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Biciclette controsenso Ok convinto dalla Fiab ma regolamentato

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Piercarlo Bertolotti, presidente Fiab Cremona e coordinatore regionale della stessa associazione, è un convinto assertore della necessità di adeguare l’Italia ai paesi europei, per facilitare la vita – regolamentando i vari casi – ai ciclisti e anche agli automobilisti.  “Sulla stampa ed in molti servizi Tv  – scrive – la notizia è stata data qualche volta in maniera superficiale o non completa, provocando un’ondata di commenti spesso fuori luogo con l’unico risultato di accentuare la contrapposizione tra automobilisti e ciclisti, invece che spiegare e mantenere un normale scambio di opinioni anche contrastanti ma basate su dati di fatto oggettivi.

La “mano” non cambia, si deve sempre tenere la destra; quello che cambia semmai è il “senso” ed è per questo che si dice “controsenso ciclabile” (così come in Francia è contresens cyclable e nei paesi anglofoni contraflow cycling). Noi italiani, che viviamo di cavilli, lo definiamo “senso unico eccetto bici”
La richiesta del controsenso, supportata da una consistente documentazione di casi analoghi in molti Paesi europei dove la norma è attiva da anni, è motivata da una serie di fatti verificabili e non deve essere intesa come un’anomalia o come una richiesta di pura anarchia da parte dei ciclisti. Invece che costringere chi va in bici a seguire i sensi unici allungando il percorso, consente di percorrere la strada più breve, migliorando anche la sicurezza stradale perché tecnicamente aumenta la reciproca visibilità tra l’automobilista ed il ciclista con il risultato di una diminuzione del numero degli incidenti.
Il controsenso costituisce un importante completamento, ed a costo praticamente zero, della rete ciclabile cittadina, perché l’obiettivo è una rete a maglia diffusa.
Solo alcune, non tutte, sono le strade cittadine che possono essere interessate dal provvedimento perché i criteri di sicurezza devono essere salvaguardati e la sicurezza non sempre corrisponde ad un cordolo di cemento o in barriere di metallo che separano i flussi dei vari mezzi.
Parecchi sono i casi in città (Via Palestro, Via Speciano, Via P. Vacchelli…. ) e di sicuro l’incidentalità vicina allo zero assoluto è un fattore a favore e non contrario. Pedalare contromano è un fenomeno diffuso già oggi nella realtà cittadina, quindi perché non regolamentarlo con un ragionato “controsenso”? Piacenza, Lodi, Bolzano, Reggio Emilia, Ferrara, Torino e molte altre stanno attuando “l’eccetto bici” da parecchi anni e con ottimi risultati, ma è necessario regolamentare e ridurre i margini di discrezionalità affinché anche gli amministratori non siano tacciati di blasfemia.
Nei vari commenti, naturalmente l’affermazione che i ciclisti siano maleducati, irrispettosi e molto altro ogni minuto della loro vita è la base per giustificare il ferreo divieto a un cambiamento importante. Il ciclista indisciplinato esiste anche in Germania, in Olanda come nello Zambia e in Vietnam, e ciò fa parte di un altro capitolo di discussione. Quasi sempre noi siamo al tempo stesso pedoni, ciclisti ed automobilisti ma spesso ce ne dimentichiamo appena saliti sul mezzo, mostrando il lato peggiore di noi stessi, facendoci beffe delle regole ed inveendo contro il nostro prossimo invece di rispettarlo.
Le disposizioni che stiamo faticosamente cercando di ottenere per migliorare il traffico e la sicurezza, e prese in esame dalla Commissione Trasporti della Camera sono tante e tutte importanti: un sistema di registrazione pubblica e gratuita delle biciclette per contrastare il furto, utilizzo delle bici e dei motocicli nelle corsie riservate ai mezzi pubblici, il riconoscimento del reato di omicidio stradale, attribuzione di utenti vulnerabili anche agli utilizzatori di ciclomotori e motocicli, limitazione della presenza a bordo strada di ostacoli fissi artificiali come i supporti della segnaletica stradale ed i guardrail, accesso di scooter e motocicli 125 cc su tangenziali ed autostrade purché guidati da conducenti maggiorenni, parcheggi bici nei cortili dei condomini, infortunio in itinere….
Molto va fatto sia sul piano della comunicazione che sul piano dell’educazione evitando termini e paragoni inappropriati, anche da parte dei giornalisti che riportano e riprendono le notizie, per non generare confusione nel lettore. L’utilizzo di una terminologia ragionata e condivisa è fondamentale per una maggiore chiarezza e comprensione del problema per non rischiare di accentuare le contrapposizioni a discapito di un sano e vivace contraddittorio.
Il comunicato rilasciato dall’Assessore Alessia Manfredini è nella giusta direzione; sostenere queste richieste significa dare attenzione alla città che ha il maggior numero di ciclisti urbani della Lombardia ed il più alto grado di inquinamento atmosferico. Piccoli passi per migliorare la vivibilità della città, ma alle parole dovranno seguire i fatti per avere una vera Smart City.”

IL COMUNICATO DELL’ASSESSORE ALESSIA MANFREDINI Anche il Comune di Cremona a fianco dei Comuni di Milano, Torino e Bologna per uniformare la normativa italiana a quella europea e per introdurre  nel Codice della strada il cosiddetto “senso unico eccetto biciclette”. L’assessore alla Salute e al Territorio Alessia Manfredini “sottoscrive” il contenuto della lettera inviata nei giorni scorsi dagli assessori alla Mobilità dei Comuni di Bologna, Milano e Torino al Ministro Maurizio Lupi per sottolineare il “ritardo” nell’uniformare la normativa italiana a quella europea per gli interventi volti a favorire l’uso della bicicletta nelle città e per auspicare, dopo la bocciatura, avvenuta nella commissione Trasporti della Camera, che il ‘senso unico eccetto bici’ possa tradursi in un voto diverso al Senato.

“Il senso unico eccetto bici, le case avanzate (la linea di stop ai semafori per le due ruote), la svolta continua a destra, le zone 30 – ribadisce l’assessore – sono azioni diffuse da tempo in quasi tutti i Paesi europei e hanno dimostrato nella pratica la propria efficacia, sia per favorire l’aumento del numero di ciclisti, sia, cosa ancora più importante, per garantire la sicurezza di chi si sposta in bicicletta. Già alcune città in Italia come Reggio Emilia, Lodi o Bolzano hanno iniziato sperimentazioni in tal senso. Ora è arrivato il tempo per ridurre i margini di discrezionalità. L’attuale Amministrazione auspica che in sede di approvazione del nuovo Codice della strada si introducano quelle azioni finalizzate a facilitare e rendere più efficaci gli interventi a favore della ciclabilità in ambito urbano e si armonizzi la normativa nazionale con quella di molte realtà europee. Occorrono norme certe che mettano in condizione i Comuni di operare e favorire la redazione di un piano della ciclabilità, realizzando tracciati prioritari e mettendo in sicurezza gli esistenti. Per questa ragione ci auguriamo, assieme agli assessori alla mobilità di Milano, Torino e Bologna che, dopo la bocciatura avvenuta in sede di Commissione della Camera del senso unico eccetto bici, si possa trovare una valutazione diversa in Senato. Il Comune di Cremona farà la sua parte, coinvolgendo il sottosegretario e senatore cremonese Luciano Pizzetti su questa partita”.

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