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Acquista bar ma non può
entrarne in possesso:
la locataria è morosa

E’ iniziato, ma si è subito chiuso per un errore di notifica, il processo per truffa nei confronti di una 45enne accusata di aver stipulato un contratto di cessione di un bar senza aver informato l’acquirente che aveva in corso una causa di sfratto per morosità.
Foto Sessa
L'avvocato Zontini

L’avvocato Zontini

E’ iniziato, ma si è subito chiuso per un errore di notifica, il processo per truffa nei confronti di Eraida Groposilà, 45 anni, romena residente a Cremona, accusata di aver stipulato un contratto di cessione di un bar senza aver informato l’acquirente che aveva in corso una causa di sfratto per morosità. Per la cessione del locale, la donna si era fatta consegnare due assegni per un importo complessivo di 25.000 euro, senza che l’acquirente potesse entrare in possesso dei locali.

Oggi la presunta vittima di truffa, Marius, un romeno residente a Cremona e assistito dall’avvocato Alessandro Zontini, avrebbe voluto costituirsi parte civile per chiedere i danni, ma a causa di una notifica errata al difensore dell’imputata, il giudice Francesco Beraglia ha accolto l’eccezione della difesa, rappresentata dall’avvocato Simona Bracchi, e ha dichiarato la nullità del decreto di chiusura indagini, trasmettendo gli atti al pm per una nuova notifica. L’avviso avrebbe dovuto essere notificato al precedente difensore, l’avvocato Clara Carletti, ma era stato inviato via fax all’avvocato Paolo Carletti. Un errore dovuto allo stesso cognome. Quindi tutto da rifare.

La vicenda oggetto del processo risale al settembre del 2013, quando Marius aveva contattato  l’imputava dopo aver saputo l’intenzione della donna di cedere il proprio bar di via Genala 63, che all’epoca si chiamava ‘Bar Sunflowers’. Il 20 settembre del 2013 i due, nello studio del notaio, avevano firmato l’atto di cessione, e all’imputata erano stati versati i 25.000 euro. L’atto di cessione indicava che il locale comprendeva tutti i beni necessari per l’esercizio dell’impresa e precisava che la parte cessionaria non subentrava nei contratti aziendali ed in quelli relativi all’esercizio dell’attività di impresa, eccezion fatta per il contratto di locazione relativo all’immobile di via Genala. La donna aveva dichiarato che l’azienda ceduta “è di sua piena, esclusiva e libera proprietà e disponibilità e che la stessa e i singoli beni che la compongono sono liberi da vicoli”.

Solo successivamente Marius era venuto a sapere che ormai da tempo all’imputata era stato notificato, da parte del locatore, un atto di sfratto per morosità. Nulla, in merito, la donna aveva riferito all’acquirente. Secondo l’accusa, l’imputata “ha intenzionalmente voluto rappresentare, nella scrittura privata di cessione di azienda, una situazione falsa, e cioè che il bar ceduto fosse di sua piena, esclusiva e libera proprietà e disponibilità, quando invece era già pendente la causa di sfratto per morosità avviata dal proprietario dell’immobile. Causa che è destinata, in caso di mancato accordo tra l’esponente e la proprietà, a rendere impossibile l’esercizio dell’attività commerciale per cui il nuovo acquirente aveva già pagato.

In sostanza, Marius avrebbe dovuto sottoscrivere un contratto di locazione non con l’imputata, ma con il proprietario dell’immobile, essendosi quello con la 45enne risolto a causa dello stato di morosità. “Il contratto di locazione”, ha fatto sapere l’avvocato Zontini, “era già stato risolto, e quindi giuridicamente inesistente. Quel bar era un locale libero che poteva tranquillamente essere affittato”. Attualmente Marius gestisce il suo bar di via Genala e nel frattempo il proprietario dell’immobile ha acceso un’ipoteca e avviato un’esecuzione immobiliare sulla casa dell’imputata.

Sara Pizzorni

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