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Dopo 33 anni la comunità di S.Agostino ha salutato don Felice

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Commiato dei parrocchiani di sant’Agostino a don Felice Bosio, nell’ultima messa celebrata nella chiesa che l’ha visto parroco per 33 anni. Don Felice, che ha da poco ricevuto la nomina vescovile di canonico della cattedrale, dal 1 luglio non risiederà più in parrocchia. Lascia, come lui stesso ha ricordato, per raggiunti limiti di età, “tra pochi mesi compirò 80 anni”. Terrà invece l’incarico di cappellano del carcere. Come è stato ricordato nel saluto finale dei parrocchiani, don Felice ha caratterizzato il suo impegno pastorale a S. Agostino per la presenza discreta ma costante nella vita delle persone, senza ingerenze, “quasi al limite della timidezza”, ma sempre puntuale. La vicinanza alle persone nei momenti di sofferenza, testimoniata anche nell’impegno con i detenuti, è stata una costante anche nella sua esperienza di parroco. Una parrocchia non semplice, quella presa in mano 33 anni fa, come ha ricordato lo stesso don Felice, rimarcando il peso che sentì allora, nel raccogliere il testimone da mons. Emilio Stuani, il suo predecessore di cui ha auspicato un approfondimento sul magistero spirituale.

Ma don Felice Bosio è anche apprezzato cultore e conoscitore delle opere d’arte e per le tre chiese della parrocchia ha fatto molto: rifacimento di tetti, facciata e ripristino degli affreschi in S. Omobono; rifacimento tetti in S.Marcellino. Nella chiesa parrocchiale, ha valorizzato tra l’altro la pala del Perugino e  l’affresco di area giottesca della Madonna col Bambino, uno degli esempi di pittura murale tardo medioevale meglio conservati in città. Lo stesso don Felice, nella sua omelia, ha accennato ad alcune delle altre emergenze artistiche della chiesa, testimonianza anche delle vicende civili  della città, come tra cui la cappella Cavalcabò. Don Felice ha poi ricordato alcuni momenti salienti della sua esperienza in S. Agostino: il suo ingresso come parroco nel 1981, quando ancora c’erano due oratori separati, uno maschile, l’altro femminile presso l’istituto Canossiano. Proprio alle suore Canossiane e a quelle della Beata Vergine ha rivolto un particolare ringraziamento per la presenza attiva nella catechesi e nella liturgia. Una piccola parentesi, a conclusione del suo commiato, l’ha voluta riservare allo stato di salute delle finanze della parrocchia. Il bilancio chiude con 90mila euro di attivo, frutto della generosità dei parrocchiani e di un ‘oculata gestione finanziaria che non ha fatto spese nell’ultimo anno e mezzo, ha ricordato il parroco. Ricordando anche, a chi gli succederà, che un investimento non procrastinabile è il rifacimento dell’impianto elettrico, “vecchio di 90 anni, con i fili che ancora corrono lungo le travi in legno delle coperture”.

Dal primo luglio per S. Agostino si apre un nuovo percorso, con l’avvio dell’unità pastorale con S.Pietro. Don Stefano Moruzzi sarà l’unico parroco, residente appunto a S. Pietro e le attività verranno svolte in collaborazione tra don Roberto Musa (vicario), don Pier Altero Ziglioli (collaboratore) e don Giuseppe Ferri. Al posto di quest’ultimo come parroco di Trigolo è stato nominato dal vescovo don Vilmo Realini.

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