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Differenziata: entro il 2020 al 65% in ogni Comune. Inceneritore: presto un tavolo regionale

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Foto Francesco Sessa

Il Piano dei rifiuti, lo stoccaggio del gas sul territorio, la questione del biogas, il Piano d’ambito e la qualità dell’aria: questi i temi affrontati nella mattinata di giovedì all’incontro con l’assessore regionale all’ambiente Claudia Maria Terzi: un assemblea ricca di contenuti e di tematiche importanti. A partire proprio dalla spinosa questione dei rifiuti: come ha sottolineato lo stesso assessore, “Una parte del territorio Cremonese è già molto avanti ma so che il resto dei comuni si sta attrezzando”. L’obiettivo per il territorio è di arrivare ad un 67% di raccolta media, con un minimo del 65% per ogni Comune entro il 2020. Questo significa che Cremona, uno dei Comuni più indietro in provincia su questo tema, ora dovrà correre. “Attualmente le nostre performance provinciali sono buone – ha evidenziato l’assessore provinciale Gianluca Pinotti -: si parla di una media del 61,%% nel 2012, con punte fino all’80%. Il Piano provinciale in fase di approvazione punta quindi in primis sulla prevenzione della produzione dei rifiuti, sensibilizzando cittadini e aziende produttive. Bisogna quindi pensare ad un sistema tariffario che premi chi produce meno rifiuti ma anche chi differenzia maggiormente. La nostra dotazione di impianti per lo smaltimento è attualmente soddisfacente, ma non escludiamo la possibilità di valutare filiere alternative”.

La Regione, dal canto suo, approverà entro fine di marzo il Piano regionale dei rifiuti, che prevede, entro il 2020, la riduzione del 9% della produzione di rifiuti pro capite. Sono state poi elencate le criticità sul tema segnalate da alcune associazioni del territorio. Come Coldiretti, che ha chiesto intervento sul sistema nazionale di tracciatura dei rifiuti Sistri, che ha creato non pochi problemi alle aziende; o ancora Confartigianato, che ha chiesto una maggiore condivisione per i sistemi di gestione dei rifiuti; alcuni singoli Comuni segnalano invece il problema crescente degli abbandoni di rifiuti e delle discariche a cielo aperto, mentre dall’Ordine degli ingegneri arrivano le preoccupazioni sulla discarica di Cappella Cantone. Rispetto a quest’ultima, ha fatto sapere l’assessore, c’è un’autorizzazione regionale valida per la realizzazione della discarica, ma tutto è fermo perché l’azienda richiedente è in liquidazione. Tuttavia qualcuno potrebbe subentrare nella richiesta di concessione.

Si è parlato poi del problema dello stoccaggio di gas metano: il sindaco di Ripalta Guerina,Gian Pietro Denti, ha evidenziato come i siti di stoccaggio blocchino lo sviluppo dei Comuni che ne sono interessati, e questo a fronte “di compensazione economica decisamente esigua – ha evidenziato il sindaco -. I Comuni si aspettavano di più, in proporzione a quanto viene stoccato”.

Altro problema posto all’attenzione dell’assessore è quello del biogas, come ha spiegato una portavoce degli allevatori cremonesi: se in Regione vi sono 360 impianti, con una potenza media di 290 Megawatt, nella sola Cremona ne sono presenti 138, con una potenza media superiore ai 100 Megawatt. Il problema oggi è quindi quello di reperire terreni utili per la produzione di biomasse: si è infatti venuta a creare una concorrenza spietata per accaparrarsi i terreni.

Ampio spazio è stato poi dedicato alla questione del Piano d’ambito per la gestione dei servizi idrici e alla proclamazione del gestore unico, individuato nella società Padania Acque. Un percorso che, come ha sottolineato il vice presidente della Provincia Filippo Bongiovanni, va portato avanti in modo celere, “a fronte della necessità effettuare alcuni interventi in maniera prioritaria, al fine di non incorrere in sanzioni amministrative comunitarie”. Una necessità ribadita anche dal dirigente regionale Di Mauro, il quale ha ribadito la necessità di individuare “tariffe che siano più basse possibili ma che consentano di fare il maggior numero di investimenti. A Cremona gli interventi prioritari sono circa una decina”.

Infine sul tavolo è arrivata la qualità dell’aria: se è vero che l’inquinamento a Cremona è elevato, è anche vero, come ha evidenziato l’assessore comunale Francesco Bordi, “in questi anni abbiamo ampliato in maniera notevole il monitoraggio dell’aria con numerose centraline dislocate sul territorio, arrivando ad analizzare inquinanti che normalmente non vengono monitorati. Si evincono valori contenuti per il Btx (benzene toluene e xylene) e per l’So2, mentre si sono rilevati valori di superamento significativi per il Biossido di Azoto e per l’Ozono. Anche le Pm10 hanno registrato valori di superamento, che però sono in calo costante. Dal canto nostro stiamo agendo su diversi fronti: dal controllo delle caldaie agli interventi di efficentamento energetico per gli edifici pubblici. Inoltre stiamo censendo la mobilità cittadina e provinciale, in collaborazione con la Regione, per poter migliorare le azioni sulla mobilità sostenibile. La cosa importante è l’essersi resi conto che sul tema dell’inquinamento atmosferico non è sufficiente un intervento circoscritto al singolo Comune, ma che sono necessari interventi su ben più ampia scala, per ottenere dei risultati”.

L’assessore Terzi ha chiuso la seduta riportando l’attenzione sull’inceneritore di Cremona, che nelle scorse settimane è stato spesso oggetto di dibattiti e pesanti polemiche. Dalla Regione, quindi, è arrivata la conferma della realizzazione di un tavolo regionale a cui prenderanno parte Provincia, Comune e Regione, per ragionare insieme sul futuro dell’impianto e sulle modalità di spegnimento, seguendo un percorso ragionato.
“Si tratta di decidere, in tempi brevi, come effettuare lo spegnimento, provvedendo al contempo a trovare delle alternative, soprattutto per lo smaltimento del rifiuto umido – ha commentato Bordi. “Mi è infatti spiaciuto che ci si sia concentrati sulla questione delle tempistiche, durante i dibattiti svoltisi in Comune, quando il vero problema sta proprio nel trovare delle alternative valide all’incenerimento”.

L’INTERVENTO DI CARLO MALVEZZI – Un “approccio obiettivo e analitico” al tema della progressiva dismissione dell’inceneritore di Cremona é “l’unico che può evitare soluzioni ‘di pancia’ o eccessivamente legate all’aspetto economico-industriale”. Mostra soddisfazione Carlo Malvezzi, consigliere regionale del Nuovo Centrodestra, di fronte al metodo che Regione Lombardia ha scelto di usare nell’affronto del percorso che valuterà il destino del termocombustore.

“Durante il suo incontro presso lo Ster di via Dante – ha chiarito Malvezzi -, l’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Terzi ha puntualizzato che l’obiettivo di Regione Lombardia é arrivare ad un Protocollo d’Intesa tra le istituzioni interessate volto alla verifica della sostenibilità economica e ambientale di un modello di gestione dei rifiuti che preveda la progressiva e graduale dismissione dell’inceneritore. É un metodo che fa salvi tutti gli aspetti in gioco, a partire dalla strada imboccata da tempo della raccolta differenziata, che nel Cremasco sta già dando ottimi risultati e che anche la restante parte della Provincia intende incrementare. Tutto questo, all’interno di un confronto e di un pieno coinvolgimento del territorio e dei suoi rappresentanti. Anche oggi, l’assessore Terzi ha dialogato, col supporto della sua struttura tecnica, insieme a chi amministra a vario titolo la nostra provincia”.

Laura Bosio

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Commenti
  • Paolo

    La legge regionale della Lombardia non discrimina fra recupero di energia e recupero di materia e con questa impostazione Cremona (circa 87%) è molto meglio di Crema e del resto del territorio. Solo gli ignoranti ( o quelli in malafede) sostengono il contrario.. Verificate (una volta tanto).

    • ilDaniele72

      Concordo con lei.
      Aggiunga anche che Il Termovalorizzatore di Cremona non è stato menzionato in nessun intervento dei relatori. Solo Sciunnan dirigente della regione ha precisato il numero degli impianti presenti in Lombardia.

      Solo in conclusione a domanda da parte dei presenti l’assessore Terzi ha chiarito che la percentuale di differenziata non dipende dalla presenza del Termovalorizzatore.

      Come d’altronde in tutta Europa aggiungo io.

      Solo in Italia si riesce a vedere tutto come un confronto fra parti anche quando non c’è gara ma solo un obbiettivo comune, la gestione dei rifiuti.
      In Europa ricordo che le percentuali di riciclo e di termovalorizzazione sono alte entrambe. L’Austria per citare una nazione vicino ricicla e termovalorizza la stessa percentuale il 30% e in discarica 1% il resto compostaggio.

      Noi italiani invece il rifiuto viene 18% termovalorizzato, 20% riciclato, 49% discarica e 13% compostaggio

      Sempre l’assessore regionale ha ribadito che la questione non deve essere affrontata di stomaco ma ragionata con tutte le sfumature del caso. Non ha mai parlato di fermare l’impianto.

      Prima di parlare di chiusura sarebbe il caso di parlare di alternative che come dice Pinotti l’assessore provinciale devono avere gli stessi standard gestionali ed ambientali.