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Il mercato in via Monteverdi fa litigare Ascom e Confesercenti

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A volte ritornano, le battaglie per lo spostamento del mercato dal centro storico alla periferia. Il fuoco alle polveri, riesumando una polemica che sembrava morta e sepolta, lo dà Fausto Casarin, presidente di Ascom Confcommercio, associazione di categoria prevalentemente rappresentativa della sede fissa ed è rivolta contro Confesercenti, a cui sono iscritti la quasi totalità degli ambulanti della piazza cremonese.

“Il ritorno al passato – attacca Casarin, succeduto ad un quindicennio di presidenza Pugnoli lo scorso autunno -con il ricollocamento in via Monteverdi delle bancarelle ha portato, ed era prevedibile, al riaccendersi delle proteste dei nostri associati. Con le imprese che lamentano come, a causa di furgoni e ombrelloni, le vetrine siano completamente oscurate, almeno su uno dei due lati della via. Tutti, invece, sono chiamati a convivere con i problemi legati al carico e scarico o con le difficoltà, per i clienti, di raggiungere i negozi. Con le conseguenze che si possono intuire: in un bilancio tra i disagi e i vantaggi per un accresciuto flusso di passaggio sono i primi a prevalere”.

Secondo punto, la viabilità. “Con l’avvio di Expo – sostiene  Confcommercio – sarebbe stato importante valorizzare le vie di accesso al Museo del Violino. In questo modo non si promuove certo la città e la sua identità. Era davvero così urgente? Il Comune sta mettendo a punto il piano di riassetto della viabilità e della sosta. Non si poteva inserire anche questo provvedimento nel progetto generale? Se si volevano proprio riportare le bancarelle in via Monteverdi almeno si dovevano scegliere quelle che non richiedono un furgone, come già avviene per alcune vie del centro. Tenendo fede all’accordo di ‘buon senso’, anche se non scritto, che era stato raggiunto con tecnici e Amministratori (anche se dell’esecutivo precedente). In questo modo si sarebbe favorito il passaggio su entrambi i marciapiedi evitando che la “strettoia” tra camion e vetrine venga percorsa solo da chi va di fretta. Abbiamo già in programma, sul riassetto del centro, un incontro con il sindaco e i suoi assessori. Anche il mercato è tra le priorità da affrontare. Ci poniamo con volontà sincera di dialogo, consapevoli che siamo tutti imprenditori del terziario, senza porre veti al mercato (nonostante lo spostamento resti, per noi, la soluzione migliore), ma accettando bancarelle che non rappresentino muri ad un passo dalle nostre vetrine. Si colga questa disponibilità e lo si traduca in un’azione concreta ed efficace”.

LA REPLICA DI CONFESERCENTI – Durissime le repliche di Giorgio Bonoli, direttore Confesercenti e Agostino Boschiroli, presidente gruppo Anva. “Ascom parla di mancato confronto?”, afferma Bonoli. “E’ forse quello che ci insegnano a Crema, dove ad ogni incontro per parlare di mercato arriva un diverso rappresentante che è all’oscuro di  quello di cui s’è parlato la volta prima e non si riesce mai a portare avanti una cosa? E’ la stessa Ascom che a Crema ritiene il mercato tanto strategico da prendere in mano quello domenicale di via Verdi e che invece a Cremona è tanto infastidita dalla sua presenza?

“Credo – aggiunge Bonoli – che Ascom abbia fatto un po’ di confusione su come sono andate le cose in questi quattro anni e i suoi nuovi vertici farebbero meglio a confrontarsi con chi li ha preceduti. Il tentativo di confrontarci sul tema lo abbiamo fatto più volte. Personalmente avevo chiesto all’ex vicepresidente (Sergio Vacchelli, che ha negozio proprio in via Monteverdi, ndr) , lo scorso ottobre, di contattarmi per dipanare tutti i nodi che potevano derivare dal ritorno in via Monteverdi. Ho lasciato i miei recapiti al negozio, non mi ha mai più richiamato. Il gruppo ambulanti di Confcommercio, la Fiva,  non si è mai visto nei tavoli comunali sul tema, sono venuti solo all’ultimo, quello in cui si parlava degli spostamenti per la festa del Torrone. Ed eravamo pure tutti d’accordo”.  Bonoli ricorda poi il ruolo che il mercato ha come fattore attrattore in centro storico (91mila presenze in città il mercoledì e il sabato; 45mila negli altri giorni) e bolla come una polemica fine a stessa quella innescata oggi da Casarin. “Non ha senso quello che dicono sulla viabilità, il Museo del violino è raggiungibile comunque grazie all’inversione di via Ala Ponzone, e non credo proprio che il Comune sia indifferente al tema della visibilità del Museo stesso durante Expo”.

“Ma di quale bandiera parlano?”, conclude Bonoli.”L’amministrazione  comunale è stata non solo corretta, ma ha finalmente risolto un problema di sicurezza e qualità mercatale che era rimasto in sospeso da almeno quattro anni, tanto è durato il lavoro che si è concluso nelle scorse settimane. Se poi loro ai tavoli di lavoro non erano presenti, non so che dire”.

Per Boschiroli si tratta non solo di difendere il lavoro fatto, ma anche di restituire dignità ad una categoria. “Mi stupisce che un presidente di categoria usi il termine bancarelle, quelle le usiamo per fare i picnic, qui invece si tratta di aziende iscritte in Caamera di Commercio e  che pagano le tasse.

“Se proprio vogliono polemizzare, lo facciano conoscendo le cose. La Legge 6 del 2010 di Regione Lombardia all’art. 16 prevede che non possano ‘essere create zone a tutela della sede fissa’. Di cosa sta parlando, allora il presidente Ascom? Tutte le operazioni di posa dei banchi in via Monteverdi  sono state seguite dai Vigili, i marciapiedi sono sgombri; tra banco e banco abbiamo lasciato 70 cm e non i 50 di legge per favorire i passaggi. E poi come si fa a dire che non c’è stata concertazione? E durata quattro anni la sperimentazione, moltissimi incontri ai quali spesso Confcommercio non c’era. Quanto ai furgoni vicini ai banchi, è la stessa legge ad imporlo per ragioni di sicurezza e sono solo cinque o sei quelli che per tipologia possono essere montati senza furgone appresso. E poi è incomprensible il richiamo all’accordo ‘di buon senso’. Io non ricordo proprio nessun accordo di buon senso, per me valgono le ordinanze: se poi qualcuno sa di accordi non ufficiali, li porti allo scoperto”.

Un mercato dislocato fuori dal centro storico creerebbe, conclude Boschiroli, “un ennesimo vuoto nel centro della città, come le tante vetrine spente della sede fissa. E’ possibile che il problema dell’oscuramento delle vetrine sia sentito solo in via Monteverdi? Non è attraverso comunicati  stampa che ci si confronta, ma andando alle riunioni. In caso contrario, non resta che chiudere le porte al confronto”.

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