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'A2A rivela le vere ragioni
del matrimonio con Lgh'

Lettera scritta da Coord. Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Bene Comune

Un ringraziamento a Giovanni Valotti, presidente di A2A e di Utilitalia. Finalmente ci ha chiarito i veri scopi di queste holding multiutility. Il servizio pubblico non è lo scopo, è lo strumento per produrre profitto. Non avevamo dubbi. Nelle società di diritto privato l’oggetto sociale non è lo scopo ma lo strumento e, quindi, anche nel servizio pubblico, compreso l’idrico, si applica la stessa regola.
L’upside industriale del gruppo, l’aumento del titolo in borsa del 50% negli ultimi diciotto mesi (in realtà è stato meno del 30% e del 3,53% negli ultimi cinque anni), i riassetti societari, finanziari, sono, secondo Valotti, gli elementi di spicco che dovrebbero rassicurare.
L’operazione di acquisizione della maggioranza di Linea Group sarà, per il Dott. Valotti, foriera di sinergie che porteranno ad un miglioramento del MOL del 15%. A beneficio di chi? Non certo degli utenti che da queste sinergie vedranno solo aumentare le bollette! Nemmeno a beneficio degli investimenti visto che nel 2014 gli investimenti in strutture operative sono stati il 54% degli ammortamenti e il 35% del MOL.
Valotti informa anche che è aumentata la partecipazione in ACSM-AGM, società pure quotata, e che la società spalanca le porte a chi vuole entrare nella “multiutility dei territori”. Quali territori? Che siano stati ripristinati i “feudi”? Solo due territori si avvantaggiano di queste conquiste: i Comuni di Brescia e di Milano. Tutti gli altri portano acqua ai due feudatari. L’operazione LGH è lineare. A2A acquista il 51% del capitale sociale di LGH e diventa socio di maggioranza con tutto quello che significa essere socio di maggioranza. Grazie alle azioni ricevute in parziale pagamento, n. 57.815.668 (calcolato sulla base della quotazione al 15.01.2016) gli attuali soci di LGH potranno,
al contrario, contare, complessivamente, su una quota del 1,85% che nessun peso avrà sulle decisioni condizionate da due soci con il 50% del capitale sociale e legati da un patto parasociale.
Se dopo i tre anni convenuti, non si trovasse un accordo per la continuazione del rapporto o per la fusione? Nessun timore, la soluzione è già pronta. A2A si è tenuta un diritto di “call”, ossia il diritto di portarsi a casa anche il restante 49% a prescindere dalla volontà degli attuali detentori. Les jeux sont faits. Questa è la multiutility dei territori.
Significativa è anche l’indicazione di prevedere aumenti di capitale per portare liquidità e nuovi soci in sostituzione della solita vendita per fare cassa. Ma come faranno i Comuni a far quadrare i propri bilanci? Semplice, basterà cedere l’opzione di sottoscrizione dell’aumento di capitale (i diritti) e cassa la faranno sia i Comuni che la società. Se non saranno sufficienti ci sono sempre i dividendi. Il 2014 è stato un bell’esempio. A fronte di € 8,3milioni di utili, sono stati distribuiti € 112,7milioni di dividendi.
Tutto legittimo, forse inopportuno e discutibile sul piano etico considerata la natura dei ricavi e l’origine del Capitale Proprio. Che cosa si pretende, del resto, se in tutta l’intervista non è stata spesa una parola sulla qualità dei servizi o sulla tutela degli utenti?
Si inizia con l’upside industriale e si finisce con la richiesta di libertà di gestione come per le società private, ovviamente mantenendo le tariffe che garantiscono la copertura dei costi, degli investimenti e della remunerazione del capitale proprio investito. Le società private, però, non beneficiano di queste garanzie perché i prezzi li fa il mercato e non un Autorità.
Non ritiene, il Dott. Valotti, che sia necessario anche un po’ di rispetto per i veri proprietari di queste società che sono i cittadini e i loro Comuni? Non dimentichi che il Capitale Proprio da remunerare è quello proveniente dalla trasformazione delle vecchie municipalizzate incrementato grazie agli utili realizzati con la gestione. Per sua stessa ammissione la quotazione in Borsa non ha portato risorse alla società ma ai soci, i Comuni di Milano e Brescia e dal 2008 ai soci privati che ne beneficiano per aver comprato le azioni dai due Comuni.
Anche quello con i territori e con i cittadini è solo un rapporto di partnership come nel caso dell’acquisizione del 51% di LGH?

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Commenti
  • Nokia

    I soviet dell’acqua hanno sentenziato. Peccato che dove tutto era pubblico: URSS, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia,Cuba, Cina, eccc.. la gente stava molto peggio che in Italia. Ma loro pensano di essere i buoni.

    • Edmondo Trivella

      “finanza creativa” come insegnavano Brunetta & Tremonti: la lezione l’ hanno imparata tutti, sia le Amministrazioni sinistre sia i loro assessori “rifondati”, che al sabato scendevano dal loro ufficio di Palazzo Comunale per raccogliere firme al mercato contro la privatizzazione dell’ acqua pubblica, salvo poi risalirvi al giovedì per approvare in Giunta la vendita dell’ acquedotto comunale ad AEM, preventivamente trasformata in società privata, affinchè potesse poi disfarsi tutto ! Ad maiora !

      • Nokia

        E’ così, ma le sentinelle dell’acqua pubblica sono peggio dei loro nemici.