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Bombardamento porta Milano, il ricordo 70 anni dopo

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foto Sessa

Rievocato questa mattina dal sindaco Gianluca Galimberti e da una rappresentanza delle associazioni combattentistiche, il drammatico bombardamento di porta Milano del 10 luglio 1944. L’azione di guerra degli americani, mirata sullo scalo ferroviario e finalizzata (presumibilmente) a colpire un convoglio tedesco pieno d’armi e munizioni,  provocò 119 vittime civili e 13 morti tra i soldati tedeschi. Circa 80 i feriti, 185 le bombe sganciate, di 500 libbre ciascuna. Il rapporto ufficiale della missione parlava di una “concentrazione di bombe sul bersaglio, colpi in pieno sia sulla sezione est (scalo merci) sia su quella Ovest (viaggiatori) della stazione”. In realtà le bombe colpirono anche la direttrice tra porta Milano e l’area della fabbrica Cavalli&Poli, oltre che la parte di Cremona nord compresa tra Naviglio Civico e Molino Rapuzzi. Porta Milano venne praticamente rasa al suolo, molte tombe del cimitero distrutte.

Ma la data fornisce anche l’occasione a Casa Pound per un ricordo fuori dalla retorica: “10-7-44: hanno portato pace, libertà e democrazia. Qualche bomba in casa tua cosa vuoi che sia?”. È quanto si legge sullo striscione affisso nella notte lungo la muraglia dello scalo ferroviario. “Il 10 Luglio del 1944 – ricorda il responsabile cittadino del movimento, Gianluca Galli – uno stormo di aerei americani sganciò tonnellate di bombe su Cremona, tentando di distruggere la stazione ferroviaria e il ponte di Po. Il bersaglio, però, venne mancato, la città fu colpita in diverse zone e ci furono molte vittime civili, tra le quali ventisette ferrovieri in servizio quella mattina. Con questo striscione vogliamo ricordare le vittime di Cremona per quello che furono, senza le ipocrisie o le “dimenticanze” proprie della storia raccontata dal punto di vista dei vincitori. Ma vogliamo anche – conclude l’esponente di Cpi – rendere omaggio alla memoria di tutte quelle vittime civili che ancora oggi cadono sotto le bombe intelligenti o il “fuoco amico” di chi ha la pretesa di esportare la democrazia e, invece, per lo più, finisce per esportare caos e morte”.

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