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Don Pezzetti: 'Nessun festino con droga C'era veglia funebre, non tutti ospiti' Il direttore della Caritas parla dopo l'intervento dei carabinieri alla Casa dell'Accoglienza

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Nella foto, una pattuglia dei carabinieri alla Casa dell’Accoglienza di viale Trento e Trieste

“Nessun festino con droga. Si trattava di una veglia funebre con centinaia di persone e chi è stato scoperto a fumare lo spinello non era nostro ospite”. Sono parole di don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas Cremonese, che interviene per sedare le polemiche dopo l’operazione dei carabinieri che ha portato all’arresto e alla denuncia per questioni di droga di due immigrati nigeriani residenti in provincia (ex ospiti della Casa dell’Accoglienza) e a sorprendere altri cinque nigeriani (segnalati come assuntori) con uno spinello e un grammo di marjiuana proprio all’interno della Casa dell’Accoglienza, dove i militari erano arrivati per eseguire a una perquisizione. Perquisizione partita perché una stanza della Casa dell’Accoglienza era stata “falsamente segnalata ai carabinieri da un nigeriano in possesso di stupefacenti come propria abitazione” – sottolinea la Diocesi – ma che alla fine “non ha portato a nessun ritrovamento”.

Don Pezzetti interviene con dichiarazioni pubblicate sul sito della Diocesi e definisce nel dettaglio tutti i contorni della vicenda, sottolineando la massima collaborazione che c’è con le forze dell’ordine proprio per contrastare il rischio illegalità. Ecco le sue parole.

Don Antonio, è vero che è stata trovata droga durante una festa organizzata alla Casa dell’Accoglienza? Erano persone ospitate da voi?

“Non erano nostri ospiti e non c’è stato alcun festino: occorrono diverse precisazioni. Anzitutto quella che si è svolta venerdì sera, dalle 20 alle 23, non era una festa, ma una veglia funebre. Noi non ospitiamo mai feste private in Casa dell’Accoglienza: l’unica eccezione sono le festine di compleanno dei bambini che abitano qui”.

Una veglia funebre un po’ ‘sui generis’?

“Dobbiamo considerare che nella tradizione africana le veglie funebri sono molto differenti da quelle che facciamo noi. Anzitutto non si svolgono nell’immediatezza della morte di una persona, ma anche alcuni mesi dopo, perché vi partecipano non solo i partenti e gli amici stretti, ma tutta la comunità. Dunque occorre il tempo che la notizia si diffonda e tutti possano organizzarsi per parteciparvi. In Africa le distanza sono importanti, ma anche da noi: basti pesare che sono arrivati connazionali da tutta Italia, non solo dalle regioni confinanti. Essendo momenti di carattere religioso, in queste occasioni siamo soliti concedere gli spazi. E così è stato anche venerdì. Certo lo stile di questa veglia può aver tratto in inganno”.

La droga è stata trovata durante la veglia?

“No. La veglia si è svolta nella sala mensa. Prima c’è stato un momento di preghiera alla presenza di un pastore protestante, poi è seguito il momento che a noi può sembrare una festa vera e propria, con musica e cibo. In realtà anch’esso ha un valore religioso: è occasione per fare le condoglianze e magari dare anche un’offerta alla famiglia colpita dal lutto. E c’è da dire che questa veglia era per un defunto che non abitava in Italia. Proprio per l’impossibilità di andare ai funerali in Nigeria è stata organizzata la serata, cui hanno preso parte centinaia di persone. Naturalmente noi non li abbiamo perquisiti all’ingresso”.

È dunque tra di loro che è stata trovata la droga?

“Probabilmente erano persone entrate in Casa dell’Accoglienza per questa circostanza. Non saprei se per conoscenza diretta con la famiglia o per altri motivi”.

Come i carabinieri sono arrivati alla Casa dell’Accoglienza?

“La veglia funebre non centrava nulla con la perquisizione dei carabinieri. In Africa questi eventi durano per tutta la notte, ma noi, essendo una struttura di accoglienza, abbiamo dato disponibilità solo fino alle 11, quando era previsto di spegnere la musica e riassettare i locali. E così è stato. Poco prima, però, i carabinieri mi hanno comunicato che dovevano effettuare una perquisizione perché un nigeriano, trovato in possesso di stupefacenti, aveva affermato di avere una camera qui da noi. Quando sono arrivati li ho accompagnati nella stanza in questione. Era di alcuni profughi che erano alla festa, uno di loro stava anche girando un video della serata. Dunque loro non erano nella stanza che, però, lasciata aperta, era stata occupata da alcune persone, che non sono nostri ospiti. La cosa mi ha stupito molto. I Carabinieri, facendo seguito a quanto detto dalla persona che avevano fermato, hanno perquisito la stanza e non hanno trovato nulla. Poi data la presenza di questi individui all’interno hanno controllato anche loro. Ed è qui che è stato trovato lo spinello e un’altra piccola quantità di droga”.

Ma quella stanza era davvero del nigeriano fermato dai carabinieri?

“No. Egli era uno dei profughi che in passato, giunti a Cremona, sono stati ospitati in Casa dell’Accoglienza. Ma da diversi mesi risiede in una propria abitazione in provincia”.

Quest’uomo, quando è stato fermato, era insieme a un connazionale: anche lui era passato dalla Casa dell’Accoglienza?

“Sì, era arrivato con i flussi migratori del 2011. Ma proprio per una questione legata alla droga a suo tempo gli avevamo intimato di lasciare la struttura. È la procedura che adottiamo sempre quando qualcuno che è ospitato da noi commette qualcosa di irregolare”.

Dunque non c’è nessun collegamento diretto tra la droga trovata dai carabinieri e la Casa dell’Accoglienza.

“Direi proprio di no. Ed è questo che vorrei precisare a scanso di equivoci. Nelle ultime ore ci sono state diverse polemiche, forse suscitate dall’enfatizzazione data dai mezzi di comunicazione a quanto accaduto. Colpa anche dei titoli un po’ fuorvianti, anche se dagli articoli emergeva, credo abbastanza bene, che non vi era alcun legame tra i fermati e la nostra struttura. Certo mi spiace che la vicenda abbia coinvolto questa veglia funebre: non è sicuramente stato un party a base di droga e la stragrande maggioranza dei partecipanti è intervenuta solo per onorare un defunto. Da ultimo vorrei sottolineare che non sono così rari i casi in cui le forze dell’ordine entrano alla Casa dell’Accoglienza per dei controlli. Direi che al riguardo c’è una grande collaborazione, testimoniata anche dal fatto che siamo proprio noi spesso a chiamarli: per colpa di qualcuno non ci devono andare di mezzo gli altri”.

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