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Aem ha dimezzato il suo debito
con Lgh, Siboni: 'Entro anno
possibile l'azzeramento'

Massimo Siboni e la sede di Aem

Poco meno di un mese fa, al closing dell’operazione Lgh-A2a, il debito di Aem nei confronti della holding si era dimezzato e presto – forse addirittura entro la fine dell’anno – potrebbe azzerarsi. Da 30 a 15 milioni, questa la cifra di cui si sta parlando, fermo restando che non solo Aem Cremona era piena di debiti, ma in questa situazione c’erano anche altre delle società protagoniste della quasi fusione di mezza estate. A quasi un mese di distanza dalla firma del 4 agosto (leggi qui Lgh – A2A: la più grande multiutility del nord. Vivenzi presidente) il presidente di Aem Massimo Siboni accetta di fare il punto sulla situazione. “Sulla questione del debito di Aem – esordisce – sono state dette cose che sono vere e proprie falsità. Falsità tecniche, tutte dimostrabili: Aem non ha pesato per nulla sul prezzo di Lgh, il nostro debito è stato valutato da A2A come se non fosse tale, perchè c’era un piano di risanamento che costituiva condizione sospensiva degli accordi”. Il riferimento è alla componente bresciana di Cogeme ostile all’accordo, un’ostilità che sembra essersi sanata con la firma del closing e l’ingresso nel cda di Lgh di tutte le componenti politiche territoriali tra cui, proprio di area bresciana, il segretario provinciale della Lega Nord Paolo Formentini. “Probabilmente a qualcuno faceva comodo parlare del debito – continua Siboni – e comunque Cremona era in buona compagnia, per arrivare al discorso della sede di Lgh. In realtà questa non è mai stata in discussione: resta a Cremona e sarà un tassello fondamentale del Polo tecnologico. Così come cremonesi sono al momento le figure apicali (presidenti e direttori) di Linea Reti Impianti e LineaCom”, le due società di Lgh che gestiscono rispettivamente termovalorizzatore e fibra ottica.

A Crema si pensa ad opere pubbliche, con i soldi che arriveranno alla patrimoniale cremasca dalla vendita delle azioni Lgh, di cui Aem deteneva il 31%. A Cremona invece i soldi già entrati nelle casse di Aem andranno pressochè interamente a risanare la situazione finanziaria. Oltre ai 15 milioni subito girati a Lgh, c’è il pacchetto di azioni A2A stabilito negli accordi, del valore di circa 12 milioni, che al momento restano a disposizione in attesa del momento più opportuno per monetizzarle.”Abbiamo affidato il compito ad un intermediario esterno, scelto attraverso gara”, spiega Siboni, “e verranno venduti quando sarà il momento più opportuno”. Situazione analoga a quella cremonese, ma con numeri più ridotti, si registra a Lodi, dove la vendita delle azioni Lgh è stata destinata a mettere in sicurezza i conti di Astem: 20 milioni di euro di debiti, di cui 7 con le banche; 5 milioni le azioni di A2A ricevute in cambio. Anche per quanto riguarda le azioni però, non è al momento previsto che i loro corrispettivi vadano a beneficio delle casse pubbliche, e quindi ai cittadini sotto forma di opere pubbliche o di sgravi fiscali: in quanto azionista unico di Aem, il Comune è l’ultimo destinatario del rimborso debiti (circa  2 milioni di dividendi mai incassati riferiti a gestioni antecedenti il 2011).

“A questo proposito – puntualizza ancora Siboni – va chiarito che Aem non ha debiti con i fornitori terzi -: il piano di risanamento sottoscritto prevede il rimborso a cinque anni (ma potrebbe anche avvenire prima) dei debiti nei confronti dei finanziatori e cioè banche, Cassa Depositi e Prestiti e Lgh”.

Quanto agli accordi industriali sottoscritti con il closing, il piano ha durata quinquennale, dal 2016 al 2020, quindi non arriva nemmeno a sfiorare la data del 2024, quando è ipotizzata la chiusura del termocombustore, uno degli asset più redditizi di Lgh.  “Un piano quinquennale non è poca cosa – afferma Siboni – e teniamo in considerazione che le normative cambiano. In esso sono contenute le logiche descritte anche dal presidente A2A Valotti quando è venuto qui, anzi si rafforzano alcune questioni fondamentali delle linee guida, quali la salvaguardia dei posti i lavoro e gli aspetti ambientali. E siccome è previsto un netto innalzamento del livello degli investimenti per le aziende di Lgh, è prevedibile anche una maggiore ricaduta territoriale in termini di indotto. Detto questo, il piano industriale (che non è un atto pubblico, ndr) delinea anche strategie a più lungo termine”. I cento posti di lavoro ‘promessi’ da Lgh saranno in realtà sostituzioni di personale che da qui in avanti andrà in pensione.

Nell’ultimo bilancio approvato da Aem a maggio 2016 (consuntivo 2015) ci sono tracce evidenti della negoziazione che stava avvenendo tra Lgh e A2A. Il documento – questo sì pubblico e disponibile sul sito di Aem – descrive ad esempio la sorte di due infrastrutture di proprietà Aem che gravavano sui conti senza produrre alcun introito: i cavidotti per il trasporto dei fili elettrici e la rete di illuminazione pubblica. In entrambi i casi il loro valore è stato iscritto a zero nel Bilancio 2015. Per quanto riguarda i cavidotti è previsto l’utilizzo gratuito da parte di Linea reti e Impianti srl (società di Lgh) fino al 2038: in pratica, la società che distribuisce energia elettrica usufruirà gratuitamente dell’infrastruttura realizzata da Aem per almeno altri 20 anni. Un compromesso che può sembrare nettamente a favore di Lgh-A2A, ma in compenso Aem non dovrà più svolgere manutenzioni (in alcuni anni arrivata anche a 1 milione di euro). Al contrario per l’utilizzo della rete in fibra ottica Lgh continuerà a pagare un canone. Azzerato in Bilancio anche il valore della rete di illuminazione pubblica: su di essa il Comune vuole intervenire con l’affidamento a ditta esterna tramite project financing: Aem non ha mai percepito canoni.

Una delle poche voci in attivo delle attività di Aem è rappresentata dai parcheggi, che infatti si è tenuta stretta: la gestione delle aree di sosta ha generato utili per 510mila euro per i 1500 stalli gestiti, lo scorso anno. La segnaletica invece (orizzontale e verticale, posa e gestione dei dissuasori, posa toponomastica ecc) ha prodotto perdite per 860mila euro; la gestione dei semafori e dei varchi – 15mila euro; 426mila euro la perdita del servizio di illuminazione, su cui nello stesso anno 2015, sono stati effettuati investimenti per 220 mila euro. In perdita anche la manutenzione delle strade e dei marciapiedi, per 267mila euro. Tutti questi servizi dal 2016 sono passati sulle spalle del Comune attraverso la nuova srl “Servizi per Cremona”.

Giuliana Biagi

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