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Pieve d'Olmi: Facciolo vs
M5S. 'Nella mia cascina
i cani sono liberi e puliti'

“Ma quale canile!: questa è la mia cascina dove tengo i miei cani che vivono liberi e sono tutt’altro che sporchi e denutriti”. Risponde così, Rosetta Facciolo alle accuse mosse dall’onorevole Paolo Bernini (M5S) che aveva parlato di “canile abusivo”. IL VIDEO

“Ma quale canile!: questa è la mia cascina dove tengo i miei cani che vivono liberi e sono tutt’altro che sporchi e denutriti”. Risponde così, Rosetta Facciolo, dell’associazione “Dalla parte degli animali”, alle accuse mosse dall’E.I.T.A.L. (Ente Italiano Tutela Animali e Legalità) e dall’onorevole Paolo Bernini (M5S) che in un comunicato avevano denunciato le condizioni igienico sanitarie e il maltrattamento di animali nella struttura di Pieve d’Olmi, definita “canile abusivo”.

“Questo non è un canile”, ha risposto la Facciolo, che ha presentato una denuncia per diffamazione contro il deputato Cinque Stelle. “Nella mia cascina, che è una proprietà privata”, ha chiarito la Facciolo, “sono ospitati 22 cani che vivono liberi. Ho creato una casa a misura di cane e tutti gli animali, salvati dalla soppressione o dall’abbandono, sono microchippati e seguiti da un veterinario. Sono tutt’altro che sporchi e denutriti, e nessuno ha mai accertato violazioni”. Quello del deputato Bernini, che si era presentato a Pieve d’Olmi accompagnato dai carabinieri, è stato un blitz fallito. La Facciolo, infatti, non ha fatto entrare nessuno. “Il fatto di essere onorevoli”, ha spiegato l’affittuaria della struttura, “non vuol dire che possano entrare in casa d’altri senza avvisare o senza permesso”. “Inoltre”, ha aggiunto la Facciolo, “le foto che sono state divulgate sono risalenti a tre anni fa, quando, sotto il peso di una nevicata, parte del tetto era crollato. Ma è stato immediatamente ripristinato dalla sottoscritta”. “Vogliono entrare a visitare la struttura?”, ha concluso la Facciolo. “Volentieri, ma che lascino a casa la prepotenza”.

Intanto si attende la decisione del Tar di Brescia in merito al braccio di ferro tra il Comune di Pieve d’Olmi e la Facciolo, che ha in affitto la cascina Borlenghetta trasformata nel tanto contestato rifugio per cani ‘Fattoria di San Rocco’. Era stata la stessa Facciolo a rivolgersi al Tar in seguito all’ordine di sgombero degli animali emesso dal Comune il 30 dicembre del 2014. Il Tar aveva sospeso lo sgombero degli animali già presenti, disponendo che non ne entrassero di nuovi fino alla pronuncia di merito.
Secondo il Comune, l’attività svolta dalla Facciolo è una struttura zoofila non autorizzata e “non urbanisticamente compatibile con la destinazione prevista dagli strumenti di pianificazione territoriale attualmente in vigore”. Per la Facciolo, invece, non si tratta né di una struttura zoofila, né di un canile rifugio, essendo gli animali ospitati di sua proprietà dopo averli ricevuti in adozione dal Comune di Miglionico, in provincia di Matera.

Nell’ordinanza, il Tar, secondo il quale “l’attività svolta dalla ricorrente appare correttamente inquadrabile nello schema della struttura zoofila, tenendo conto in particolare dell’accordo con il Comune di Miglionico”, suggeriva alla Facciolo di chiedere l’autorizzazione al Comune di Pieve d’Olmi affinchè l’attività diventasse una struttura zoofila riconosciuta”. Nell’ordinanza, inoltre, è riportato che “la classificazione urbanistica della cascina non è di ostacolo allo svolgimento dell’attività di struttura zoofila. In effetti, la zonizzazione agricola consente lo svolgimento di tutte le attività che non implicano trasformazione del terreno in senso residenziale o produttivo mediante opere permanenti. Poiché sia la struttura zoofila sia la pensione canina sono destinazioni d’uso intrinsecamente compatibili con quella agricola principale dell’area circostante, non è necessaria alcuna variante urbanistica”.

Sara Pizzorni 

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