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'Ndrangheta, Aemilia: nuovi arresti Soldi sporchi, ordinanza anche per superboss Nicolino Grande Aracri

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AGGIORNAMENTO – Nuova tranche dell’operazione Aemilia contro l’assalto della ‘ndrangheta cutrese fra Emilia e Lombardia: eseguite dai carabinieri altre misure di custodia cautelare, emesse su richiesta della Dda di Bologna nei confronti di nove persone, fra cui alcuni esponenti della ‘ndrangheta emiliana attiva tra Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena e operante anche a Verona, Mantova e Cremona. L’operazione ha portato al sequestro di società, beni e attività commerciali nella disponibilità della cosca.

Sono state decine le perquisizioni sul territorio nazionale, scattate pure a carico di liberi professionisti. 

Le indagini, condotte dai carabinieri dei comandi provinciali di Modena e Parma, oltre che dal Ros di Roma, mettono al centro l’infiltrazione della ‘ndrangheta emiliana, articolazione della cosca Grande Aracrì di Cutro (Crotone), nel tessuto economico nazionale e locale, attraverso la costituzione di varie società di capitali. Cosca che, come noto, ha da tempo messo radici nel Cremonese.

I destinatari di provvedimenti di arresto in carcere sono il superboss Nicolino Grande Aracri, il 48enne cutrese Alfonso Diletto, il 48enne di Locri Michele Bolognino e il 61enne reggiano Giovanni Vecchi, arrestati ma ai domiciliari Domenico Bolognino, 24enne di Locri, Jessica Diletto, 24enne di Parma, Francesco Spagnolo, 24enne di Guastalla, la 61enne di Montecchio Emilia Patrizia Patricelli e il 65enne egiziano Ahmed Ibrahim Abdelgawad.

Le accuse sono di trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante di aver agito per agevolare l’associazione mafiosa. Alfonso Diletto, Patricia Patricelli e Giovanni Vecchi sono accusati anche di impiego di denaro, beni o utilità di illecita provenienza, contestazione secondo gli investigatori sempre aggravata dall’aver agito in favore della consorteria ‘ndranghetista.

Scattati sequestri preventivi per 330 milioni di euro: sigilli a società, beni e attività commerciali fra le province di Reggio Emilia, Parma e Roma e a Malta.

Tra le società sequestrate spiccano la Sve Group e la Save Engineering di Montecchio Emilia e la Impregeco di Roma.

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