Un commento

Così girava la cocaina attorno
al Juliette. Dall'ex maresciallo
droga e minacce alle ragazze

Si torna a parlare del caso Juliette, il locale cremonese finito nell’occhio del ciclone lo scorso mese di giugno per un giro di droga e di squillo. Nel processo di martedì le testimonianze delle escort. Intanto sono state chiuse le indagini per i fornitori di cocaina.
Nella foto, da sinistra l'ex maresciallo Grammatico e i due cugini Gianluca e Marco Pizzi

Si torna a parlare del caso Juliette, il locale cremonese finito nell’occhio del ciclone lo scorso mese di giugno per un giro di droga e di squillo. Domani alle 10, sul tavolo del collegio presieduto dal giudice Maria Stella Leone con a latere i giudici Francesco Sora ed Elisa Mombelli, si tratteranno le posizioni dell’ex maresciallo Andrea Grammatico, che nell’inchiesta, oltre a rispondere dei reati di concussione, arresti illegali e atti falsi, è accusato di aver portato all’interno del locale la cocaina; dei cugini cremonesi Luca e Marco Pizzi, titolari del Juliette, accusati di aver ceduto cocaina ai clienti facoltosi e di aver favorito la prostituzione nel locale, procurando le ragazze squillo; di Ilham El Khalloufi, moglie marocchina di Marco Pizzi, accusata di aver favorito la prostituzione nel locale, e di David Mazzon, ex titolare del Tabù’ di Vescovato, accusato di aver ceduto cocaina a diverse persone, tra le quali l’ex maresciallo Grammatico. Nell’udienza di domani verranno sentiti i primi otto testimoni del pm Francesco Messina, tra cui gli inquirenti e alcune delle ragazze che si sarebbero prostituite con vip e clienti facoltosi all’interno del noto locale cremonese.

Intanto la procura ha chiuso le indagini nei confronti dei fornitori di droga del Juliette. Sono accusati di aver ceduto in “ripetute occasioni” cocaina ai cugini Pizzi tra il 2014 e il 2015, “in quantitativi ogni volta nell’ordine di alcuni grammi”. Uno dei fornitori, assistiti dall’avvocato Paolo Carletti, ha già concordato un patteggiamento che verrà perfezionato il prossimo 27 aprile davanti al giudice Letizia Platè.

Le indagini dei carabinieri in materia di droga si sono sviluppate parallelamente a quelle in tema di prostituzione e per l’accusa hanno permesso di accertare che all’interno del locale era “pratica abituale consumare cocaina messa a disposizione direttamente dai gestori Luca e Marco Pizzi”. La droga, di cui i due cugini avrebbero fatto anche uso, sarebbe stata frequentemente offerta a clienti e ragazze immagine e sarebbe stata portata al Juliette da più fornitori. Del consumo di cocaina, secondo gli inquirenti, così come del giro di prostituzione, sarebbe stato al corrente l’ex maresciallo Grammatico, che presso il locale svolgeva servizio di sicurezza. Non solo Grammatico avrebbe “coperto la situazione”, ma vi avrebbe partecipato attivamente , collaborando nel rifornimento della droga, e a volte cedendo singole dosi alle ragazze immagine. Le intercettazioni telefoniche, come è riportato nell’ordinanza, “fanno emergere con chiarezza che i cugini Pizzi si riforniscono da più persone. Marco Pizzi di solito provvede personalmente all’acquisto di cocaina, che viene consegnata direttamente presso il locale in orari serali e notturni”.

Da quanto è stato possibile documentare tramite intercettazioni telefoniche e scambi di sms, ci sarebbero stati venti rifornimenti in meno di tre mesi. Senza contare i numerosi tentativi di acquisto non andati a buon fine. “Ho bisogno di otto bottiglie di birra buona”, è la richiesta di Marco Pizzi ad uno dei fornitori. Per gli inquirenti, si tratta di droga. Nei vari contatti volti alla consegna di stupefacenti si discute della cessione di “una o due felpe”, di “vestiti per le ragazze”, oppure di “birre” o di “un aperitivo”. In un sms registrato l’8 ottobre 2014, ad esempio, Marco Pizzi chiede ad uno dei fornitori di passare “a bere un aperitivo per me e per Luca”. Per gli inquirenti, quel “per” tradisce una cessione.

Intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione, arresti e sequestri a carico dei fornitori, ma anche le dichiarazioni rese nel corso delle indagini dalle ragazze immagine. Ad esempio Eleonora, che ha riferito di aver sempre ricevuto cocaina offerta dai cugini Pizzi nel corso delle serate trascorse nel loro locale. “Sia durante la cena sia nel dopo cena”, sono le sue dichiarazioni, “Luca Pizzi e Marco Pizzi mi offrivano della cocaina che consumavo alternativamente insieme ad uno di loro nel loro ufficio, nei locali cucina, nella cambusa (locale dove sono depositate le derrate alimentari), nei bagni sia pubblici che privati”. Un’altra ragazza ha invece ricordato “come Gianluca Pizzi in un’occasione fosse entrato nell’appartamento al piano superiore del locale con in mano una bottiglia di champagne, l’avesse depositata su un tavolo dove erano già pronte alcune righe di cocaina ed avesse augurato ‘buon divertimento’” a lei “che era lì per prostituirsi, e al suo cliente”.

Figura portante, nelle indagini, è quella dell’ex maresciallo Grammatico, che per l’accusa avrebbe dato copertura al giro di cocaina e avrebbe collaborato a qualche approvvigionamento. Numerosi i contatti tra l’ex carabiniere e una spacciatrice e con altre persone con le quali avrebbe trattato l’acquisto di forniture di cocaina. Di Grammatico hanno parlato anche alcune delle ragazze. Una ha riferito che l’ex maresciallo le aveva offerto di consumare cocaina, e l’altra di aver visto l’ex militare consumare droga insieme a Gianluca Pizzi, aggiungendo che quando Pizzi andava nel suo ufficio in compagnia di clienti per offrire loro cocaina, Grammatico si metteva di guardia davanti alla porta per controllare che nessuno disturbasse. La giovane ha anche raccontato di essere stata minacciata dal carabiniere: “mi diceva di stare attenta e di non dire a nessuno tutto quello che avevo visto al Juliette, perché se avessi raccontato qualche episodio che lo riguardava avrei avuto gravi problemi perché lui è un carabiniere”.

Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali è emerso che Grammatico trascorreva molte nottate tra il Juliette e il Tabù di Vescovato, il cui titolare era il francese David Mazzon, facendo largo uso di cocaina e cedendo la sostanza a ragazze con cui aveva rapporti sessuali. Agli atti ci sono registrazioni di “intense e prolungate aspirazioni nasali”, e anche una confidenza fatta a una ragazza rimasta non identificata di essere arrivato a spendere 2.500 euro al mese “in bamba”. Le intercettazioni documentano anche la frequentazione di Grammatico con Mazzon, che gli cedeva cocaina, stupefacente che poi Grammatico in diversi casi consumava in compagnia di una ballerina del Tabù, oppure da solo, in auto, nei pressi del cimitero di Vescovato.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • PietroC

    Vorrei capire però come mai in articoli che raccontano faccende private del titolare di un azienda, in ogni titolo compaia il nome della attività, senza pensare quanto male possa fare questa cosa ai dipendenti che lavorano per essa. L’attività in questione è estranea ai fatti (in quanto mai posta sotto sequestro), capiamo bene che possa esser stato un punto di incontro, ma nel quale si è sempre tutelato, ed offerto un normale servizio ai clienti come in qualsiasi azienda… Questa mattina ad esempio è stato pubblicato un articolo di un locale concorrente (che sembra esser passato poi inosservato, perchè soffocato da altri articoli), ma si parlava di Clienti (appena maggiorenni) che se la sono data di santa ragione all’ interno di un locale, (dove oltretutto lavora e collabora un consigliere comunale) questo è forse un dibattito su cui dovrebbero far luce i media, di come è possibile che certe situazioni, e fatti gravi, accadano in uno stabile comunale, e sotto gli occhi del consigliere senza che nessuno intervenga a riguardo (visto che non è la prima volta che accadono certi fatti)… Sembra quasi che ci siano interessi nello scrivere certi articoli….