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Le parole dei sindacati di polizia dopo la visita del viceministro dell'Interno

Bubbico

Sopra, il viceministro Bubbico a Cremona (foto Sessa)

Dopo la visita del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico a Cremona arrivano le dichiarazioni dei sindacati di polizia.

SINDACATO SAP – Il Sap, con una nota della segreteria provinciale guidata da Gianluca Epicoco, comunica di aver consegnato all’esponente del Governo (“durante l’incontro avuto tra il viceministro e i rappresentanti locali dei sindacati di polizia”) un corposo dossier contenente tutti gli articoli di stampa apparsi sulle testate giornalistiche locali nell’ultimo anno in cui sono state denunciate le carenze e i malfunzionamenti dell’apparato della sicurezza cremonese.

“Nella voluminosa rassegna stampa”, si legge nel comunicato diffuso dal sindacato, “sono state ripercorse tutte le ‘battaglie’ del Sap, come ad esempio quelle storiche della cittadella della sicurezza e dell’accorpamento delle sale operative, la questione delle carenze di divise e di mezzi per la Questura e le specialità, la carenza di fondi per la riparazione delle autovetture, l’emergenza profughi e la tutela sanitaria degli operatori, le croniche vacanze di organico e il progetto di chiusura degli uffici di polizia, come la polizia postale, in previsione con la spending review, l’attuale emergenza degli uffici investigativi della Questura, la razionalizzazione delle risorse attraverso il recupero del personale in servizio presso la Prefettura, la enormi difficoltà della polizia stradale e ferroviaria anche in rapporto alla prossima apertura dell’Expo e tutto ciò che con costanza e perseveranza, anche attraverso numerose manifestazioni pubbliche, alcune delle quali molto eclatanti, il Sap ha realizzato nell’ultimo anno”.

Il Sap, inoltre, ha fatto presente al vice ministro “la necessità di maggiori investimenti sul fronte della sicurezza anche alla luce dei recenti fatti della cronaca internazionale che rendono imprescindibile garantire in maniera seria la sicurezza dei cittadini, cittadini che hanno bisogno di meno forze di polizia, organizzate in maniera razionale e senza sprechi o duplicazioni di competenze”. Per il Sap “anziché discutere quindi di numeri identificativi da stampigliare sui caschi o sulle divise o sull’introduzione del reato di tortura per andare a penalizzare ancora di più gli operatori, andrebbe ripensato tutto il sistema della sicurezza nazionale che va resa più snella, con operatori formati per combattere le emergenze attuali e con le risorse necessarie a garantirne il reale funzionamento”. Il sindacato si è poi detto “critico sulla prossima partenza a Cremona del numero unico 112 per le chiamate di emergenza, numero al quale risponderà personale di un call center di Brescia che poi dovrà provvedere a smistare le chiamate alle sale operative di polizia, carabinieri o guardia di finanza a seconda delle competenze, non portando quindi nessun beneficio reale in termini di razionalizzazione delle risorse ma rischiando anzi di aumentare i disagi per i cittadini che potrebbero addirittura attendere per più tempo gli interventi di emergenza”.

SINDACATI SILP-CGIL E UIL-POLIZIA – Una nota è stata diramata anche dai sindacati di polizia Silp-Cgil e Uil-Polizia, in modo congiunto con la firma dei segretari provinciali Guido Ettari e Addolorata Meli. “Molti sono i temi che vorremmo affrontare con lei – scrivono rivolti al viceministro – forti anche della sua esperienza consolidata di governo, dalla annosa carenza di personale che affligge tutta la provincia comprese le specialità e la Questura, alle gravi ristrettezze logistiche sia della Questura che del commissariato di Crema, che immaginiamo potrebbero essere risolte velocemente con il buon governo della cosa pubblica, riutilizzando, ad esempio strutture già esistenti”. “Noi – si legge ancora – non vogliamo venire meno al nostro mandato sindacale e lasciarci andare a elucubrazioni che non ci appartengono, come la richiesta di chiudere uffici o strutture perché considerate da qualcuno non necessarie, come lo smantellamento di sorveglianza e uffici della Prefettura: riteniamo infatti che diminuire la presenza di personale in quegli uffici, sia, in questi tempi di guerra terroristica islamica integralista, in antitesi con la necessità di garantire la massima protezione degli organi di governo. Si chiede di ridurre o chiudere, in nome di una presunta riorganizzazione delle misere risorse umane esistenti, ma ci permettiamo di esternare che per noi, questa, è una visione parziale e paradossale di una situazione alla quale non si sarebbe dovuti giungere, se solo si fosse guardato in prospettiva e lungimiranza nel corso degli ultimi venti anni”.

“Crediamo piuttosto – sottolineano i due sindacati – che la migliore efficienza in questo momento si ottenga con l’assumere nuovo personale, al fine di garantire lo svolgimento dei compiti istituzionali, col bandire nuovi e continui concorsi, cronicamente deficitari nella polizia di Stato, come il concorso viceispettori bandito dopo 15 anni, di colmare la carenza dei sottoufficiali di 8mila/9mila unità, di accorpare polizia e carabinieri con centrali operative unificate in strutture logistiche del demanio, senza costi di locazione nel solco di una sapiente e equilibrata gestione del patrimonio immobiliare dello Stato. Il continuo taglio dei presidi di polizia non è a nostro avviso giustificabile nell’ottica della sicurezza dei cittadini, e del know how di centinaia di poliziotti che devono continuamente ricollocarsi. I tagli, paradossalmente, riguardano esclusivamente la polizia di Stato e non altre forze di polizia. Per non affrontare il tema penoso della riforma del regolamento di disciplina 73781, fermo a 35 anni fa, con le logiche conseguenze di una completa mancanza di attualità, di un regolamento corrispondente alle esigenze di oggi con un reale contraddittorio fra le parti, e con una diversa impostazione. La carenza di vetture e moto con colori d’istituto che rendono il servizio nella mente dei colleghi una continua farsa che si traduce in un impedimento nell’ausilio alla pattuglia o all’assolvimento di un servizio. Ci chiediamo fino a quando dovremo assistere al decadimento della polizia in questo Paese, cofondatore dell’Unione europea e che siede al tavolo dei grandi della Terra. Ci auguriamo pertanto che oggi il viceministro possa portare con sé al Viminale un pezzo di giuste rivendicazioni di Silp-Cgil e Uil-Polizia, come principi ispiratori per una nuova rimodulazione di questa nostra Amministrazione per il bene e la sicurezza di tutti”.

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