geometri. Alla luce della situazione, torna caldissimo il tema del decoro e quello del controllo soprattutto. Nel deserto della via, tanti segni, ma nessuna telecamera di sorveglianza, strumento questo che potrebbe sicuramente far demordere qualche vandalo dall’esprimere i propri pensieri o dall’apporre la propria firma sui muri di edifici pubblici e privati.

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