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Tamoil, parti civili Excursus storico dalle origini dell'inquinamento

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Nella foto, da sinistra, gli avvocati di parte civile Cannavò, Gennari, Lattari, Tampelli e Romanelli

Dopo la requisitoria del pm Fabio Saponara che per i cinque manager imputati nell’inchiesta ‘madre’ di Tamoil ha chiesto condanne che vanno da un minimo di 6 anni e 8 mesi ad un massimo di 13 anni, pene già ridotte di un terzo per il rito abbreviato, martedi 17 giugno la parola e’ passata alle parti civili.

A cominciare le arringhe è stato l’avvocato Gian Pietro Gennari, che rappresenta 15 soci della canottieri Bissolati. Il legale ha parlato per più di cinque ore. Il suo è stato un lungo excursus storico partito dal 1889, data di inizio dei mutamenti della parte di fiume e di territorio che interessa il processo, e quindi la zona delle canottieri e quella della raffineria. Tutto questo per stabilire attraverso i mutamenti che l’area ha subito e gli interventi ad opera dell’uomo, le conseguenze e le ragioni dell’inquinamento causato dalla raffineria. L’avvocato di parte civile ha spiegato che “dal 1954 la raffineria scaricava direttamente in Po, mentre nel 1957 scaricava nella lanca che poi verrà occupata dalla canottieri Flora e dal 1964 e ancora nel 1979 direttamente in Po. Nel ’64, in particolare, attraverso due condutture, poi sostituite, mentre nel ’79 con un’unica e altra conduttura tuttora esistente”. “Posto che”, ha spiegato Gennari, “nell’area delle canottieri, nella falda e nei terreni sono stati trovati idrocarburi che hanno gli stessi componenti di quelli rinvenuti nel terreno e nella falda della raffineria, si deve desumere che poichè la falda ha una direzione nord sud, ovvero dalla raffineria verso il fiume, gli idrocarburi siano passati per liscivazione nelle acque di falda e migrati dal sito della raffineria alle aree occupate dalle canottieri. Nei terreni della Bissolati sono stati rinvenuti gli idrocarburi presenti nella cosiddetta fogna bianca che corre parallelamente all’argine maestro”. “In particolare”, ha continuato Gennari, “è stato rinvenuto l’Mtbe, che è un antidetonante usato nelle benzine a partire dal 1985, quindi già nella gestione Tamoil, iniziata due anni prima. I terreni e il sottosuolo della canottieri Flora, invece, sono contaminati dagli idrocarburi presenti nella fogna oleosa che corre parallelamente all’area occupata dalla stessa canottieri”.

Si torna in aula giovedì 19 giugno per le conclusioni delle altre parti civili: gli avvocati Marcello Lattari per il Dopolavoro ferroviario, che conta 1.800 soci effettivi, Vito Castelli per tre soci della canottieri Flora e cinque della Bissolati, Claudio Tampelli per altri soci della Bissolati, Sergio Cannavò per Legambiente e Alessio Romanelli per il cittadino cremonese Gino Ruggeri, tesoriere dell’Associazione radicale Piero Welby, che in base a quanto recita l’articolo 9 del testo unico degli enti locali, vuole difendere gli interessi della collettività, vista la rinuncia del Comune di Cremona a costituirsi parte civile nel procedimento.

Gli imputati sono accusati di avvelenamento delle acque (il reato più grave contestato dal 2001 al 2012) e l’omessa bonifica. La pena più alta, 13 anni, 4 mesi di arresto e 6.000 euro di ammenda, e’ stata chiesta per Enrico Gilberti, di Robecco d’Oglio, amministratore delegato dal 2001 al 2004 della Tamoil Raffinazione.
Per Mohamed Saleh Abulaiha, libico, direttore generale della Tamoil Raffinazione dal 2007, 11 anni di reclusione, quattro mesi di arresto e 6.000 euro di ammenda;
per Giuliano Guerrino Billi, di Cremona, amministratore delegato della Tamoil Raffinazione dal 1999 al 2001, 10 anni di reclusione; per Ness Yammine, libanese, amministratore delegato dal 2006, 9 anni di reclusione, due mesi di arresto e 4.000 euro di ammenda; per Pierluigi Colombo, di Abbiategrasso, direttore generale della Tamoil Raffinazione nel periodo 2006/2007, 6 anni e 8 mesi di reclusione più due mesi di arresto e 4.000 euro di ammenda.

Per tutti il pm ha chiesto il non doversi procedere per il reato di gestione di rifiuti non autorizzata per intervenuta prescrizione. Per il solo Billi, prescritto anche il reato di omessa bonifica.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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