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Nomine Aem in Consiglio comunale Pd, non si placano polemiche su Siboni

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La vicenda delle nomine Aem e in particolar modo della storica appartenenza del presidente Massimo Siboni alla compagine di Alleanza Nazionale, sta facendo discutere animatamente il centrosinistra, che in una fase di equilibri già precari, sta subendo l’ennesimo scossone, per quanto vi sia chi cerca di riportare gli animi alla calma.

LA MOZIONE DI NCD – Intanto il centrodestra non perde occasione per soffiare sul fuoco della polemica, tanto che il caso delle nomine Aem, a lungo contestate, sarà tra i primi argomenti in discussione nel Consiglio comunale di lunedì, con una mozione presentata da Federico Fasani (Ncd), con cui si chiede qual è l’indirizzo politico dell’Amministrazione in merito alla riqualificazione strategica di Aem. Ma Fasani non si esimerà certo da parlare anche delle nomine e soprattutto dei criteri nella scelta, che deriverebbe dal rapporto di amicizia con Galimberti e l’assessore Manzi. “Devo ammettere che il metodo e i criteri utilizzati nelle nomine del CdA di Am sono davvero innovativi – commenta il consigliere -. Mentre la vecchia politica si arrovellava per “trovare la quadra” tra i partiti politici, il sindaco che farà nuova la città taglia corto e sceglie direttamente tra gli amici suoi e dell’assessore Manzi”.  Un criterio che Fasani contesta apertamente: “Mi chiedo come si stiano sentendo gli oltre 50 aspiranti manager che in assoluta buona fede hanno consegnato i loro curricula per confrontarsi con la possibilità di un incarico così prestigioso – evidenzia -. E’ assolutamente legittimo che il sindaco nomini chi vuole, compresi i propri amici, ma è altrettanto legittimo ritenere che chi ha presentato il curriculum avesse dovuto sapere che l’essere amici evidentemente era un fatto non irrilevante. O è una coincidenza? Credo che ci siano una cinquantina di persone che si aspettano delle scuse dal sindaco”.

Fasani, con la sua interrogazione, punta quindi sulla composizione del Cda. “La riconfigurazione strategica di Aem S.p.A., società partecipata al 100% dal Comune di Cremona, implica che la stessa, liberata da compiti gestionali diretti, assuma un ruolo fondamentale nelle partecipazioni per conto del Comune – si legge nel documento. Il legame con il territorio ed il suo radicamento implicano che Aem mantenga nella sua azione la massima trasparenza ed il pieno rispetto degli indirizzi dell’amministrazione e del Consiglio Comunale. E’ pertanto essenziale che si vada verso una razionalizzazione ed un deciso ridimensionamento della composizione dei cda delle partecipate, specie nelle società operative dove sarebbe auspicabile la scelta dell’Amministratore Unico quale organo direttivo”. Inoltre, “se si vuole davvero ridurre le spese della politica, si metta mano da subito alla riduzione dei componenti dei Consigli di amministrazione partecipati dal Comune”. Sarebbe quindi buona cosa: “ripensare la governance di Aem per rafforzare il legame con il territorio e con i cittadini che sono, di fatto, i veri azionisti e non solo gli utenti finali; impegnarsi affinché Aem imposti una relazione strutturata con il Consiglio comunale per acquisirne puntualmente gli indirizzi e con le commissioni consiliari competenti per momenti informativi e periodici; prevedere una razionalizzazione netta nel numero dei componenti dei Consigli di Amministrazione delle società del gruppo, già a partire da Aem S.p.A. di cui è prossima l’assemblea; scegliere un amministratore unico per le società operativa”. Si chiede quindi al sindaco quale sia “l’indirizzo politico del sindaco e della Giunta in merito alle questioni sopra citate?”.

IL CASO SIBONI E IL TERREMOTO NEL PD –  Non c’è molto da stare sereni all’interno del Partito Democratico, dunque, dove la vicenda nomine sta diventando sempre più scomoda e sollevando non poche perplessità anche tra i membri più fedeli.

Già nei giorni scorsi Luca Burgazzi, consigliere comunale, Pd, aveva espresso la propria perplessità sulla vicenda, sottolineando di non aver “mai apprezzato dirigenti pubblici buoni per tutte le stagioni o amministrazioni” e che “l’appartenenza politica influenza il modo di vedere e agire nella società e non è qualcosa che si possa spegnere a comando”. Allo stesso modo anche il segretario cittadino, Roberto Galletti, aveva espresso la propria sorpresa, evidenziando di non aver avuto “alcun confronto con il sindaco” su questo tema. Tuttavia ora bisogna “pensare ai veri problemi della città”.

Una posizione simile quella di Roberto Poli, convinto che la polemica sia stata “sollevata dal centrodestra per nascondere quello che è il vero problema sul tavolo, ossia l’indebitamento di Aem, pari a cento milioni di euro. Un problema la cui soluzione potrebbe comportare scelte drastiche. Qui c’è un disegno del centrodestra per distogliervi l’attenzione. Anche il parallelismo con il caso Albertoni è irreale, in quanto si tratta di situazioni molto diverse: la militanza di siboni in An è stata infatti transitoria, datata e priva di rilevanza”.

Molto dura invece la posizione del parlamentare Luciano Pizzetti, che prende le difese dell’amministrazione comunale e di Siboni: “La scelta del suo nome da parte del sindaco Galimberti è stata oculata e giusta” ha commentato Pizzetti, che invece si schiera contro “l’incoerenza di quei ‘rivoluzionari’ del Pd che gridarono allo  scandalo e all’inciucio quando Franco Albertoni venne confermato dalla giunta Perri e per questo venne additato al pubblico ludibrio e che ora non dicono nulla”. Ma Pizzetti non condanna una scelta che condivide, nè chi oggi non protesta, ma piuttosto “il vociare ingiusto di allora contro la conferma della nomina di Albertoni”.

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