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250mila euro per recuperare la bellezza di San Pietro al Po, restauro per la volta

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Circa 250mila euro per restaurare un gioiello cremonese, la volta del presbiterio della chiesa cittadina di San Pietro al Po. “Dopo quelli dei transetti, sui quali ha operato la prof. Alberta Carena, la ditta Antonio Rava di Torino ha iniziato (a metà dello scorso mese, ndr) i lavori con contributi della Direzione Regionale, guidata dalla dott.ssa Caterina Bon Valsassina, assegnati alla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Brescia: prosegue quindi l’attenzione per la chiesa grazie ai funzionari, dott.ssa Laura Sala e arch. Diego Morato, con una disponibilità di circa 250mila euro”, fa sapere la Diocesi.

“Le condizioni della volta, ad una osservazione diretta, sono davvero preoccupanti: perdita per zone estese del film pittorico col sottostante intonaco; sollevamenti e perdita del livello superficiale decorato; fessurazioni, presenza di sali e di ‘beverone’ veramente questa splendida Chiesa cittadina per troppo tempo è stata trascurata. Le cause? La percolazione di acqua piovana e la non possibilità di una manutenzione ordinaria: le conseguenze risultano preoccupanti. Osservare dall’alto le condizioni dell’abside suscita un senso di inquietudine: ecco perché si ha la quasi certezza che, conclusi i lavori nel presbiterio, con un altro contributo di 250.000 euro da parte del Ministero si possa por mano anche all’abside”, viene aggiunto sul sito della Diocesi.

“Gli autori degli affreschi della Chiesa di S.Pietro – si legge ancora – sono stati per lungo tempo oggetto di dibattito tra gli studiosi di Storia dell’Arte; l’ultimo in ordine di tempo a rimettervi ordine è stato lo studioso cremonese Marco Tanzi (2010) in occasione della pubblicazione del grande calendario di Mino Boiocchi. Il prof. Tanzi afferma che ‘la chiesa di S. Pietro è uno scrigno raro e ancora poco conosciuto dell’arte cremonese’; gli affreschi dell’abside e del presbiterio sarebbero  stati realizzati dal marchigiano Giorgio Picchi, fra i protagonisti dei cantieri vaticani nell’ultimo quarto del sec. XVI, in seguito  alla commissione avuta dall’abate nel 1595 e  raffigurano  il Martirio e le storie di S. Pietro. Altri autori attribuiscono questi affreschi a Giorgio Lamberti, chiamato da altri Orazio Lamberti, pittore di origine ferrarese. Osservati da vicino si può affermare, anche se con numerose lacune, sono davvero di buona fattura: l’intervento di restauro in atto potrà offrire anche agli storici dell’arte l’occasione per una più puntuale e precisa interpretazione”.

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