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Chiama all'estero con telefono della scuola Pena ridotta in appello

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L'avvocato Veropalumbo

Da quattordici mesi a due mesi di reclusione. E’ stata parzialmente riformata in appello, con una diminuzione della pena di primo grado, la sentenza di condanna a sedici mesi di reclusione (pena sospesa) inflitta nel maggio del 2012 dai giudici del tribunale di Cremona nei confronti di Salvatore Baldo, 48 anni, calabrese, incensurato, ex impiegato dell’istituto Ala Ponzone Cimino. L’uomo era accusato di peculato per aver chiamato dall’ufficio della scuola una donna in Romania, telefonate che erano costate all’amministrazione provinciale, intestataria delle bollette, oltre 200 euro. I magistrati della corte d’appello hanno derubricato il reato da peculato al meno grave peculato d’uso, riducendo così la condanna a due mesi. L’imputato era difeso dall’avvocato Antonio Veropalumbo.

“L’uso del telefono d’ufficio da parte di un dipendente della pubblica amministrazione non configura sempre e comunque il reato di peculato”. Lo scrive il legale nell’atto d’appello. “La norma penale presuppone che le cose oggetto di peculato abbiano un valore economico per cui il reato non sussiste nel caso in cui non solo ne siano prive, ma anche dove abbiano valore di modesta entità da non arrecare alcuna lesione all’integrità patrimoniale della pubblica amministrazione”. “Nel caso di specie”, si legge, “il tribunale in sentenza esclude l’inoffensività della condotta dell’imputato per modestia del danno, per poi smentirsi laddove afferma che va applicata la pena minima per la modestia del fatto e del danno. Quindi il reato contestato non sussiste”.

L’oggetto del procedimento erano due bollette telefoniche che alla voce “chiamate internazionali” riportavano in un caso il costo di 157,23, nell’altro di 71,90 euro. L’indagine era partita in seguito alla denuncia presentata in questura nel gennaio del 2007 dal preside Pietro Bellisario, il quale, venuto a conoscenza delle bollette, si era insospettito davanti ai prefissi della Romania, visto che la scuola non aveva alcun rapporto con quel paese. Nella testimonianza resa nel processo di primo grado, l’ispettore superiore Giuseppe Coppolino, della questura di Cremona, aveva raccontato che grazie ad un apparecchio fatto installare tempo prima dalla scuola sulla centralina era stato possibile individuare i numeri degli uffici dai quali erano partite le telefonate in Romania: erano gli interni 411 e 446. Il primo era quello dell’ufficio didattica dove lavoravano Baldo e un collega, mentre il secondo era quello dell’ufficio del personale dove c’erano due impiegate. Esaminate le presenze giornaliere di Baldo a scuola si era scoperto che i giorni in cui era in ufficio coincidevano con quelli delle telefonate internazionali. Con l’acquisizione della scheda sim del telefonino privato dell’imputato era emerso che molte telefonate in entrata e in uscita venivano fatte allo stesso numero della Romania.

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