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Frode al Fisco, Reboani condannato per aver ricevuto fatture false

Assolto dall’accusa di aver emesso fatture per operazioni inesistenti, condannato a due anni e sei mesi per aver ricevuto e utilizzato fatture false dagli altri coimputati negli anni 2007, 2008, 2009 (le altre contestazioni sono cadute in prescrizione). E’ quanto deciso dal giudice Francesco Sora che oggi, dopo un lungo processo, ha emesso sentenza nei confronti di Giuseppe Reboani, ex legale rappresentante della Reboani Pavimenti Srl, coinvolto insieme ad altre persone in un’inchiesta portata avanti dalla guardia di finanza su una maxi evasione per milioni di euro sviluppatasi tra il  2005 e il 2009. Reboani ed altri sei imputati erano accusati di aver frodato il fisco attraverso il classico sistema dell’emissione e dell’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Oltre a Reboani, difeso dagli avvocati Paolo Fornoni e Giorgio Gallico, sono stati condannati altri cinque imputati. Per Francesco Serio, palermitano residente a Cremona, titolare dell’omonima ditta individuale, è stato invece dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Roberto Ginesi, di Aulla, legale rappresentante della Area-Gi srl e della Ediltile srl, e’ stato condannato ad un anno e undici mesi, pena sospesa; Gaetano Crivaro, cutrese residente a Castelvetro Piacentino, legale rappresentante del Consorzio Artigiani Edili, a un anno e nove mesi, pena sospesa; Ercole Salerno, cutrese residente a Castelvetro, titolare dell’omonima ditta individuale, a 2 anni e un mese; Giuliano Camposano, residente a Cutro, legale rappresentante della Edil Sud srl, un anno e sei mesi, e Giovanni Mancuso, residente a Gadesco, titolare dell’omonima ditta individuale, a due anni, pena sospesa.

Per Reboani, il giudice ha anche disposto la confisca dei beni per due milioni e 300 mila euro. Ginesi, Salerno e Serio erano difesi dall’avvocato Isabella Cantalupo, Crivaro e Mancuso dall’avvocato Marco Gamba, mentre Camposano era assistito dall’avvocato Stella Abbamonte. A suo tempo altri imputati avevano deciso la via del patteggiamento.

“I cantieri c’erano, e i lavori sono stati fatti”, ha commentato Giuseppe Reboani, “nel processo gli stessi testimoni lo hanno confermato”. Un procedimento molto lungo, quello che si è tenuto a carico di Reboani e degli altri sei imputati, nel quale la difesa ha chiamato 136 persone a testimoniare. “Io ho sempre versato l’Iva e pagato le tasse”, si è difeso il principale imputato, che nella sua lunga e conosciuta attività ha anche lavorato per la posa della pavimentazione di palazzo di giustizia. “In seguito all’indagine della finanza”, ha raccontato Reboani, “ho dovuto chiudere l’azienda e lasciare a casa una ventina di persone”. I controlli dei finanzieri alla Reboani Pavimenti erano cominciati nel 2009 e sono durati un anno.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro 60 giorni.

Gli imputati che avevano patteggiato

A suo tempo, davanti al gup Letizia Platè, avevano patteggiato gli altri personaggi coinvolti nell’inchiesta: Pasquale Muto, residente a Mantova, titolare dell’omonima ditta individuale, un anno e sei mesi con la sospensione condizionale della pena (era difeso dall’avvocato Alessio Romanelli). Stessa pena (senza la sospensione) per il fratello Salvatore, residente a Cremona, legale rappresentante della Emmesse. Quest’ultimo era assistito dall’avvocato Carlo Alquati. Avevano già patteggiato ad un anno e sei mesi di reclusione anche i fratelli Salvatore, Francesco e  Domenico  Dangelo, residenti a Bonemerse, titolari dell’omonima ditta individuale, assistiti dall’avvocato Giuseppe Dametti, e Stella Petrozza, residente a Castelvetro, legale rappresentante del Consorzio Edilstella, difesa dall’avvocato Marilena Facente.

Le accuse contestate dalla procura

Per l’accusa, dal 2004 al 2009 Reboani avrebbe utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse dai coimputati al fine di evadere le imposte sui redditi e l’Iva “su un imponibile acclarato pari a 39.678.560,15 euro ed Iva evasa pari a 7.898.809,11 euro”. A sua volta avrebbe emesso e rilasciato fatture per operazioni inesistenti per un imponibile pari a 41.969.406,99 euro ed Iva evasa per 8.357.321,75 euro. L’attività investigativa nasce dall’approfondimento della guardia di finanza relativamente a segnalazioni di operazioni sospette individuate dal comando nucleo speciale di polizia valutaria della finanza di Roma. Le operazioni finanziarie sospette coinvolgevano diversi soggetti, tutti collegati a Reboani, e furono segnalate perché riguardavano assegni bancari emessi dalla Reboani Pavimenti srl nei confronti degli artigiani edili, i quali, contestualmente al versamento del titolo sui propri conti correnti, prelevavano l’intera somma di denaro, alimentando un giro di contanti per milioni di euro. Durante l’indagine, la finanza sequestrò il computer in uso ad un dipendente amministrativo della Reboani Pavimenti. Furono esaminati i file e fu trovata una cartella chiamata “Ginesi”, dalla quale vennero estrapolati i documenti in essa contenuti, cioè fatture prive di intestazione, ma tutte aventi per soggetto destinatario la Reboani Pavimenti srl. Inoltre è emerso che Ginesi gestiva le società Areagi-Gi srl e la Ediltile srl, per l’accusa “cartiere” costituite con il solo scopo di produrre fatture false emesse a favore della società di Reboani che in questo modo poteva abbattere il proprio reddito imponibile. Gli ulteriori approfondimenti hanno riguardato i coimputati ai quali l’accusa contesta di aver rilasciato fatture false a Reboani per consentirgli la maxi evasione fiscale. Non solo. Sempre secondo l’accusa, gli imputati avrebbero occultato o comunque distrutto le scritture contabili e i documenti di cui per legge è obbligatoria la conservazione per non consentire la ricostruzione dei redditi.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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