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Giustizia civile, in Italia in
media tre anni per una
causa. Cremona più rapida

1007 giorni, cioè tre anni circa, in media, la durata dei procedimenti civili, secondo i dati raccolti dal ministero della Giustizia nei tribunali italiani nel 2015. Al di sotto della media Cremona, con 763 giorni. Tra le cause, la mancanza di personale. Calano gli arretrati.

A due anni dall’avvio delle riforme volute dal ministro Andrea Orlando, lo stato di salute della giustizia civile, pur migliorato, resta ancora precario. Secondo la fotografia scattata dal Ministero della Giustizia nei tribunali italiani al 31 dicembre 2015, occorrono in media quasi tre anni (1.007 giorni per l’esattezza) per chiudere una lite in primo grado. Un dato medio che sintetizza le “performance”, molto variabili, delle varie sedi: se infatti in due tribunali, come Rovereto e Napoli Nord (che ha iniziato a funzionare solo a fine 2013), il processo può durare meno di un anno, in altri quattro, come Patti, Foggia, Vibo Valentia e Matera, si rischia di uscire dalle aule giudiziarie dopo cinque anni e oltre.

Al di sotto della media Cremona, con 763 giorni di durata effettiva dei processi civili, meno “rapida”, per così dire, rispetto a Mantova, con 625 giorni, e Bergamo, con 725, ma più veloce rispetto a Brescia, con 774, del cui Distretto di corte d’Appello fa parte, insieme con Mantova e Bergamo. Spingendo oltre lo sguardo, non possono vantare tempi rapidi Piacenza, con 1105 giorni, e Parma, 1109.
Numeri, questi, che si riferiscono solo ai procedimenti civili di “contenzioso puro” in tribunale, i più complessi. Esclusi i fallimenti e le esecuzioni, e le cause non contenziose, come, ad esempio, le separazioni consensuali.

I tempi lunghi non sono comunque una prerogrativa dei tribunali: anche nelle corti d’appello le cause civili durano in media due anni e dieci mesi (1.016 giorni al 31 dicembre 2015), mentre in Cassazione si superano i tre anni (1.222 giorni al 31 dicembre 2013).
Accade spesso, dunque, che le cause superino la “durata ragionevole” di sei anni prevista dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e che producano, a loro volta, altro contenzioso per ottenere i rimborsi previsti dalla legge Pinto del 2001;

I magistrati puntano il dito soprattutto contro la mancanza di personale amministrativo, che comporta udienze ridotte, notifiche bloccate e sportelli con orari di apertura limitati.
La buona notizia per la giustizia civile è che l’arretrato continua a calare. Sempre guardando solo al contenzioso puro in tribunale si è passati dai 2,4 milioni di processi pendenti nel 2009 a meno di 1,6 milioni a fine 2015. Una riduzione dovuta soprattutto al calo della litigiosità.

Inoltre, dopo vent’anni senza concorsi, il sistema giustizia dovrebbe acquisire forze fresche. La scorsa settimana è stato infatti approvato in commissione Giustizia alla Camera un emendamento che promette l’assunzione di mille nuovi amministrativi, che andrebbero ad aggiungersi al personale già approdato nei tribunali con le procedure di mobilità.
Ancora ferma, invece, la riforma complessiva della giustizia civile, veicolata dalla legge delega già approvata alla Camera e da marzo in attesa di iniziare l’esame al Senato.

Dario Murri

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