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Il Don Pasquale hollywoodiano
di Cigni convince
il pubblico del Ponchielli

Foto Sessa

Il Don Pasquale hollywoodiano di Andrea Cigni ha stupito e divertito il teatro Ponchielli. L’opera di Donizetti è stata così rappresentata con una leggerezza da commedia americana che, in periodi così bui, ha permesso al pubblico di vivere serenamente una serata di grande lirica. Merito di Donizetti, senza dubbio, ma anche di un allestimento franco-italiano ormai collaudato che dovunque ha raccolto entusiastici consensi, di un gruppo di cantanti affiatati e di gran livello e una direzione musicale affidata a Christopher Franklin che senza stravolgere la partitura le ha dato quel senso di brio e modernità che probabilmente lo stesso Donizetti voleva.

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Paolo Bordogna è davvero un grande dell’opera buffa. Il suo don Pasquale, vecchio taccagno che vive in un caveau con la sua servitù malmessa ed affamata quasi uno zio Paperone il cui unico scopo è la conservazione dei suoi beni, è perfetto. Voce impressionante per potenza, capacità tecnica ed equilibrio, presenza scenica da attore di commedia: Paolo Bordogna è ormai una star dell’opera buffa. Maria Mudryak è una Norina dalla grande voce ma anche leggiadra sull’altalena fiorita e convincente nel passaggio dalla Sofronia uscita dal convento alla “nuova”  in stile Marilyn Monroe. Pablo Ruiz (vincitore del concorso Aslico 2015) è bravissimo nel suo dottor Malatesta – strano personaggio dagli abiti sgargianti, che trama per “cambiare” vita a don Pasquale ma per salvare la coppia Norina-Ernesto.

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Il ragazzotto Ernesto, benestante e dedito all’amore e al tennis, è Pietro Adaini, una voce fresca e convincente anche nella serenata (“Com’è gentil”, la romanza popolare più conosciuta dell’opera) che ci ha fatto capire come il giovane tenore (22 anni) sia molto più che una promessa della lirica italiana.  Piacevolissima anche la parte recitativa dell’opera. Al sempre più cremonese Andrea Cigni (dopo l’incarico di direttore della scuola Monteverdi), i complimenti del pubblico per una regia convincente (con qualche eccesso come il “pappagallo” per il vecchio Don Pasquale o la colomba in volo) capace di far stridere il contrasto tra la vita grigia del taccagno e la freschezza di Norina ed Ernesto e con trovate da musical di Broadway che hanno reso godibilissima l’opera.

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