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Tumore al seno, test genomico può evitare 30% delle chemio

ospedale

foto Sessa

Cremona e Brescia sono tra le province con il maggior numero di nuovi casi di tumore al seno (550 ogni anno in provincia di Cremona), ma negli ultimi 10 anni anche qui, come registra la letteratura internazionale, si registra una diminuzione della mortalità di circa il 10%. Inquinamento, condizioni meteo, alto tenore di vita e quindi alimentazione ricca di grassi animali, sono tra le cause dei questa alta incidenza, ma ancora una volta, sulle ragioni del tristissimo record cremonese, i medici alzano bandiera bianca. E’ successo anche questa mattina a palazzo Trecchi, per la presentazione del nuovo test genomico che consente di individuare, tra le donne operate, quelle per le quali la chemioterapia avrà maggiori possibilità di essere efficace, test che viene già proposto presso la Breast Unit dell’Ospedale di Cremona, oltre che agli Spedali Civili di Brescia. Il primario  Alberto Bottini, assieme ai colleghi Edda Simoncini, Roberto Farfaglia, Alfredo Berruti, hanno anticipato sabato mattina a Palazzo Trecchi alcuni dei contenuti che verranno trattati nel quinto simposio internazionale “Primary systemic treatment in the management of operable breast cancer” che entrerà nel vivo domani, 6 ottobre.

Il simposio, organizzato dall’azienda Istituti ospedalieri di Cremona, unità operativa di Patologia Mammaria, in collaborazione con gli  “Spedali Civili” di Brescia ed il supporto dell’Università di Brescia, vede la partecipazione di grandi nomi della medicina internazionale. Un’ importanza testimoniata anche dalla partecipazione dell‘Asco, l’associazione di oncologia clinica americana che interviene attraverso il suo presidente, Cliff Hudis, il quale parlerà dello stato dell’arte della terapia neoadiuvante del tumore mammario ponendo in risalto i nuovi farmaci approvati dal FDA (Food and Drug Administration) e presto disponibili anche in Italia.

Momento importante della due giorni di studi sarà la presentazione del nuovo test genomico finalizzato a stabilire il reale beneficio di una chemioterapia e le probabilità recidivanti della patologia. “In Italia – spiega Alberto Bottini – il carcinoma mammario è una malattia di forte rilevanza clinico-sanitaria. Si tratta, infatti, del tumore più frequente nel sesso femminile: ogni anno sono oltre 42.000 i nuovi casi e oltre 12.000 i decessi. Il tumore alla mammella colpisce nel nostro Paese circa una donna su 13. Nella Provincia di Cremona vi sono ogni anno 550 nuovi casi. Con questi numeri, ricerca, aggiornamento continuo e confronto tra specialisti di alto livello è d’obbligo. Le pazienti prese in carico dalla nostra Unità Operativa sono circa 350  e in media, ogni anno, si registrano 70 nuovi casi di tumore metastatico”. Un dato significativo e soprattutto rassicurante riguarda la percentuale di guarigione che riguarda l’85- 90% dei casi.

Oltre il 20% dei circa 1500 nuovi casi di tumore al seno da cui sono colpite ogni anno le donne di Cremona e Brescia, è cosiddetto “ormonodipendente”, più complesso da curare per le incertezze terapeutiche che pone. Il test, che viene effettuato senza ulteriori prelievi di tessuti in quanto può avvenire anche a distanza di mesi dalla prima biopsia o dall’intervento chirurgico, consente all’oncologo di capire se è possibile evitare la chemioterapia adiuvante in aggiunta alla terapia ormonale, risparmiando così gli effetti collaterali della chemio. Il test non viene nemmeno proposto in quei casi in cui  l’esame istologico evidenzia l’assoluta necessità della chemio. Ma c’è una zona “grigia” (a Cremona circa il 65% dei casi) nella quale la spesso devastante e costosa chemio potrebbe essere evitata, consentendo ai clinici di mutare la scelta terapeutica nel 30% dei casi. L’importante è che venga eseguito prima di intraprendere qualsiasi terapia post operatoria. All’ospedale di Cremona il test  è stato finora eseguito su una settantina di casi all’anno, ma i medici sono convinti che possa essere significativamente esteso. Il costo (3mila euro) potrebbe in prospettiva essere coperto da un fondo da costituirsi presso le singole strutture, ma al momento è a completo carico delle pazienti. Il che rappresenta un ostacolo non da poco alla sua diffusione.

g.b.

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