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Allarme nutrie Costi sempre più elevati per riparare i danni

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“Il primo, grande, danno è al territorio. Le rive dei fossi devastate, buchi dappertutto, e una presenza che, anche sulle strade, è sempre più massiccia e pericolosa. E questo coinvolge l’intera comunità. Poi possiamo parlare dei danni alle colture e alle nostre aziende. Io ho tutto prato, e per me le nutrie sono come Attila: dove passano, non cresce più l’erba”. Guido Saccenti, agricoltore di Casalmaggiore, testimonia la serietà del problema nutrie nelle campagne della provincia di Cremona. “Dalle tane, lungo i corsi d’acqua, andando verso l’interno del campo, si vede che circa 50 metri di prato sono cancellati. L’erba dovrebbe essere già alta 40 centimetri, invece è due-tre dita: il resto l’hanno mangiato le nutrie”.

Stessa zona, altre colture, medesima denuncia. Così Piercarlo Barilli, agricoltore di Casalbellotto: “Prendono di mira frumento e barbabietole. Abbiamo campi piuttosto piccoli, circa 30 pertiche di media, e qui, dove si è vicino ai canali, si perde il 30% del raccolto. Per venti metri di campo, dal corso d’acqua, le pianticelle vengono annientate, non resta niente”. Barilli è vicepresidente del Consorzio di Bonifica Navarolo. “Le spese che il Consorzio di bonifica deve sostenere per risistemare le rive sono ingenti” conferma.

Percorriamo circa 100 km, da un capo all’altro della provincia di Cremona. Così Armando Tamagni, i cui campi sono a Bagnolo Cremasco e a Dovera: “Sulle mie 330 pertiche coltivate a mais, almeno 10 pertiche di prodotto, nello scorso raccolto, sono  andate perse a causa delle nutrie. Ancora più preoccupanti sono i danni a terreni e rive: in questi giorni, prima di seminare, sono tante le ore dedicate a riparare gli argini, o a sistemare i buchi in mezzo al campo. E ci sono i pericoli: un attrezzo che, a causa delle gallerie delle nutrie, può ribaltarsi. O il fatto che, nella stagione irrigua, si lavora giorno e notte a contatto con l’acqua, ben sapendo che i fossi sono il regno di questi animali, portatori di infezioni”.

“La presenza delle nutrie è in continuo aumento, come i danni provocati nelle campagne alle infrastrutture come strade, canali e argini. Questa specie, senza antagonisti naturali, si è riprodotta in modo tale da avere un impatto negativo sulle colture e sulla stabilità idrogeologica del territorio – denuncia Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona –. Ad essere a rischio sono la tutela dell’ambiente, la sicurezza di tutti i cittadini, e naturalmente anche il reddito delle imprese agricole. Data la gravità della situazione, servono risposte rapide ed efficaci, e Coldiretti è pronta a un confronto serrato con le Istituzioni per arrivare a una soluzione vera”.

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