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'Falsi' ciechi e medici In sette dal gup per truffa e falso

Nella foto, la conferenza stampa della guardia di finanza del primo aprile scorso

Il caso dei presunti ‘falsi ciechi’ finiti nel mirino della guardia di finanza di Cremona è approdato in udienza preliminare. Sette le persone finite davanti al giudice Letizia Platè: i due presunti falsi invalidi, accusati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, e cinque medici che devono rispondere di falsità materiale in atto pubblico. In realtà, secondo l’accusa, i due presunti falsi ciechi, uno parziale e l’altro totale, entrambi 72enni residenti in provincia di Cremona, un ex ferroviere e un geometra in pensione, si muovevano con la massima disinvoltura e senza bisogno di alcun aiuto.

Un caso delicato, affidato ora agli accertamenti del perito del giudice. L’esperto, che sarà nominato il prossimo 24 giugno, data di rinvio dell’udienza, dovrà stabilire l’esatta portata delle tipologie di cui i due anziani soffrirebbero. Questa mattina, intanto, l’Inps si è costituita parte civile solo nei confronti dei due presunti falsi invalidi, e non nei confronti dei medici, che secondo la procura, rappresentata dal pm Fabio Saponara,  avrebbero certificato le invalidità, con un danno complessivo per l’Inps pari a 45mila euro.

Per l’accusa, infatti, l’ex ferroviere, difeso dall’avvocato Ada Ficarelli, avrebbe percepito per 17 anni senza averne diritto l’indennità speciale quale cieco parziale “ventesimista”, procurandosi un ingiusto profitto di oltre 27 mila euro di contributi, mentre il geometra in pensione, assistito dall’avvocato Filippo Rizzi, si sarebbe procurato in due anni un ingiusto profitto di oltre 17 mila euro di contributi ottenuti a titolo di indennità di accompagnamento quale cieco assoluto.

Secondo le carte, l’ex ferroviere, dal 1997 era cieco ventesimista (un tipo di cecità parziale, con un visus che non arriva a 1/20 della percezione visiva complessiva). Nel suo caso, ad insospettire in finanzieri erano stati due documenti contraddittori. Il primo, redatto nell’agosto 2011 della locale commissione medica Asl per il rinnovo patenti, lo definiva permanentemente non idoneo alla guida, mentre nel marzo del 2012 il secondo documento della stessa commissione lo dava invece idoneo alla guida senza necessità di alcun tipo di correzione.

“Il problema sarà quello di quantificare il residuo visivo”, ha detto l’avvocato Ficarelli. “Al mio cliente è stata diagnosticata una ipoplasia del nervo ottico, lui si è sottoposto a tutte le varie visite, comprese quelle ordinate dal tribunale nelle cause previdenziali”. “Non ci siamo inventati nulla”, ha ribadito il legale, “il mio assistito ha lavorato per più di 30 anni e poi ha perso il lavoro proprio a causa di questo difetto visivo”.

Il medico finito davanti al giudice per il caso dell’ex ferroviere è il presidente della commissione medica locale patenti Asl di Cremona, difeso dall’avvocato Paolo Vezzoni, che in occasione del rilascio della patente di guida avrebbe confezionato un atto falso certificando condizioni visive non veritiere, attestando di aver visitato il paziente e giudicandolo permanentemente non idoneo alla guida.

L’ex geometra, invece, nel 2010 è stato riconosciuto cieco parziale, e nel 2012 cieco totale. Una situazione non veritiera, per la procura, nella quale sarebbero coinvolti anche quattro medici: il medico di base, che nel 2012 gli avrebbe diagnosticato patologie tali da poterlo definire cieco assoluto e non deambulante, uno specialista di oftalmologia che ne avrebbe confermato la diagnosi, facendo scattare la procedura per la richiesta di riconoscimento della pensione di invalidità, il presidente della commissione sanitaria unica dell’Asl e un altro medico della commissione specialista in oftalmologia. Questi ultimi due avrebbero confezionato un atto falso, certificando condizioni visive non veritiere, dichiarandolo cieco assoluto, ed esonerandolo da ulteriori visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante.

“Il fatto che l’Inps non si sia costituita parte civile nei confronti dei medici”, hanno commentato gli avvocati Francesco e Fabio Fasani, difensori del presidente della commissione sanitaria unica dell’Asl, “conferma quella che fin dall’inizio è stata la nostra convinzione: il nostro assistito, che oculista non è, ha operato in maniera ineccepibile, limitandosi a condividere un giudizio medico legale assolutamente corretto alla luce della documentazione medica e degli accertamenti effettuati. Siamo pertanto fiduciosi che il processo non possa che portare ad una sentenza di non luogo a procedere per il nostro cliente”.

Gli altri medici sono invece difesi dagli avvocati Flavio Dalla Giovanna, Paolo Vezzoni e Francesco Gianzini.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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