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Non diffamò il consigliere, Mirando Verona assolto in appello

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“Sono a posto con la coscienza perché ho fatto il mio dovere, farei ancora la stessa cosa”. Lo ha detto Mirando Verona, 77 anni, ex presidente della canottieri Flora, al  giudice Pierpaolo Beluzzi che prima di ritirarsi per la sentenza ha caldeggiato un accordo tra le parti. Nulla di fatto. Poi, dopo quasi due ore di camera di consiglio, alle 17,30 è arrivata la sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”. Totalmente riformata in appello, dunque, la decisione del giudice di pace Luciano de Vita che il 31 gennaio del 2013 aveva condannato Verona per il reato di diffamazione nei confronti del consigliere Maurizio Bonioli, accusato di non aver ben ricoperto il proprio ruolo, di aver organizzato manifestazioni ludiche non autorizzate e di non aver fornito giustificazione delle spese sostenute e dei relativi ricavi. L’ex presidente era stato condannato ad una pena pecuniaria di 250 euro (pena indultata) e al risarcimento di 500 euro alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Michele Tolomini.

Per la procura, Verona, durante alcuni consigli della società, aveva offeso la reputazione del consigliere Bonioli. Sotto accusa c’erano le frasi pronunciate in occasione del consiglio del 14 novembre 2005, quando l’ex presidente aveva accusato il consigliere, in quel momento assente, di essersi intascato il denaro delle lotterie. “Nessuno ha detto delle lotterie, che guadagnava e si teneva i soldi in tasca e non diceva niente a nessuno. Io chiedo formalmente al consiglio di sollevare dall’incarico Bonioli dal tempo libero perché è un emerito incapace, un egocentrico, vuole fare quello che ne ha voglia. Lui vuole fare tutto sempre per conto suo. Quello lì è una bestia che non la correggerete mai più”. Per l’accusa, Verona aveva continuato ad offendere la reputazione del consigliere, all’epoca responsabile delle attività ricreative e culturali, nel novembre del 2006, mettendo a disposizione dei soci un dossier denominato “raccolta dei documenti relativi alla vicenda Bonioli”, contenente le seguenti espressioni: “il Bonioli ha organizzato tre lotterie illegali. Persona miserabile tale da dover ricorrere a questi mezzucci per sbarcare il lunario. E’ un incapace a cui sono stanco di fare il baglio asciutto”. Altre frasi offensive, Verona le aveva pronunciate nel consiglio della società del 20 febbraio del 2006, definendo Bonioli “un’ineluttabile calamità naturale dalla quale bisogna reagire e prendere le distanze al fine di salvaguardare il buon nome della società”.

“Non ho mai offeso nessuno”, si era difeso Verona davanti al giudice di pace. “Ho solo indagato sull’operato di Bonioli per iniziative non affrontate dal consiglio che hanno danneggiato l’associazione”.

“Per le censure mosse da Verona, però”, come ha sottolineato l’avvocato di parte civile Michele Tolomini, “non sono mai stati presi provvedimenti formali a carico di Bonioli”.

Da parte sua, l’avvocato della difesa Fabio Galli ha detto che “le frasi pronunciate da Verona devono essere contestualizzate. Bonioli ha compiuto operazioni arbitrarie di spesa senza il consenso del consiglio”. Nell’atto di appello, il difensore ha ricordato che “nel consiglio del 27 aprile del 2005 si deliberava di concedere il campo da calcio alla Cremonese per la partita amichevole contro il Fiorenzuola”. “Il Bonioli, di sua iniziativa”, scrive il legale, “spendeva 120 euro per targhe personalizzate, 201,25 euro per offrire un pranzo e 115,40 euro per un rinfresco. Totale: 436,65 euro, ben oltre la quota sociale annua di gestione, per una manifestazione che non andava a beneficio dei soci e senza autorizzazione del consiglio direttivo”. Il legale, che ha parlato di “manipolazione della realtà delle cose operata dalla parte civile”, ha ricordato che al termine della seduta del consiglio del 20 febbraio del 2006 si decideva, con sette voti favorevoli e uno contrario, di revocare l’incarico del settore attività ricreative e tempo libero a Bonioli”. L’avvocato Galli ha poi parlato della gestione delle “cosiddette lotterie”: “il revisore dei conti ha preso in esame il problema, ma non ha potuto dir nulla perché il ricavato delle lotterie non è mai entrato nelle casse del Flora. Essendo il mio cliente presidente del consiglio direttivo di una società che conta circa 4.000 soci, ha contestato questa procedura e ha aperto un’istruttoria interna”. “Le frasi di Verona”, ha continuato il legale, “sono state estrapolate da contesti ben più ampi, e pronunciate in consigli direttivi. Non si è sparlato di Bonioli al bar, tanto che il consiglio ha deciso di sospendere il consigliere. Verona non ha gratuitamente attaccato Bonioli senza motivo, e in un ben determinato contesto. Non c’è alcun elemento psicologico del reato”.

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