Un commento

Pizzetti in Senato: "Leali a questo Governo No a quotidiani distinguo come avvenuto col precedente"

pizzetti - evidok

Il Governo Renzi sarà sostenuto dal Pd con una “lealtà ben maggiore di quella a volte riservata al suo predecessore. Non ci saranno quotidiani comunicati di distinguo dalle scelte di Governo. Lei rappresenta in persona il nostro Governo, non un Governo amico”. E’ un passaggio dell’intervento del cremonese Luciano Pizzetti in Senato ieri, lunedi 24 febbraio, nella discussione sul voto di fiducia al nuovo presidente del Consiglio. Quella a cui il Pd ha deciso di dare fiducia è una “maggioranza ben più politica di quella che ha dato vita al Governo Letta e di quella che lo ha sostenuto dal momento in cui Berlusconi ha lasciato quest’aula a seguito del voto sulla decdenza”. Il carattere più politico e meno emergenziale è dato dalla presenza, ai massimi livelli, dei due segretari di partito Renzi e Alfano. Un intervento quello di Pizzetti, che non nasconde qualche tono scettico e le molte difficoltà della sfida lanciata dal sindaco di Firenze, che va comunque sostenuta per il bene dell’Italia. Lavoro e impresa, giustizia ed equità le priorità su cui intervenire nel programma di governo. Ma praticamente alla pari viene la questione del riordino istituzionale: senza queste riforme “il Paese non decollerà, anche se il Paese tornerà a crescere”, perchè serve “riconnettere i cittadini allo Stato”.

Quindi via libera alla riduzione dei costi della politica, tenendo come faro l’efficientamento del sistema. La legge elettorale andrebbe “migliorata nel suo aspetto maggioritario: selettivo nella rappresentanza degli eletti; forze politiche estranee alla maggioranza sono preziose nel definire una buona legge, ma non possono imporre alla maggioranza la propria visione”. La riforma di Camera e Senato deve procedere ponendo fine al bicameralismo italico e connotando il secondo come un organismo con funzioni “co-legislative su norme costituzionali, diritti civili e rapporti con regioni ed enti locali; con funzioni di controllo e verifica sulle nomine di alti dirigenti dell’amministrazione statale” e poi per svolgere inchieste parlamentari e nomina delle Authority. Pizzetti suggerisce a Renzi (che a fine intervento ha accolto l’invito) a riconsiderare la riforma del Senato nel contesto della riforma del titolo quinto, quest’ultimo non da azzerare ma da migliorare nella prospettiva di una repubblica federale. Non farlo “sarebbe un grave errore”, guai  a un “riaccentramento statalista”. Quindi ok alla fiducia, ma con quali prospettive di durata del Governo? In pochi, tra i senatori Pd Pizzetti compreso, scommettono sulla data di fine legislatura. Prima, assai più probabilmente, ci saranno le elezioni.

g.b.

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Commenti
  • pinco pallino

    Girovagare, con
    arzigogoli di vecchio stampo, sulle
    possibilità e sulle probabilità di Renzi
    danno solo la sensazione che nel
    Pd siano ancora presenti personaggi della vecchia nomenclatura abituata da
    oltre XX anni alle nomine: è finita o NO…..???

    No non è finita…….!!
    Ma ora sono sotto la protezione del Presidente del Consiglio.