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Malvezzi, Sap e Conapo su accorpamenti: 'Basta ambiguità dal Governo'

Il consigliere regionale cremonese di Ncd Carlo Malvezzi (Ncd) attacca dopo le parole del ministro Marianna Madia pronunciate a Cremona sulla questione accorpamenti di Prefettura, Questura e Comando dei vigili del fuoco a Mantova (“nessuna proposta formalizzata”). “Lo schema di decreto che prevede una ridefinizione dell’organizzazione di Prefetture, Questure e strutture periferiche dei vigili del fuoco sul territorio nazionale esiste, è stato redatto di concerto anche col ministro Madia, su proposta del presidente del Consiglio Matteo Renzi, e prefigura accorpamenti degli uffici prefettizi come indicato nella Tabella A richiamata al comma 1 dell’articolo 10 dello stesso schema di decreto – dichiara Malvezzi -. In quella distribuzione territoriale, gli uffici di Cremona sono accorpati a quelli di Mantova. Il secondo aspetto da rilevare è la forte mobilitazione in corso in tutto il Paese e soprattutto in Lombardia per evitare che questa prospettiva diventi concreta. Una mobilitazione che, a quanto pare, sta dando i suoi frutti: apprendiamo con favore dalle parole del ministro Madia, infatti, che vi è un inizio di ripensamento dal parte del governo, ad oggi però ancora troppo timido, ispirato ad un eccesso di prudenza che non ci consente ancora di comprendere fino in fondo le reali volontà dell’esecutivo”.

Il consigliere Malvezzi lancia un appello e fa una richiesta: “Bisogna uscire dall’ambiguità. Vogliamo garanzie dal ministro che ci sarà una sostanziale modifica della proposta di decreto e la certezza della permanenza sul nostro territorio della Questura e dei comandi di tutte le altre forze dell’ordine, come richiesto anche dal Consiglio regionale in una mozione approvata a larghissima maggioranza qualche giorno fa. Sappiamo, tra l’altro, che la prossima settimana ci sarà un incontro tra i ministeri interessati per una rivalutazione del testo del decreto. Mi auguro che quello sia il momento buono per dare segni concreti di ripensamento”.

“Nell’attesa, però, è necessario rafforzare l’azione di mobilitazione delle istituzioni e dei rappresentanti del mondo economico – ha detto Malvezzi – affinché il governo comprenda quanto è radicale e profondo il dissenso rispetto a questa scelta per nulla condivisa con i territori. È quindi utile che tutti i consigli comunali della nostra provincia approvino con la massima urgenza la mozione uscita dal Consiglio regionale con larghissimo consenso e le forze economiche esprimano, attraverso azioni concrete, il loro dissenso”.

I SINDACATI – Non interviene solo Malvezzi dopo l’incontro pubblico con il ministro Madia. Ecco la nota completa diramata in modo conigunto dalle sedi cremonesi del sindacato di polizia Sap e del sindacato dei vigili del fuoco Conapo.

Ieri sera siamo stati attenti spettatori dell’incontro che il ministro Madia ha tenuto al teatro Monteverdi a Cremona. Il ministro, nell’occasione, in maniera piuttosto sorprendente, ha dichiarato, sul tema degli accorpamenti e dei tagli ai presidi che nessun membro del Governo ha mai parlato di voler accorpare le Questure, aggiungendo come non vi siano neppure delle proposte formali di questo tipo ma solo la necessità, da parte del ministro dell’Interno, di mettere in atto una norma del Governo Monti sulla ‘spending review’ che si sta cercando di attuare senza perdere importanti punti di riferimento territoriali. Ha chiuso poi affermando come il Governo non voglia tagliare Prefetture, Questure e presidi dei Vigili del fuoco, ma fare una riforma dello Stato molto più strategica, nell’ottica di migliorare l’efficienza. Nella serata del 7 ottobre scorso, a sua volta, il ministro Alfano, sulle cui spalle è ricaduta la responsabilità, ha dichiarato durante il Question Time alla Camera dei deputati: ‘La chiusura di alcune Prefetture risponde a un obbligo di legge ma non c’è ad oggi nessuna decisione formalizzata relativamente a quelle da tagliare. Tutta la questione delle Prefetture mi pone nell’obbligo di rispettare una legge che il parlamento approvò nella precedente legislatura. Io sostengo che le Prefetture sono importantissime e per questo sono stato promotore all’interno della riforma della pubblica amministrazione che il parlamento sta valutando del rafforzamento del ruolo delle prefetture. Le Prefetture e i Prefetti sono stati confermati in un ruolo centrale, addirittura per la prima volta nell’ordinamento italiano è stata usata la parola ‘confluenza’ di tutti gli uffici dello Stato periferici all’interno delle Prefetture. La chiusura rimane un obbligo che è sanzionato in caso di non adempimento: se non adempio agli obblighi della spending review di Monti non si possono fare le assunzioni nel comparto che presiedo. Non c’è nessuna decisione assunta relativamente al tema delle prefetture da tagliare. Siamo ancora a livello di ragionamento e nessuna proposta è stata formalizzata dal ministero. Non ci sarà un uomo in meno nelle strade. Abbiamo a cuore la sicurezza dei cittadini e tutto il sistema della sicurezza deve avere come punto cardine la prefettura sui territori’.

Quindi ricapitolando il Ministro Madia ha affermato in maniera un po’ sibillina che il Governo non ha alcuna intenzione di accorpare e tagliare i presidi di sicurezza ma che è il Ministero dell’Interno che deve giocoforza attuare una norma del Governo Monti che si sta cercando di attuare senza perdere i punti di riferimento territoriali. Il Ministro Alfano dice di dover rispettare gli impegni per evitare sanzioni ma che per ora nessuna decisione è stata presa nemmeno su quali Prefetture o Questure accorpare e che si tratta di un puro e semplice ‘ragionamento’ e nessuna proposta il Ministero ha ancora formulato, garantendo che non ci saranno uomini in meno sulle strade.

Peccato però che solo pochi giorni fa ad un’interrogazione parlamentare di firmata da alcuni deputati tra cui l’Onorevole Franco Bordo, il viceministro Bubbico abbia risposto:

‘…Preliminarmente, osservo che il provvedimento non costituisce attuazione della legge delega di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche… ma del complessivo processo di spending review che ha avuto avvio con l’articolo 2 del decreto legge n. 95 del 2012 e ha trovato completamento con l’articolo 21-bis del decreto legge n. 90 del 2014. Per quanto riguarda la nuova organizzazione dell’amministrazione periferica del Ministero, rilevo come essa continui ad essere imperniata sulle Prefetture, sulle Questure e sulle strutture periferiche del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Tuttavia, l’ambito territoriale di esercizio delle funzioni di tali uffici non è più necessariamente ancorato al solo livello provinciale, ma in alcuni casi assume una dimensione più ampia, che risulta comunque in grado di garantire un efficientamento complessivo dell’attività dell’Amministrazione e di generare, conseguentemente, effetti positivi sulla spesa pubblica, senza alcun pregiudizio per la qualità dei servizi resi alla cittadinanza. Il nuovo disegno organizzativo individua 23 nuovi e – come ho detto – più ampi ambiti territoriali, con contestuale accorpamento di altrettante Prefetture, Questure e uffici periferici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con ciò conservando il modello di unitarietà territoriale delle autorità di pubblica sicurezza e delle Forze di polizia di cui alla legge n. 121 del 1981. I nuovi ambiti territoriali sono stati individuati sulla base di un’analisi ponderata di 21 indicatori oggettivi di attività attinenti alle missioni istituzionali del Ministero e alla specificità dei singoli territori. Faccio riferimento a parametri demografici; all’incidenza della criminalità organizzata; all’andamento della delittuosità; all’esposizione a fenomeni di calamità naturali e/o criticità sociali; all’incidenza del fenomeno migratorio; al funzionamento degli enti locali. Quanto alle ricadute negative paventate dagli onorevoli interpellanti sui servizi resi ai cittadini dalle Questure e dai comandi dei vigili del fuoco, posso assicurare che non vi sarà alcun arretramento dei presidi di legalità e sicurezza, in quanto non sono previste riduzioni dei dispositivi operativi di polizia e di soccorso pubblico. In sostanza, la capacità di risposta dello Stato sul territorio rimarrà inalterata, mentre a mutare sarà l’organizzazione di vertice, mediante l’attestazione dei livelli di responsabilità sulle Questure e sui Comandi provinciali accorpanti. Vi è anche una disposizione transitoria in base alla quale le strutture interessate dalla ridefinizione degli ambiti territoriali non cessano di esercitare le loro funzioni immediatamente, ma secondo un piano graduale definito con decreto del Ministro dell’interno e comunque non oltre il 31 dicembre 2016. Inoltre, è previsto che, per non oltre un anno dalla data di cessazione della effettiva operatività degli uffici interessati dal citato processo, possano essere mantenuti sportelli per lo svolgimento di specifici servizi…’.

Allora qui evidentemente si possono fare varie ipotesi: la prima è che ci siano dei difetti di comunicazione all’interno del Governo o fra il Governo ed il Ministero dell’Interno (ma poi il Ministro dell’Interno non fa parte del Governo?).

Se il ministro Madia ha detto che tagli e accorpamenti non sono previsti e non sono nemmeno mai stati pensati, tranne che aggiungere il piccolo particolare (di non poco conto) che il Ministero dell’Interno deve attuare una norma del Governo Monti che invece prevede questo, il ministro ha affermato di dover rispettare la legge ma che per ora si tratta solo di puri e semplici ragionamenti che nulla è stato né deciso né proposto addirittura affermando come non siano state decisi i presidi da accorpare e che le Prefetture saranno anzi sempre più importanti e non si toglieranno uomini dalle strade. Il viceministro Bubbico, invece, non solo ha confermato in maniera precisa e dettagliata che non si tratta di un semplice ipotetico ragionamento ma ha anzi indicato esattamente il numero di sedi (e ovviamente l’elenco) che verranno accorpate ed il modello che si è scelto per decidere quali città tagliare stabilendo addirittura un calendario ravvicinatissimo sulle chiusure, salvo poi concludere che comunque non ci saranno tagli organici ma solo una diversa organizzazione dei vertici.

Noi francamente non abbiamo capito come stiano realmente le cose e vorremmo che qualcuno ci spiegasse in maniera chiara che cosa sta succedendo e che cosa questo Governo ha intenzione di fare sui territori ed il reale significato della frase ‘non ci saranno arretramenti sui presidi di legalità e sicurezza’.

Ci ricordiamo bene le preoccupazioni espresse solo pochi giorni fa da parte di tutte le forze politiche e sociali cremonesi che hanno accolto il nostro invito al dialogo ed all’unitarietà di intenti. Siamo convinti che ci sia ancora la necessità di un’unica voce autorevole e determinata che deve partire dalla nostra provincia per scongiurare anche ogni minimo arretramento sulla sicurezza.

Siamo sempre più convinti e ne abbiamo ricevuto la conferma, che non abbiamo sbagliato a lanciare il nostro grido d’allarme e non ci siamo inventati proprio nulla.

Rifiutiamo l’idea di apparire dei visionari viste le evidenti contraddizioni di un linguaggio politico che non è il nostro. Noi siamo persone semplici a cui sta solo a cuore la sicurezza dei cittadini cremonesi nell’ambito della prevenzione e della sicurezza pubblica e non vogliamo entrare in polemiche politiche che non ci riguardano.

Rimaniamo in attesa di risposte chiare che ci spieghino nel dettaglio come si intende procedere su questa tematica.

Noi manifesteremo a Roma il prossimo 15 ottobre per salvaguardare la dignità di tutti gli uomini in divisa.      

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