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Cattedrale gremita sabato sera per l'incontro con il cardinale Scola

Cattedrale gremita sabato sera per l’incontro con il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e metropolita di Lombardia, che ha preso parte al convegno diocesano organizzato per inaugurare il nuovo anno pastorale. Come racconta il sito della Diocesi di Cremona, gli operatori pastorali dell’intera Chiesa cremonese si sono radunati per riflettere su un tema affascinante e attuale: «In Gesù una nuova umanità. L’incontro con l’altro e la costituzione di una nuova identità sociale ed ecclesiale». Il porporato, accompagnato dal vescovo Dante, è apparso alle 21 precise dinanzi al portone del Duomo ed è stato subito accolto dal parroco, mons. Alberto Franzini e dal presidente del perinsigne capitolo, mons. Giuseppe Perotti. Dopo una breve preghiera presso la cappella dell’Adorazione, il cardinale si è portato sul presbiterio per ricevere il saluto del vescovo Dante.

Mons. Lafranconi ha spiegato all’arcivescovo il desiderio dell’intera diocesi di riflettere sul prossimo Convegno di Firenze che, nelle sue conclusioni, certamente illuminerà quegli aspetti pastorali che vanno approfonditi e potenziati: l’iniziazione cristiana, la famiglia e i giovani. Il presule non ha poi dimenticato l’imminente Giubileo della misericordia, la testimonianza di centinaia di cristiani perseguitati nel mondo e la canonizzazione del prete cremonese Beato Vincenzo Grossi, il prossimo 18 ottobre in Vaticano.

Un breve indirizzo di saluto è stato anche rivolto al porporato dal parroco, mons. Alberto Franzini che ha illustrato brevemente la serata, che è stata aperta da alcune poesie, declamate dai giovani attori Mattia Cabrini e Francesca Poli, sul tema del nascere e del morire. E mentre le parole rieccheggiavano tra le volte dell’edificio sacro, fasci di luce evidenziavano alcuni degli affreschi della navata centrale che raccontano il nascere e il morire di Gesù, quell’uomo nuovo che rende, chi lo segue, più uomo.

Scola esordendo a braccio ha magnificato le bellezze architettoniche e pittoriche della Cattedrale – «da quarant’anni che non ci entro» ha confidato – e ha ricordato l’antica amicizia col Vescovo Dante col quale condivide le comuni origini lariane. Particolarmente denso e ricco di riferimenti biblici l’intervento preparato dall’arcivescovo ambrosiano. Nella prima parte il porporato si è soffermato sull’incontro con l’Altro – inteso come Cristo – genesi di una nuova identità ecclesiale. «La comunità cristiana – ha esordito – si caratterizza per essere sempre una comunità di discepoli, cioè una comunità di uomini e donne permanentemente alla sequela di Gesù. L’altro da ospitare nella nostra vita è prima di tutto l’Altro con la “A” maiuscola, cioè Gesù che ci viene incontro e ci chiama a seguirlo».

Nella seconda parte del suo intervente il card. Scola ha spiegato che dall’identità ecclesiale nasce un’indomabile tensione sociale. «La Chiesa – ha proseguito – scaturita dall’incontro e dalla sequela di Gesù, è luogo di umanità redenta e rinnovata e vive della stessa apertura universale, cattolica, del Suo Signore. La dimensione dell’incontro con l’altro, con il diverso non è, pertanto, un optional ma caratterizza tutta la Chiesa che vive inesorabilmente nella storia. Non è legata solo un frangente storico radicalmente inedito come il nostro, nel quale una tale dimensione si impone a tutti i livelii. Incontrare l’altro è la modalità propria di essere “discepolo missionario”».

Infine da parte del card. Scola l’invito a percorrere sempre e dovunque la strada della testimonianza soprattutto in alcuni ambiti essenziali: gli affetti, il lavoro, il riposo e la festa, l’educazione, il dolore, la giustizia. Testimonianza, però, che non è solo buon esempio, ma che deve giungere fino alla conoscenza adeguata della realtà e diventare così comunicazione della verità.

Al termine della prolusione il cardinale ha risposto ad alcune domande del pubblico che vertevano in modo particolare sul senso della sequela di Cristo, della testimonianza evangelica e del rapporto tra misericordia e verità. La serata si è quindi conclusa con il canto gioioso dell’Alleluia intonato dal Coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi e accompagnato al grande organo dal maestro Fausto Caporali. E prima di riprendere la strada del ritorno a Milano il cardinale si è soffermato ad ammirare il catino absidale splendidamente illuminato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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