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Cerimonia 8 settembre con le autorità in Cortile Federico II

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Foto Sessa

In mattinata la celebrazione dell’8 settembre, giorno dell’armistizio annunciato dal generale Badoglio e dell’inizio ufficiale della Resistenza contro il nazifascismo. L’Amministrazione Comunale, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, l’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani e l’Associazione Nazionale Divisione Acqui hanno organizzato una cerimonia commemorativa, iniziata alle 11,45 in Cortile Federico II, dove è stata deposta una corona di alloro davanti alla lapide che ricorda i Caduti della Resistenza ed i Martiri di Cefalonia. Prima della cerimonia in Cortile Federico II, al Civico Cimitero, alle 10,45, un momento di riflessione è stato promosso dall’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani.

In Cortile Federico II, davanti alle massime autorità civili e militari, ha preso la parola il sindaco Oreste Perri. E’ stato suonato quindi il silenzio al quale ha fatto seguito la deposizione della corona di alloro mentre l’omaggio è stato reso dal sindaco, dal presidente della Provincia Massimiliano Salini, dal prefetto Paola Picciafuochi e dal consigliere regionale Carlo Malvezzi.

Il valore dell’8 settembre è stato evidenziato poi da un rappresentante dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui, dell’Associazionae Nazionale Partigiani e dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Alla cerimonia ha assistito uno degli ultimi testimoni di quel tragico periodo, il prof. Mario Coppetti.

L’INTERVENTO COMPLETO DEL SINDACO

Autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni combattentistiche, partigiane e dell’Associazione Divisione Acqui,

ci troviamo qui, di fronte alla lapide che ricorda i Caduti della Resistenza ed i Martiri di Cefalonia, a 70 esatti anni dall’8 settembre 1943, quando venne annunciato alla Nazione, attraverso un radiomessaggio, dal Capo del Governo, Pietro Badoglio, l’armistizio firmato il 3 settembre di quell’anno. L’8 settembre 1943 sancì il crollo nella sconfitta e nella resa di qual disegno di guerra che aveva legate l’Italia alla Germania nazifascista. Segnò uno dei momenti più difficili della nostra storia nazionale unitaria, ma rappresentò anche una delle prove più grandi della forza vitale della nostra patria.

Le immediate conseguenze furono dirompenti e drammatiche. Confusione e sbandamenti imperversarono tra le forze armate italiane lasciate senza una direttiva ed un comando.

Oltre 600.000 militari italiani, tra soldati, sottufficiali ed ufficiali, vennero catturati, rastrellati e deportati in Germania non avendo accettato di arrendersi ed avendo rifiutato di combattere a fianco dell’esercito tedesco.

Tragico fu l’annientamento della gloriosa Divisione Acqui, sull’isola di Cefalonia, dove il 13 settembre si ebbe il primo scontro tra gli italiani e le truppe tedesche.

Intanto, in ogni parte d’Italia, moltissimi civili cominciarono a darsi alla macchia dando vita alle formazioni partigiane.

La storia della Resistenza è stata dunque segnata, in un primo momento, dall’azione dei militari, animati dal senso del dovere, della fedeltà e della dignità, compresi quelli deportati nei campi tedeschi, avendo rifiutato l’adesione alla Repubblica di Salò.

In seguito, fu accompagnata dalla strenua e impavida volontà di riscatto e dalla speranza di libertà e giustizia che condussero tanti uomini e tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane, a costo anche del sacrificio della vita.

Anche a Cremona, dopo la proclamazione dell’armistizio, i soldati tedeschi trovarono una tenacissima resistenza e poterono occupare la città solo dopo aspri combattimenti e spargimento di sangue.

Ne sono testimonianza i tanti cippi, i monumenti, le lapidi che ricordano i caduti di quei giorni sono numerosi sia nella nostra città sia nel territorio provinciale, ma ricevono troppe volte il nostro sguardo frettoloso o addirittura noncurante.

Vorrei ricordare Angelo Digiuni, cavaliere della Repubblica e Medaglia d’Onore, recentemente scomparso, che ha portato con sé, per tutta la vita, il ricordo della deportazione, quando, neanche ventenne, finì in un campo di lavoro come prigioniero di guerra. Degli internati ha rappresentato la memoria, accumulando anche documenti e materiale informativo. Dopo l’8 settembre, a Udine, fu fatto prigioniero e da lì cominciavano i suoi ricordi più profondi. Figlio di contadini salariati, è stato uno degli oltre 500mila italiani “schiavi di Hitler”, costretti a lavorare per l’industria nazista durante l’ultima guerra. Invito coloro che non l’avessero ancora fatto, a leggere i ricordi della sua prigionia: nonostante le tante sofferenze e privazioni subite, non hai infatti mai perso la voglia di vivere, la speranza di tornare libero e di condurre una vita degna di tale nome.

La Repubblica italiana nasce proprio da una volontà di pacificazione fra tutti gli italiani. Proprio per questo essa si fonda sui principi irrinunciabili di libertà, di democrazia, di giustizia e di rifiuto di ogni forma di totalitarismo.

Condividiamo ora l’impegno di fare memoria di un passato tragico perché da tutti noi sia sempre sostenuto il ripudio della cultura della guerra, dell’odio fratricida, e perché ci impegniamo ad educare i nostri giovani al senso di corresponsabilità nella costruzione della pace, della giustizia e del bene comune. La pace che va difesa ogni giorno. Mi auguro che sia sempre tenuto ben presente l’invito di Papa Francesco, che proprio ieri, durante la veglia in piazza San Pietro, ha invitato tutti gli uomini alla costruzione della pace.

Viva la libertà, viva la democrazia, viva l’Italia, viva Cremona!

GALLERIA IMMAGINI: FOTO FRANCESCO SESSA


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