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Ex monasteri, milioni al vento
Gruppo di cremonesi si
propone di far pulizia

Nel 2004, Comune e Fondazione Stauffer spesero 3 milioni di euro per acquistare beni demaniali dallo stato, di cui non fecero nulla e che oggi forse sarebbero arrivati gratis. Un gruppo di cittadini su Facebook sta cercando di organizzare una mobilitazione per entrare e ridare un minimo di dignità a questi luoghi.

Il tam tam on line è cominciato da tempo per un recupero, anche se veramente minimo, di almeno una parte del complesso urbanistico degli ex monasteri che 12 anni fa Comune e Provincia pensavano di poter ristrutturare, spendendo peraltro una barca di soldi per acquistarli dallo Stato.  Stiamo parlando del quadrilatero compreso tra via dei Mille, Bissolati, Chiara Novella e Carnevali Piccio, pieno centro storico. L’intenzione era quella di farne, col contributo di privati, un grande polo per la liuteria oltre che un enorme polmone verde per la città. La sollecitazione alla comunità locale per riappropiarsi almeno in parte di questo patrimonio, viene dalla pagina Facebook “Cremona Ancor”, dove un gruppo di cultori dell’urbanistica cittadina sta cercando di organizzare una generale ripulitura da erbacce, detriti, materiali abbandonati il chiostro di San Benedetto. La proprietà è della Fondazione Stauffer, che acquistò l’immobile dal Demanio nel 2004 al prezzo di circa un milione di euro. L’attigua chiesa di San Benedetto invece è rimasta di proprietà dello Stato. Qualche mese fa, in occasione di un incontro in Comune, il presidente della Stauffer, Paolo Salvelli non ebbe problemi a dire provocatoriamente che quell’immobile acquistato all’asta dallo Stato, oggi lo cederebbe anche gratis a chi fosse interessato ad occuparsene. “Ci fosse stata in questi anni un’idea, una proposta di utilizzo”, aveva dichiarato, in merito all’ex monastero attiguo a quello del Corpus Domini, acquistato in quella stessa asta dal Comune per 2 milioni di euro. Soldi veramente buttati al vento, che 12 anni dopo non hanno prodotto alcun risultato. E non basta:  secondo il progettista originario dell’intervento di recupero, l’ex assessore della giunta Bodini Massimo Terzi, per acquisto, promozione, progettazione e parte dell’esecuzione di lavori, se ne sono già andati circa 10 milioni di Euro.

Unico utilizzo di parte del Corpus Domini, è la sede scout Cngei, che però intendono costruire al più presto una sede tutta nuova nel parco del Morbasco accanto alle case di via I Maggio. E poi c’è il gattile, accanto alla ex cavallerizza, che periodicamente si dice potrebbe traslocare, ma che al momento è inamovibile.

Uno spreco enorme, l’acquisto di questi immobili, che probabilmente sarebbero potuti pervenire gratis al patrimonio comunale qualche anno più tardi, come adesso sta avvenendo con la ex polveriera di Picenengo, su via Milano, dove il Comune vorrebbe fare un prolungamento del parco del Morbasco. Il costo del recupero del complesso del solo Corpus Domini venne quantificato dal Comune in 35 milioni nel lontano 2004. Ora invece l’ex monastero – ex caserma Sagramoso, coi suoi 3253 mq di superficie lorda, accanto ai 1302 della ‘grande cavallerizza’ attigua, figura nell’elenco dei beni da  valorizzare dell’amministrazione comunale, insieme ad altri gioielli particolarmente impegnativi, come palazzo Grasselli.

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