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Province appese a un filo Entro gennaio la loro sorte

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Il voto del Senato previsto entro gennaio, sarà determinante per capire se la riforma proposta dal ministro del Rio sull’abolizione delle Province, passata alla Camera appena prima di Natale, andrà in porto oppure no. Appena prima di quel voto, un’assemblea dei dipendenti promossa a Cremona dai sindacati Cgil Cisl e Uil aveva veicolato la quasi certezza di un imminente commissariamento, addiritttura dal 1 gennaio. Notizia subito corretta dal presidente del Consiglio provinciale Carlo Alberto Ghidotti: il voto positivo della Camera al Disegno di Legge sulle province e le città metropolitane, non cambia al momento la vita delle Province, che proseguiranno fino alla naturale scadenza di mandato. Il testo dovrà essere approvato dal Senato prima di diventare legge e non è scontato che lì la maggioranza ci sia.

Nel caso di conferma di quanto contenuto nel disegno di legge Del Rio, al termine mandato le amministrazioni uscenti non saranno più rinnovate e al posto delle giunte e dei consigli subentrerà una gestione commissariale.  I presidenti uscenti sono i candidati numero uno per il mandato di commissario, e lo stesso Massimiliano Salini, in carica al 2009 a Cremona, potrebbe essere il successore di se stesso. Ma Salini, che non si è mai speso più di tanto nel difendere il ruolo delle Province nell’architettura dello Stato, potrebbe essere tentato anche dalla partita elettorale. In attesa di conoscere le sorti del governo Letta e quindi l’eventualità di elezioni politiche a maggio, e’ certa la competizione per le Europee. Partita però complicata per chiunque voglia candidarsi, visto che la circoscrizione elettorale di cui fa parte la Lombardia comprende anche Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta. Ardua la scalata al parlamento europeo, anche per chi può contare sul sempre ampio bacino di voti legati a Cl.

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