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Con Dianne Reeves il Cremona Jazz ha chiuso in bellezza

Foto: Sessa

C’è una ragione se l’inglese americano, lingua della terra di origine del jazz, ha coniato il termine “vocalist”: perchè artisti come Dianne Reeves non sono soltanto cantanti, ma sanno usare la voce come uno strumento musicale.

Ha conquistato un auditorium sold out Dianne Reeves nel concerto di chiusura della rassegna Cremona Jazz, ieri a Palazzo dell’Arte dove il pubblico – forse per la prima volta in assoluto – a fine serata si è alzato in piedi per omaggiarla. Un’ora e mezza di pura energia con il sound che partendo dalle note di Detroit dove la cantante è nata, ha spaziato verso r&b e afrocubana, in un crescendo di emozioni.

Reeves ha salutato Cremona dopo il pezzo di apertura “restate seduti e pensate solo a rilassarvi, io qui mi sento a casa” ha detto. E ancora, l’artista ha raccontato che dopo aver visitato la città di Stradivari, non riuscirà più a guardare la effe degli archi nello stesso modo. A proposito di strumenti, apprezzate anche le esecuzioni della band che ha aperto la serata fra scherzi e sfide a suon di musica.

Poi l’attenzione è stata subito calamitata da Reeves con brani tipicamente jazz come “the man i love” e un testo traboccante d’amore espresso con voce calda e suadente. Dalle atmosfere intimiste si è passate a quelle ritmate che hanno quasi spinto il pubblico a ballare, senz’altro a sperare che quella di Cremona Jazz sia la prima edizione di una lunga serie.

Federica Priori

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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