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Poveri e senzatetto: interventi integrati per le situazioni estreme

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“Interventi integrati a favore di soggetti senza fissa dimora e in situazione di fragilità estrema”. Un progetto messo in campo grazie alla sinergia tra la Caritas – attraverso la Società cooperativa sociale “Servizi per l’Accoglienza” onlus -, il Comitato di Cremona, la Croce Rossa Italiana e l’Associazione “Gruppo Articolo 32” onlus. Il protocollo di intesa tra le tre associazioni è stato presentato presso la sede dell’Azienda sociale del Cremonese ed è rivolto a persone e/o nuclei familiari in situazioni di fragilità sociale ed economica o di povertà estrema o di persone senza fissa dimora. L’Azienda Sociale Cremonese coordina il lavoro, che prevede una triplice tipologia di intervento.
Anzitutto l’offerta di posti letto, docce, servizi igienici, pasti caldi, biancheria di ricambio e prodotti per l’igiene personale presso il “Rifugio notturno” di viale Trento e Trieste, a Cremona, insieme a servizi di ascolto e orientamento ad opera di Caritas Cremonese.
A ciò si affianca l’attività dell’unità di strada di Croce Rossa Italiana (seconda tipologia di intervento) e la cura sanitaria da parte del Gruppo Articolo 32 (terzo ambito).

Il piano finanziario del progetto è di 40.000 euro: 8.000 euro per beni di prima necessità (alimenti, indumenti e detergenti) e titoli di viaggio per favorire la mobilità dei soggetti incontrati; 3.000 euro per rispondere ai costi di gestione della struttura di accoglienza di viale Trento e Trieste (riscaldamento ambienti, acqua, energia elettrica); 21.000 euro per il personale incaricato a seguire gli ospiti nelle fasi di accoglienza, ascolto, assistenza e accompagnamento, oltre che per mansioni tecniche e di pulizia; 5.000 euro per l’acquisto di farmaci da banco e disinfettanti, oltre che per eventuali visite specialistiche o accertamenti diagnostici non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale; 3.000 euro per i costi di gestione dell’unità mobile della Croce Rossa, attrezzata per la distribuzione di cibo, bevande calde e coperte, con le spese per il carburante e le necessarie manutenzioni del mezzo.

Tale progetto ha ottenuto un contributo di 20mila euro dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona attraverso il terzo bando 2013 nell’abito dei progetti nel campo dei servizi alla persona. La Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona onlus dispone oggi di un patrimonio di oltre 15 milioni di euro con il quale dal 2001 ha finanziato 532 progetti erogando 10.390.611 euro.

“La Fondazione Comunitaria della provincia di Cremona – afferma il presidente Renzo Rebecchi – fin dalla sua nascita ha sempre riservato attenzione al settore dei servizi alla persona, con particolare riferimento agli individui in condizioni di bisogno. Abbiamo sempre privilegiato i progetti in favore dell’infanzia abbandonata, delle donne sole e dei disabili e dei portatori di handicap, degli anziani e dei diseredati in genere. Ecco perché un progetto mirato a realizzare interventi integrati a favore dei soggetti senza fissa dimora e in situazione di fragilità estrema ha trovato immediatamente una adesione della Fondazione. Il progetto merita un plauso perché si rivolge a persone appartenente al mondo degli “ultimi” che devono trovare da parte della comunità un aiuto e un sostegno”.

“Nonostante la nostra realtà socio-economica sia di livello medio – aggiunge Ettore Vittorio Uccellini, direttore generale dell’Azienda Sociale Cremonese – sono presenti sul territorio persone che per diverse vicissitudini si trovano nella condizione di “senza fissa dimora” o di grave disagio sia sociale sia finanziario. Individuarli e stabilire con essi una comunicazione consente di rilevare i bisogni primari e secondari. Dare un aiuto immediato, tangibile e continuativo significa: distribuire alimenti, bevande, abbigliamento, sacchi a pelo e quanto può essere utile alla protezione sia dal freddo sia dal caldo; informare sulla esistenza di dormitori, cucine benefiche, ambulatori per l’assistenza sanitaria; indirizzare ai servizi sociali del territorio; favorire il ricongiungimento con i familiari; attivare i servizi nel caso di ritrovamento di minori; raccogliere dati utili a un censimento, nel rispetto della privacy; conoscere la mappatura dei luoghi di rifugio”.

“Il progetto – afferma Uccellini –, presentato in sinergia da Servizi per l’Accoglienza, Croce Rossa Italiana e Gruppo Articolo 32, che, con la costanza e la dedizione di tanti volontari, abitualmente operano a favore delle fasce di popolazione più fragile, ha trovato nell’Azienda Sociale uno stimolo a un agire coordinato, oltre al sostegno di tipo economico. Tre protagonisti che hanno accolto con favore e interesse l’invito all’azione comune e armonizzata, che permette e permetterà una efficacia degli interventi e dei servizi prestati”.

“Il rifugio notturno della Casa dell’Accoglienza di Cremona – spiega don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas Cremonese – anche quest’anno è stato aperto ufficialmente per la Giornata mondiale di lotta alla povertà del 7 ottobre 2013. Ad oggi contiamo un passaggio di oltre un centinaio di persone”.

“I posti disponibili – continua Cristiano Beltrami, direttore della Casa dell’Accoglienza – sono diciotto, tutti occupati. Tanto che per far fronte a richieste d’urgenza in alcuni casi sono state approntate altre due brande nella saletta tv all’ingresso della Casa. Ogni situazione è valutata dal nostro Centro d’ascolto che stabilisce i tempi di permanenza: c’è chi si ferma qualche giorno, chi una settimana. Ma in alcuni casi il soggiorno può essere anche più lungo. Purtroppo ci è impossibile dirottare queste presenza in altre strutture o nella stessa Casa dell’Accoglienza che è tutta piena». «Le situazioni – continua Beltrami – sono le più differenti. Ci sono alcuni dei profughi giunti dal Nord Africa che, un tempo ospitati presso la Casa dell’Accoglienza, devono tornare a Cremona per le pratiche burocratiche: sono necessari alcuni giorni e un luogo in cui stare. Oppure ci sono persone che, dopo aver condiviso l’alloggio con altri, a causa delle perdita del lavoro e dell’impossibilità di contribuire alle spese si sono ritrovati senza casa. E ancora qualcuno che un lavoro ce l’ha, così come un tetto: ma la casa è lontana e le difficoltà economiche hanno portato alla scelta obbligata di non avere più l’auto con cui fare il pendolare”.

Il Rifugio notturno apre i battenti ogni giorno alle 18.30, con l’accoglienza degli ospiti sino alle 22.30. Vi è la possibilità di cenare, lavarsi e cambiarsi; al mattino, alle 7.30 si può fare colazione, dopodiché la struttura deve essere lasciata. Ma il lavoro degli operatori prosegue per l’intera giornata: occorre fare le pulizia, cambiare le lenzuola per i nuovi arrivi, arieggiare i locali.
“Punto fermo della proposta di accoglienza, oltre ad alcune regole base di comportamento, come il divieto di fumare o portare alcoolici all’interno della struttura, è la temporaneità della soluzione. Essenziale in tal senso – spiega don Pezzetti – è lo stretto collegamento con il Centro d’ascolto, per una maggiore conoscenza dei casi e per un’adeguata pianificazione degli interventi per risolvere alla radice i problemi”.

“Il Comitato locale di Cremona della Croce Rossa – precisa la presidentessa Federica Cavaglieri, affiancata da Maria Grazia Aimi – partecipa a questo progetto per sostenere l’attività che già da qualche tempo svolge con continuità in favore dei senza fissa dimora della nostra città. Con frequenza bisettimanale i nostri volontari incontrano in alcuni “punti di ritrovo” persone disagiate e senza fissa dimora, portando piccoli alimenti, bevande calde e qualche coperta in inverno, thé e, soprattutto, il calore di un sorriso, un gesto, una parola. Il nostro compito e il nostro obiettivo è quello di fare da “ponte” tra il bisogno più o meno latente che siamo in grado di cogliere nel nostro “essere tra la gente” e le istituzioni e le altre associazioni che, a seconda dei casi, possono dare una risposta adeguata”.

“Gruppo Articolo 32 – sottolinea Maria José Compiani – saluta con grande favore quella che definiremmo una “alleanza territoriale contro la povertà” in collaborazione con Caritas Diocesana, Azienda Sociale Cremonese e Croce Rossa. Oggi, alla luce della situazione socio-ecomomica attuale, è necessario rivedere l’idea vagamente romantica che lo stereotipo diffuso ci restituisce dei “senza fissa dimora”. Nella quasi totalità dei casi si tratta di persone le cui vite sono lentamente o improvvisamente slittate verso una situazione di emarginazione: spesso hanno rotto con il coniuge, con i genitori, con i figli. Altri si sono ritrovati senza casa dopo anni di reclusione in carcere o negli ospedali psichiatrici. Altri ancora hanno soltanto perso il lavoro e subito uno sfratto. In fondo i problemi concreti e le questioni esistenziali che i senza fissa dimora attraversano non sono tanto difformi da quelli che si impongono a molti altri uomini e donne, indipendentemente dall’estrazione sociale e dal livello culturale in questo periodo di crisi economica profonda. Quello, però, che identifica e rende omogenee le situazioni di queste persone cadute o slittate verso una situazione di grave emarginazione, è lo stato di povertà: è certo che pochissime sono le persone che scelgono consapevolmente questa vita e se lo fanno, hanno sempre alle spalle una storia di difficoltà e sradicamento che li ha portati a non farcela nella vita normale”.

“Gruppo Articolo 32” nasce per prestare cure sanitarie primarie a coloro che sono esclusi dal Servizio Sanitario Nazionale e spesso vede, tra i pazienti che si presentano agli ambulatori, persone che non hanno una casa, o che stanno per perderla e che, quindi, sono sprovvisti di residenza anagrafica, requisito primario per l’iscrizione.

“Il progetto che Fondazione Comunitaria ha finanziato – aggiunge Maria José Compiani – va a sostenere, in sinergia con Caritas e Croce Rossa, le azioni di prevenzione e tutela della salute e di contenimento dell’emarginazione, in attesa che prestazioni di contrasto alla povertà più significative possano promuovere, magari a livello nazionale, percorsi di integrazione sociale, lavorativa e sanitaria. La nostra associazione auspica quindi che la sinergia creatasi in questo progetto sia solo la parte iniziale di un percorso ampio, volto all’inclusione e alla riabilitazione sociale, che possa coinvolgere oltre al volontariato organizzato e il terzo settore, anche il sistema pubblico assistenziale e la società civile”.

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