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Vicinato, l'associazione
incontra i quartieri. I vigili:
'Azioni che facciamo già'

I presidenti dei Comitati di Quartiere sono tornati a riunirsi, giovedì sera, per parlare di sicurezza, su iniziativa del Quartiere 10 (Po). Ospite Gianfrancesco Caccia, in rappresentanza dell’associazione ‘Controllo del Vicinato’ già attiva in molti comuni italiani per fare consulenza su come rafforzare le azioni di prevenzione di eventi criminosi. Un’assemblea partecipata da un discreto numero di Quartieri (presenti, tra gli altri, rappresentanti del Maristella, dello Zaist, via Girdano-Cadore, del Centro e di Cavatigozzi) e presieduta da Maria Luigia Bernuzzi e Stefano Bocci del Quartiere Po, dove il problema è evidentemente molto sentito. Caccia ha subito fugato un dubbio: l’associazione non agisce per fini di lucro, offre consulenza grazie ad un pool di esperti tra cui anche uomini delle forze dell’ordine e ritiene indispensabile la collaborazione con le amministrazioni comunali a cominciare dai corpi di Polizia Locale. Non ha nulla a che fare con azioni di perlustrazione a tappeto sullo stile delle ronde e mette in guardia dai rischi di strumenti come whatsapp per allertare i residenti su  possibili situazioni di pericolo: i gruppi sui social, se utilizzati su scala troppo allargata, sono insidiosi e possono creare allarmi ingiustificati.

In sostanza, l’azione dell’associazione si traduce in una serie di incontri formativi da fare nei singoli quartieri e nella promozione di buone pratiche che riproducono il modello del vicinato di una volta, quando tutti conoscevano il vicino di casa e la presenza di estranei veniva subito tenuta sotto controllo da una sorta di tacito accordo. “Quello che apprezzo di più in questo genere di iniziative – ha spiegato Bernuzzi – è il fatto che sono il presupposto per rafforzare i legami e le relazioni tra persone che abitano vicine, cosa che col tempo si è persa”.  Resta inteso che la segnalazione di anomalie (un’auto sospetta, sconosciuti  che si aggirano per il quartiere o il condominio), va subito fatta alle forze di Polizia e nessun intervento attivo da parte dei cittadini è richiesto, tutt’altro, è sconsigliato. L’associazione fornisce anche un modello standard di segnaletica stradale da posizionare nei quartieri, una sorta di ‘avviso’ ai malfattori che in quella zona i residenti sono attrezzati sul fronte della vigilanza.

La presenza in sala del comandante della Polizia locale Pierluigi Sforza e del vice Roberto Ferrari, ha fatto emergere un possibile dualismo tra le proposte dell’Associazione e le iniziative già in atto da tempo in città.”Tutto quello che state descrivendo a Cremona è una prassi che stiamo portando avanti da da tempo”, ha detto ad un certo punto Sforza, “con iniziative quale il vigile di quartiere, il servizio di prossimità, i punti di ascolto presso i singoli quartieri, con la presenza di un agente ad orari fissi che raccoglie le segnalazioni”. E poi, ha aggiunto Sforza, c’è la registrazione in centrale operativa delle chiamate, un data base aggiornato sulle zone più a rischio, anche grazie alla georeferenziazione. Insomma, il messaggio lanciato dall’amministrazione comunale è stato chiaro: Cremona non è a un punto zero sul fronte della sicurezza. Considerazioni che però non bastano ai residenti e ai loro rappresentanti nei comitati: la sequela quotidiana di intrusioni nelle abitazioni, negli scantinati, le truffe porta a porta,  sono una realtà con cui sempre più persone si trovano ad avere a che fare. Dopo questo primo incontro, nel quale Caccia ha ribadito la piena volontà di collaborare con la Polizia locale, ce ne potranno essere altri. Se i quartieri lo vorranno.

g.biagi

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