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Terrorismo, lente puntata sui viaggi di Bosnic: un kosovaro 22enne espulso Ma lui si difende

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Una raffica di soggetti sospetti ‘radiografati’ come possibili sostenitori della jihad, sotto controllo i centri islamici ed espulsioni dall’Italia per presunti legami con il terrorismo. L’obiettivo, per il Ministero dell’Interno, è quello di adottare misure di massima sicurezza proprio perché ci si trova di fronte ad una minaccia che può attuarsi in qualsiasi parte del  continente e che è sostanzialmente imprevedibile. Il livello di attenzione e di osservazione di possibili soggetti particolarmente attivi ha riguardato anche la comunità di kosovari residente nel nostro territorio, e in particolare dopo la presenza, avvenuta nella seconda parte del 2011, dell’imam salafita bosniaco Bilal Bosnic a Cremona e nel centro islamico di Motta Baluffi (nella foto un sermone di Bosnic a Motta Baluffi), dove il predicatore itinerante, arrestato lo scorso settembre in Bosnia in un’operazione antiterrorismo, si è recato per alcuni sermoni. Una presenza, la sua, molto significativa, in particolare a Motta Baluffi, dove il quel momento mancava una guida: il vecchio capo della comunità aveva infatti lasciato per trasferirsi in Germania. E’ in questo ambito che l’attenzione si è concentrata sulla comunità di kosovari davanti alla quale Bosnic andava a parlare, ed è in questo ambito che si inquadra l’espulsione di lunedì del kosovaro Resim Kastrati, alias Obeidullah, 22 anni, residente a Pozzaglio, in Italia dal gennaio del 2009. Il giovane, macellaio disoccupato, aveva effettuato una richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, ma la sua richiesta era stata bloccata in quanto personaggio già sotto controllo. Per il Viminale, “la sua presenza costituisce una minaccia per la sicurezza dello Stato”. Dunque, espulso.

L'avvocato Curatti

Il 22enne avrebbe esultato sui social network in occasione dell’attentato di Parigi e sarebbe stato pronto a raggiungere la Siria per unirsi allo Stato islamico e a sacrificarsi “in nome del profeta”. “Siamo in un contesto di particolare tensione”, ha commentato il suo legale d’ufficio, l’avvocato Luca Curatti, “ma ciò non toglie che l’attività difensiva nei confronti di chiunque sospettato, anche di terrorismo, debba essere esercitata con particolare attenzione alla verifica degli elementi di prova a sostegno di chi richiede la convalida di un provvedimento di accompagnamento alla frontiera di qualunque extracomunitario”. Resim Kastrati, che ha aggiunto alle proprie generalità il nome islamico di Obeidullah, si è difeso dalle accuse, ammettendo sì di aver esultato in occasione dell’attentato di Parigi, ritenendosi offeso per il tenore delle vignette satiriche, ma negando di essere affiliato ad alcuna organizzazione terroristica, né tantomeno di aver agevolato altre persone a commettere reati di questo tenore, e neppure di aver supportato la jihad in Kosovo e in Siria. “Ha anche negato”, ha aggiunto il legale, “di essere stato intenzionato a compiere atti estremi, sacrificando la sua vita, così come ha negato il fatto di aver avuto la possibilità di reperire documenti contraffatti o armi da fuoco, né di essere intenzionato a raggiungere presunti scenari di combattimento in Siria”.

Nell’udienza di convalida, l’avvocato Curatti non ha potuto leggere e valutare le prove a sostegno dell’accusa. “Si tratta”, ha fatto sapere, “di un provvedimento che arriva da Ministero dell’Interno. Il mio cliente, che aveva chiesto di poter confrontarsi con le prove, ha segnalato di essere in Italia dal 2009, di avere un lavoro, una casa, affetti, e di essersi sempre comportato secondo le regole del nostro ordinamento”. Ci sono un paio di precedenti penali a suo carico: il primo, quando era minorenne, si è concluso con il perdono giudiziale, e l’altro è in fase di indagine, ma ha chiarito il legale, “non ha nulla a che vedere con il terrorismo”. Ieri l’avvocato Curatti, che non ha escluso di ricorrere al Tar del Lazio contro il provvedimento di espulsione, è stato contattato dai familiari di Resim Kastrati. “Al momento della convalida”, ha concluso il legale, “il mio cliente non ha accettato questo provvedimento che lo avrebbe rovinato, rimpatriandolo in Kosovo senza il suo lavoro e i suoi affetti”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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