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'Guerra del latte', tante le voci
dalla prima linea della protesta

AGGIORNAMENTO - “I prezzi sempre più bassi ci stanno strozzando: avanti così e chiuderemo tutti”. Sono voci arrabbiate quelle che arrivano dalla prima linea della guerra del latte di Coldiretti di fronte alla Lactalist di Ospedaletto Lodigiano. La manifestazione continuerà stanotte e per tutta domenica.

Sono stati migliaia gli allevatori provenienti da diverse regioni d’Italia – numerosi anche i cremonesi – che con mucche e trattori si sono mobilitati per la “guerra del latte”, iniziativa promossa da Coldiretti. La manifestazione di oggi ha come meta Ospedaletto Lodigiano, presso lo stabilimento Lactalis, centro di distribuzione dei prodotti della multinazionale francese che dopo aver conquistato i grandi marchi nazionali Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli è diventata il primo gruppo del settore. Al presidio organizzato da Coldiretti con la partecipazione attiva delle altre sigle, è già arrivato il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, accolto dal Presidente Nazionale Roberto Moncalvo e dal Vicepresidente Ettore Prandini. Folta la delegazione degli allevatori cremonesi, fra cui tanti giovani, guidati dal Presidente di Coldiretti Cremona Paolo Voltini e dal Direttore Tino Arosio. Il presidio continuerà anche nella giornata di domani domenica 9 novembre.

coldiretti martina - dentro

“L’Italia – afferma un comunicato di Coldiretti – rischia concretamente di perdere per sempre la propria produzione di latte perché oggi quasi la metà del latte consumato in Italia viene oggi dall’estero e la situazione è precipitata nell’ultimo anno con il taglio pesante nei compensi riconosciuti alla stalla dove mancano anche quei pochi centesimi al litro necessari per garantire l’alimentazione delle mucche ed evitare la chiusura.

Sotto accusa il fatto che il latte italiano viene sottopagato al di sotto dei costi di produzione con le importazioni dall’estero che vengono spacciate come Made in Italy per la mancanza di norme trasparenti sull’etichettatura. Alcuni manifestanti gridano un antico proverbio bergamasco ‘A la (v)àca a ‘s móns ol làcc, mia ‘l sànch!’, ‘alla vacca si munge il latte, non il sangue’ mentre altri innalzano cartelli con le scritte ‘Made in Italy ostaggio di una multinazionale straniera’, ‘Avete preso i nostri marchi non vi daremo le nostre mucche'”.

AGGIORNAMENTO ORE 17– “I prezzi sempre più bassi ci stanno strozzando: avanti così e chiuderemo tutti”. Sono voci arrabbiate quelle che arrivano dalla prima linea della guerra del latte a Ospedaletto Lodigiano (Lo), davanti alla logistica in via Guglielmo Marconi cuore pulsante della multinazionale francese Lactalis, dove la Coldiretti ha riunito migliaia di allevatori provenienti da diverse regioni per denunciare la drammatica situazione in cui versano le stalle italiane. “Con un prezzo sceso ormai ai 34 centesimi al litro non si può andare avanti: non copriamo nemmeno i costi di produzione – spiegano Emma e Daniela Ghidoni, due giovani allevatrici di Izano (Cremona) – Con orgoglio abbiamo ricevuto il testimone dal papà e dallo zio e con la stessa passione ci dedichiamo al nostro allevamento, ma oggi la situazione è diventata insostenibile”.

In presidio c’è anche Fausto Moro, allevatore 49enne di San Genesio (Pavia) dove manda avanti un’azienda agricola che esiste da quattro generazioni. “Siamo orgogliosi di produrre un latte sicuro, di alta qualità e al cento per cento italiano – sottolinea l’allevatore, che gestisce l’azienda insieme al nipote Simone Cesarini – Conferiamo il nostro latte a un caseificio artigianale che produce gorgonzola Dop, e abbiamo anche un distributore di latte fresco. I controlli servono per  garantire che il latte italiano sia il più sicuro, il problema sono i costi inutili come quello della burocrazia”. “Per mantenere gli animali in salute e realizzare un prodotto di qualità servono sempre nuovi investimenti – aggiunge Stefano Stancari, produttore di Tripoli di San Giorgio (Mantova) – ma con il prezzo che pagano oggi le multinazionali è impossibile”.

In molti, di fronte a questa situazione, stanno pensando di chiudere: come Michele Martinelli, allevatore di Samolaco (Sondrio), o Giuseppe Pellegrini di Appiano Gentile (Como) che ha già ridotto il numero dei capi allevati:  “Da 33 mucche in lattazione siamo passati a 10, ma se le cose non cambieranno pensiamo di mollare. Un peccato e un grande dispiacere, soprattutto perché c’è mio figlio che vorrebbe continuare”. Situazione analoga per Claudio Chiarini a Montichiari (Brescia):  “La capienza della stalla costruita nel 2003 è per 300 bovini – spiega l’agricoltore – ma per colpa della crisi oggi ne mungiamo soltanto 200.  Siamo in tre e lavoriamo almeno 13 ore al giorno, ma a fatica riusciamo a sopportare i costi di produzione”.

“Dispiace buttare al vento tutto quanto la mia famiglia ha costruito – rincara Gianluigi Binda, di Bosisio Parini (Lecco) –  ma non si può lavorare 365 giorni l’anno per nulla”. “Le aziende agricole che producono latte di qualità andrebbero premiate e non penalizzate, specie dalle industrie che raccolgono quel latte per destinarlo alla trasformazione” – aggiunge Paolo Zanotti, che  a Casciago (Varese) ha un centinaio di capi. “Chiediamo solo che il nostro lavoro venga riconosciuto con un prezzo giusto – spiega Cinzia Marescotti, giovane allevatrice di San Zenone al Lambro (Milano) che fino a due anni fa lavorava nell’ambito dell’architettura  – Mi sento frustrata perché a queste condizioni non riusciamo a programmare il nostro futuro”. “Quello che finora mi ha fatto andare avanti è la passione – ribatte Alice Madonini di Secugnago (Lodi) – Ma da sola non basta più”.

L’INTERVENTO DI BORDO (SEL) – “Condivido pienamente – interviene il parlamentare cremasco di SEl Franco Bordo –  la mobilitazione per protestare contro la sempre maggiore compressione del prezzo del latte alla stalla che sta facendo strage delle nostre aziende agricole, attraverso la pretesa delle multinazionali come Lactalis di pagare un prezzo sottocosto agli allevatori, senza fra l’altro minimamente ridurre il prezzo al consumatore finale, ma solo aumentando i propri profitti a scapito del nostro settore zootecnico.

Proprio su questo tema nel febbraio di quest’anno in Commissione Agricoltura avevo presentato, assieme ad altri colleghi, una Risoluzione, approvata in sede di voto, che impegnava il Governo ad intervenire per garantire la congruità del prezzo dei prodotti lattiero-caseari, al fine di impedire il depauperamento del nostro comparto agricolo a vantaggio di poche grandi multinazionali.

Ad oggi il Governo ha ignorato quella Risoluzione, non mettendo in pratica alcuno dei suggerimenti in essa contenuti per ristabilire l’equilibrio economico nel settore, con gravi conseguenze per questo importante comparto della nostra economia nazionale.

Spero che questa azione di protesta serva a far capire al Governo che non può fare finta di nulla e lasciar morire decine e decine di aziende agricole, stritolate dallo strapotere di aziende come Lactalis, incuranti della sostenibilità dei prezzi che impongono ai nostri allevatori, e altrettanto incuranti quando si tratta di decidere il rialzo dei prezzi ai consumatori finali, magari di un prodotto straniero, meno controllato di quello italiano”.

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