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'Terra nostra': dal premio Cremona
agli uffici di Latteria Soresina

E' esposto nella Sala Assemblee di Latteria Soresina, il dipinto "Terra nostra", opera di Neno Mori, rimasto in un locale dello stabilimento per molti anni e ritrovato nell’anno 2000 durante dei lavori di manutenzione che si stavano svolgendo all’interno della sede storica.

E’ esposto nella Sala Assemblee di Latteria Soresina, il dipinto “Terra nostra”, opera di Neno Mori, rimasto in un locale dello stabilimento per molti anni e ritrovato nell’anno 2000 durante dei lavori di manutenzione che si stavano svolgendo all’interno della sede storica. Fino al 2015 è stato arrotolato nell’archivio storico della Latteria finché Enrico Perni dello “Studio Manara e Perni”, chiamato per restaurare il quadro, lo ha segnalato a Rodolfo Bona – storico dell’arte e insegnante al liceo classico Manin – che lo ha riconosciuto come opera del Mori.  Il quadro nel 1940 partecipò alla seconda edizione del Premio Cremona, vincendo il quarto premio. L’opera venne esposta con il motto “Terra nostra”.
Il Premio Cremona venne istituito da Roberto Farinacci nel 1938 con lo scopo di ideare un concorso di pittura in grado di suscitare lo stesso interesse delle manifestazioni stradivariane del 1937. Fu Farinacci ad esporre il programma al Duce, al quale venne lasciato l’onore della paternità della manifestazione e dell’argomento prescelto: “Ascoltazione alla radio di un discorso del Duce”.
Con questo concorso artistico a tema obbligato, Farinacci intendeva indicare come avrebbe dovuto essere l’arte del regime fascista, orientandola verso una concezione politica, ideologica e propagandistica, che aveva come modello le mostre svolte nella Germania nazista.
Il tema della seconda edizione, “La battaglia del grano”, cruciale e quanto mai gravido di implicazioni economiche, sociali ed ideologiche, venne dettato da Mussolini nel corso della sua visita a Cremona nel giugno 1939.
La battaglia del grano era stata la prima vera grande impresa propagandistica di massa del regime fascista. Fin dal 1925, si era iniziata una poderosa campagna di persuasione finalizzata, per usare le parole del duce, a “penetrare nella grande massa dei rurali, silenziosa ed operante”. Mentre l’esposizione era ancora in corso, il 10 giugno 1940, Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia. Anche il Premio Cremona allora, come tutta la politica culturale italiana, si piegò sempre più a compiti di propaganda politica, che Farinacci rafforzò, creando una rete di scambi culturali ed artistici fra Cremona ed Hannover.

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