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La sentenza Tamoil del giudice
Salvini è diventata un libro:
'Morire di petrolio. La sentenza'

“Di solito le sentenze, tranne rarissimi casi – scrive Maurizio Turco, curatore del libro – non sono pubblicate ma consegnate agli archivi, cioè ammassate in polverosi magazzini. Se scatta un interesse mediatico inizia il gioco delle estrapolazioni: non è la fine destinata alla sentenza di primo grado emessa dall’ex Giudice del Tribunale di Cremona Guido Salvini con la quale quattro dirigenti della raffineria Tamoil sono stati condannati per disastro ambientale. Sentenza che è anche il prodotto di una storica lotta politica che trova – dopo trent’anni! – anche una verità giudiziaria. Di primo grado, certo. E’ anche certo che nel proseguire dei gradi di giudizio e con l’incalzare dei tempi di prescrizione, potranno aumentare o diminuire pene o risarcimenti ma le fattispecie dei reati ambientali non potranno di sicuro essere cancellati”.
“Morire di petrolio. La sentenza” è il secondo libro sul caso Tamoil edito dalla casa editrice di Roma Reality Book e fa seguito a “Morire di petrolio” di Sergio Ravelli pubblicato lo scorso anno. La pubblicazione, che riporta in maniera integrale le motivazioni della sentenza Salvini, è preceduta dagli interventi introduttivi dei radicali cremonesi Sergio Ravelli e Gino Ruggeri e dai commenti di alcuni dei protagonisti del processo di primo grado: l’avvocato del Foro di Roma Giuseppe Rossodivita, il segretario della camera penale di Cremona Alessio Romanelli e il geologo milanese Gianni Porto.
La sentenza Salvini ci fa vedere e non solo immaginare che l’inquinamento non è solo ambientale, che quei veleni hanno avvolto l’economia, la società e la politica cremonese. Tutti coloro che, a vario titolo, avrebbero dovuto salvaguardare la città e i suoi abitanti hanno preferito chiudere gli occhi di fronte allo scempio ambientale che si è consumato per annui, perchè alla salute e alla sicurezza dei cittadini hanno anteposto la comodità di poter contare su uno sponsor generoso. Una ricerca minuziosa, dunque, quella svolta dal gup Salvini per arrivare a una verità giudiziaria che non lasciasse dubbi, ma che al limite aprisse nuovi interrogativi. E così scopriamo, per esempio, che il Ministero dell’Ambiente sebbene sollecitato dal giudice Salvini per ben tre volte, non si è costituito parte civile, non ha presenziato alle udienze, nulla di nulla. Eppure si sa quanto costano le bonifiche e non si comprende perchè debbano pagarle le vittime degli inquinamenti e non gli inquinatori. Sulla  mancata costituzione di parte civile sono state presentate dal 2012 ad oggi ben tre interrogazioni alla Camera ma soltanto sei mesi fa la Presidente Boldrini ha sollecitato il presidente della Commissione ambiente Ermete Realacci (che, fra l’altro, è anche presidente onorario di Legambiente) ad agire secondo regolamento e ad inserire all’ordine del giorno l’attesa risposta del Governo.
Siamo certi che questa pubblicazione, come la precedente “Morire di petrolio”, sia anch’essa un manuale per magistrati, avvocati, geologi e tecnici in genere che si occupano di ambiente, ma anche per cittadini consapevoli e militanti ambientalisti. Senza dimenticare che, anche grazie a questa sentenza, la questione ambientale è innanzitutto questione di Stato di diritto.

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