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Atti di autolesionismo, Sappe: 'Personale stanco Chiediamo nuova ispezione'

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“Nel carcere di Cremona picchi di stress pazzeschi per il personale. Non si può continuare così”. E’ il commento del segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece, dopo gli ultimi eventi registrati a Cà del Ferro. “Stanotte – spiega Capece al telefono e in una nota – un detenuto ha ingerito candeggina ed è stato necessario il trasporto in ospedale (non risulta grave, ndr), sabato un altro detenuto si è lesionato il corpo e sempre sabato un terzo si è intossicato con psico-farmaci e in più un altro è stato colpito da infarto”. “C’è il serio rischio di subire in prima persona forme di follia da parte di alcuni detenuti. Come si può lavorare in queste condizioni?”, domanda l’esponente del sindacato. “Quello che accade ogni giorno nel carcere di Cremona – aggiunge – è sintomatico di una ingovernabilità e di una disorganizzazione da parte del direttore del carcere e del comandante del reparto di polizia penitenziaria rispetto alle quali l’Amministrazione della giustizia regionale e nazionale non può continuare a restare inerte ma deve quanto prima procedere ad avvicendamenti con altri dirigenti e funzionari evidentemente più stimolati professionalmente. La gestione si è dimostrata fallimentare. Tanti eventi critici e con frequenza elevata. Qualcosa non funziona”.

“Perché succedono tutte queste cose a Cremona? Possibile – prosegue Capece ricordando ancora una volta i numeri dell’anno scorso e il confronto con strutture più grandi – che qui, con 417 detenuti, meno della metà di quelli presenti a San Vittore a Milano (965)  e un terzo di quelli ristretti a Opera (1.271), ci sono stati nel 2014 più episodi di autolesionismo (120) che nei due penitenziari milanesi (46 a San Vittore, 35 a Opera)? Come mai a Cremona 17 detenuti hanno tentato il suicidio nel 2014 rispetto ai 4 di Opera e ai 14 di San Vittore, con un numero di presenze nettamente superiore? E allora che senso ha dire che tutto va bene, arrivando a minacciare ritorsioni ai nostri sindacalisti che ci raccontano quel che succede tra le mura del carcere di via Palosca? Noi non siamo visionari. Serve altro. Sarebbe ora di cambiare direttore e comandante a Cremona”.

C’è poi il problema numerico del personale: “La questione è sempre la stessa. Si continuano ad aprire padiglioni e i detenuti aumentano, ma il personale è sempre quello. E, complice il taglio del turnover (il ricambio dopo i pensionamenti è solo parziale), non si riescono a mandare agenti giovani. Il personale oggi è stanco demotivato. Oltre a chiedere rinforzi e lo sblocco del turnover invitiamo il provveditore regionale ad avviare una nuova ispezione per verificare nel dettaglio le disfunzioni del carcere di Cremona e per emettere i dovuti provvedimenti di concerto con il Dipartimento di amministrazione penitenziaria”.

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