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Morti per tumori, gli ultimi dati Asl 1280 decessi nel 2013

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Pubblicato dall’Asl il documento di programmazione per il 2015, con i dati aggiornati (al 2013) sul contesto epidemiologico provinciale. Un quadro della salute e delle malattie dei cremonesi, che contiene anche il confronto con il resto della Lombardia e della nazione, tenendo però presente che i metodi di rilevazione non sono sempre omogenei e quindi i confronti sono considerati ‘a rischio’ dagli stessi estensori. Come pure le cause di mortalità, visto che l’attendibilità dei dati è legata alla qualità molto variabile della compilazione delle schede di morte.

In  provincia di Cremona, come nel resto del mondo occidentale, si muore prevalentemente di tumore nella fascia di età tra i 45  e i 74 anni. L’analisi è stata condotta utilizzando i dati del registro di mortalità ReNCaM dell’ASL nel periodo 1998-2013. L’esame dei tassi standardizzati (TS), che tiene conto della diversa struttura della popolazione, evidenzia nel 2013: mortalità generale maggiore nel distretto di Casalmaggiore (TS = 857) rispetto ai distretti di Crema (TS = 825) e Cremona (TS = 847); mortalità oncologica e per traumatismi ed avvelenamenti maggiore nel Distretto di Crema rispetto al resto della provincia; mortalità per patologie cardiovascolari più elevata nel casalasco; mortalità per malattie respiratorie, dell’apparato digerente e per disturbi psichici più elevata nel Distretto di Cremona.
Per quanto riguarda la mortalità oncologica, il Distretto di Crema registra tassi più elevati per i tumori del polmone e dell’apparato emolinfopoietico nei maschi e del colon-retto nelle femmine; nel casalasco si osserva un eccesso di mortalità i tumori del colon-retto nei maschi e di mammella, polmone, pancreas ed apparato emolinfopoietico nelle femmine; nel Distretto di Cremona l’incremento dei tassi riguarda i tumori dello stomaco nei maschi. Per confrontare il dato provinciale con la media nazionale, lo studio ha utilizzato i dati Istat più recenti (relativi al quadriennio 2009–2011) ed è stato calcolato il Rapporto Standardizzato di Mortalità (SMR, Standardized Mortality Ratio) tra la provincia di Cremona e l’Italia (un valore superiore a 1 identifica un eccesso di mortalità; ad esempio, un SMR pari a 1,20 individua una mortalità superiore del 20% rispetto all’Italia). Nel triennio analizzato si è registrato, rispetto al dato nazionale, un eccesso di mortalità per tutte le cause del 5% per le femmine e del 6% per i maschi, con un eccesso in particolare della mortalità per tumore sia tra gli uomini (SMR = 1,17) che tra le donne (SMR = 1,14), imputabile soprattutto ai tumori all’apparato digerente (esofago, stomaco, fegato e pancreas). L’altra principale causa di morte, le malattie del sistema circolatorio, è più in linea con il dato nazionale.

MORTALITA’ PER TUMORI – Il dato nudo e crudo mostra che nel 2013  in provincia ci sono stati 1280 decessi per tumore, il 33% del totale, praticamente lo stesso delle malattie cardiovascolari (1293). Tumori all’apparato respiratorio sono stati la prima causa di morte  tra gli uomini (170 casi) mentre per le donne è stato il tumore alla mammella (100 decessi). I rispettivi tassi standardizzati, che mostrano cioè il ‘peso’ di questa causa all’interno della particolare struttura sociale e anagrafica cremonese è molto diverso: 57,3 nel primo caso, 23,5 nel secondo.

Nonostante i numeri siano più piccoli, preoccupa la tendenza all’aumento della mortalità per tumore ai polmoni nelle donne, con un SMR di 1,14 (per l’uomo  SMR 1,13, ma la tendenza è alla diminuzione); per il tumore allo stomaco l’eccesso di mortalità è evidente sia per gli uomini che per le donne, con SMR pari a 1,71 e 1,59 (in Lombardia: 1,21 e  1,14).

LA MORTALITA’ EVITABILE – Il quadro epidemiologico mostra che tra i maschi il 62,4% dei decessi “evitabili” è riconducibile ad interventi di prevenzione primaria, il 30% di igiene e assistenza sanitaria ed il 7,6% di diagnosi precoce e terapia. Femmine: il 36,9% dei decessi “evitabili” è riconducibile ad interventi di prevenzione primaria, seguito dal 35,6% di morti evitabili con diagnosi precoce e terapia e dal 27,5% con interventi di igiene e assistenza sanitaria.

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