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Finanza, restituiti
al Museo Civico di Crema
beni storici rubati

La Guardia di Finanza di Crema ha restituito al patrimonio culturale cittadino i beni d’interesse storico e archeologico sequestrati nel corso di una recente indagine.

Ciò che era stato rubato è tornato nella sua sede. In mattinata, presso la Sala Pietro da Cemmo del Museo Civico di Crema e del Cremasco, si è svolta una significativa cerimonia durante la quale la Guardia di Finanza di Crema ha restituito al patrimonio culturale cittadino i beni d’interesse storico e archeologico sequestrati nel corso di una recente indagine.

Risale allo scorso anno la notizia del sequestro, da parte dei Finanzieri della Tenenza di Crema, di centinaia di reperti che, dopo essere stati sottoposti al vaglio della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, sono stati dichiarati autentici e d’interesse archeologico. “I beni, rinvenuti all’interno di un’abitazione privata adibita a museo, sono il frutto di anni di ricerche personali svolte da un cittadino della Provincia di Cremona, appassionato di monete e armi antiche e moderne, il quale senza l’autorizzazione del Ministero dei Beni Culturali e in violazione della normativa nazionale in materia, non avendone mai denunciato la scoperta, le aveva illegalmente recuperate e, in parte, commercializzate via internet” ha fatto sapere la Finanza.

E’ così che, quando i finanzieri sono entrati nell’abitazione, si sono trovati di fronte un vero e proprio museo privato con una collezione di 1.351 monete antiche di epoca romana tardo-repubblicana e augustea (datate tra il II – I sec. a.C. e III – V sec. d.C.), medievale, post-medievale e contemporanea che, come confermato dalle perizie eseguite dalla Soprintendenza, presentano tutte le caratteristiche del circolante monetale in Lombardia, e più specificatamente nella provincia di Cremona, dall’età romana ad oggi.

Sono stati catalogati, inoltre, circa 500 reperti metallici risalenti alla protostoria (prima meta del X sec. a.C.) e alla tarda età romana (IV-V sec. d.C.) come fibule bronzee, anelli, punte da balestra, pesi di piombo a forma di testa femminile, medagliette devozionali, nonché un piatto risalente al V sec. a.C. e due anfore d’indubbia autenticità e interesse storico e archeologico riferibili a produzione attica o magnogreca e provenienti da scavi clandestini nell’Italia meridionale.

Il Comando Logistico dell’Esercito Nord ed un consulente esperto di esplosivi hanno invece certificato l’autenticità degli oltre 1.000 residuati bellici sequestrati tra proiettili in piombo, ogive e palle da cannone di produzione piemontese, austriaca e francese risalenti all’epoca napoleonica e alle battaglie risorgimentali, nonché oltre 40 elmetti, bombe a mano e da fucile e pallettoni in piombo utilizzati durante la Prima Guerra mondiale.

Il pubblico ministero della Procura di Cremona, Lisa Saccaro, che ha coordinato le indagini, ha disposto che i beni venissero restituiti al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali affinché potessero rientrare definitivamente nel patrimonio archeologico nazionale.

In sinergia con l’Amministrazione comunale, dimostratasi molto sensibile sul tema, si è cercato di trovare il luogo migliore per far sì che una piccola parte ritrovata di quell’inestimabile patrimonio storico e archeologico del nostro Paese potesse essere restituito e reso fruibile alla collettività.

Pertanto, su proposta della Tenenza della Guardia di Finanza di Crema, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia ha concesso l’autorizzazione a che tutti i reperti fossero affidati al Museo Civico di Crema e del Cremasco ove oggi, alla presenza del Prefetto di Cremona, del Comandante Provinciale della GdF e del rappresentante della soprintendenza, sono stati consegnati dal Tenente Naiquè Palla, Comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Crema, al Sindaco di Crema Stefania Bonaldi.

Soddisfatto il Primo Cittadino che ha espresso, a nome dell’intera Amministrazione comunale, i più sentiti ringraziamenti al Comandante Palla “per il gesto di attenzione e sensibilità che la Guardia di Finanza ha dimostrato verso la nostra città e i suoi abitanti, affidando al Comune la cura di numerosi reperti archeologici testimonianza della nostra cultura e della nostra civiltà. Ci impegniamo a custodirli nel modo più idoneo e a renderli fruibili al pubblico in appositi spazi all’interno del museo cittadino”.

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