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A scuola in bicicletta: naufragato il progetto colpa anche della rete ciclabile

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E’ scomparso il Bicibus dalle scuole cittadine, una sconfitta per una città che vanta un traffico di circa 9000 ciclisti (stando ai periodici censimenti) quando il meteo lo consente. Eppure, nonostante siano in tanti ad usare le due ruote per spostarsi da una parte all’altra, non è riuscito a decollare il progetto varato nella primavera 2011 da assessorato Politiche Educative del Comune e Fiab e provato in via sperimentale dagli alunni della scuola elementare Monteverdi. “Si fa una fatica incredibile ad entrare nelle scuole”, afferma il presidente della Fiab cremonese, Piercarlo Bertolotti, che è anche uno dei curatori del progetto sulla Mobilità sostenibile portato avanti da Fiab Lombardia e Regione. “I genitori hanno paura a mandare i figli in bicicletta, anche per le carenze della rete di piste ciclabili cittadine”. Quali scuole primarie possono dirsi al sicuro? Forse solo la Monteverdi di via Oglio e viale Po, selezionata infatti per la sperimentazione del 2011, durata appena un paio di mesi, da metà maggio a inizio giugno e poi alla ripresa di settembre. Il tentativo di riproporla la primavera successiva è fallito per carenza di iscrizioni, come conferma anche Stefania Reali, curatrice dei Piedibus e di molti altri progetti per le Politiche Educative del Comune. Altre scuole insistono su strade tutt’altro che tranquille, come la Manzoni di via Decia, dove non c’è nemmeno il limite di velocità a 30 km/h che invece, ad esempio, è stato imposto con scarso rispetto lungo corso Vittorio Emanuele. Piste ciclabili che invece esistono nel primo tratto di viale Trento e Trieste, all’intersezione con via Palestro, dove si trova l’omonima scuola, ma nemmeno qui il Bicibus ha avuto fortuna; come pure alla primaria Capra Plasio, inserita in una ztl che in effetti esiste solo sulla carta e perdipiù intasata di auto negli orari di entrata e uscita. Altri plessi scolastici sono raggiunti da piste ciclabili, ad esempio la Bianca Maria Visconti o la Stradivari, ma anche in questi casi con troppi margini di insicurezza tra un tratto e l’altro della rete.

Le responsabilità del naufragio di questo progetto, che dovrebbe spiccare in un programma di mobilità sostenibile, vanno probabilmente spalmate tra più attori: dirigenze scolastiche spesso troppo rigide nell’affrontare nuove progettualità; e genitori troppo tradizionalisti. Ma indubbiamente l’eccesso di auto che circolano in città e la scarsa sicurezza delle piste ciclabile esistenti sono elementi fondamentali. Non resta da sperare nella prossima primavera e nella capacità di persuasione dei volontari Fiab.

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