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Tari, la base preme sulle associazioni per forme radicali di protesta

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Qualche settimana di tregua, ma non si placa il malumore degli esercenti per la batosta della Tari. Ristoratori e baristi (le categorie più colpite, ma non solo loro) stanno aspettando in grazia il rientro in città dei presidenti delle varie associazioni di categoria che a inizio agosto avevano ipotizzato come ‘estrema ratio’ lo sciopero fiscale se il comune non avesse adottato da subito un riequlibrio della tariffazione sui rifiuti. Quindi sono ore tesissime per gli imprenditori che confidano in una azione di forza da parte dei vertici di  Ascom, Confesercenti, Asvicom, Cna, Confartigianato. Molti dei commercianti e degli artigiani che lo scorso 8 agosto hanno pagato malvolentieri la prima rata e il 16 dovranno provvedere alla seconda, mordono il freno e si augurano che il via libera alla protesta venga dato, delusi dalle risposte alle loro richieste  date dal Comune alla vigilia di Ferragosto.

‘Li capisco’, afferma Agostino Boschiroli, vicepresidente di Confesercenti Cremona. ‘Tutti noi siamo reduci da almeno cinque anni di mancati guadagni, non chiediamo di non pagare la Tari, ma di pagare il giusto. Se in passato c’è stato un sistema sbilanciato, e non certo per responsabilità nostra ma per chi ha amministrato la città, non è pensabile che oggi il peso debba ricadere sulla nostra categoria che,  volenti o nolenti, costituisce una base per il futuro nostro e dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro.  Ora chiediamo solo di evitare  questi squilibri assurdi e incomprensibili’.

La seconda rata Tari è alle porte (scadenza il 16 settembre), a poco più di un mese dalla prima. ‘Non so in quanti non l’abbiano pagata – afferma – ma se non l’hanno fatto posso capirli. Un conto è sborsare 40mila euro tra Tasi e Tari, quando c’è una prospettiva, quando si intravede una possibilità di crescita. Cosa diversa, dover pagare sapendo che non ci sono margini di miglioramento nel proprio giro d’affari. Tanto vale chiudere bottega, soluzione estrema che temo verrà presa da qualcuno. Capisco il senso di frustrazione di molti miei colleghi che hanno chiesto alle associazioni di intervenire presso il Comune e che non hanno avuto i risultati sperati. Ora spero che già da lunedì prossimo torni a riunirsi il Tavolo delle associazioni per decidere che fare’.

Boschiroli insiste sulle motivazioni di fondo di questo deciso ‘no’ alla tari e sul fatto che l’impresa famigliare, che costituisce la quasi totalità delle imprese del commercio e dell’artigianato rappresenta un valore aggiunto per l’economia del territorio, perché ‘crea valore nel locale’. E mostra scetticismo riguardo le assicurazioni del Comune che dal prossimo anno le modalità di calcolo della Tari saranno riviste: “Davvero si può credere che negli ultimi tre mesi dell’anno Comune e gestore del servizio riescano a produrre calcoli precisi della produzione puntuale dei rifiuti per singole categorie di utenze? Non ci sono riusciti in 15 anni, da quando c’è la legge Ronchi e ci dovrebbero riuscire adesso, in pochi mesi e con il vertice di Aem in scadenza? Non prendiamoci in giro”.

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