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Una rete per aiutare le donne
a combattere la violenza
Convegno in tribunale

In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, questa mattina nell’aula polifunzionale del tribunale di Cremona si è svolto il convegno “Le istituzioni cremonesi in rete per prevenire e contrastare la violenza sulle donne”. Un incontro organizzato dall’Ordine degli avvocati e dal Comitato Pari Opportunità. Al tavolo dei relatori, davanti ad una folta platea di avvocati, c’erano l’avvocato Marzia Soldani, presidente dell’Ordine, la collega Uliana Garoli, presidente del Comitato Pari Opportunità, il prefetto Paola Picciafuochi, il giudice Giorgio Scarsato, il dirigente della squadra mobile Nicola Lelario e l’assessore alle Pari Opportunità Rosita Viola. Su una delle sedie in prima fila, una rosa. Sul tavolo, il volantino ‘Posto Occupato’, “un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo riservarlo a loro, affinchè la quotidianità non lo sommerga”.

“Quando si parla di violenza”, ha esordito la presidente Soldani, “noi avvocati siamo i primi ad essere chiamati in difesa dei diritti umani. L’Ordine e il Comitato Pari Opportunità ci sono. E’ necessario creare punti di ascolto e cambiare la cultura. Come? Sensibilizzando l’opinione pubblica, a partire dalla formazione nelle scuole. Importantissimi anche i ruoli dei centri antiviolenza, delle associazioni e delle istituzioni che si muovono sul territorio”.

“Cremona è una città all’avanguardia”, ha detto a sua volta il prefetto Picciafuochi, “perché in quanto ad iniziative su questa tematica non siamo inferiori a nessuno. Da donna vorrei che ci interrogassimo di quanto stridente a volte sia il contrasto tra l’immagine pubblica di donne grintose e la fragilità nel privato”. E poi un appello: “Non giriamoci dall’altra parte se abbiamo il sospetto che qualcuno possa vivere un momento difficile”.

L’avvocato Garoli, nel suo intervento, ha invece parlato di numeri, citando l’ultimo rapporto Istat del 2015 secondo il quale il fenomeno della violenza sulle donne è cresciuto, soprattutto al Nord. “Nel mondo, il 35% delle donne ha subito violenza e il 12% non ha avuto la forza di denunciarlo”. “Quello dell’avvocatura”, ha sostenuto la Garoli, che ha anche auspicato l’istituzione di un centro di ascolto per chi maltratta, “può essere uno dei ruoli importanti di prevenzione”.

Il giudice Scarsato, da parte sua, ha parlato dei limiti che ha ancora la legge di proteggere le donne vittime di violenza. “Noi stessi come giudici del settore civile ci rendiamo conto che ci sono situazioni al limite e che il problema non è risolvibile con un divieto di avvicinamento, che ci sono casi complessi che non riescono a trovare sufficiente tutela per le vittime. Certo, non possiamo forzare la legge, ma noi ci siamo, dobbiamo essere coraggiosi, ovviamente nei limiti in cui ci è consentito”.

In aiuto delle donne, ma sempre nel rispetto della legge, devono operare anche le forze dell’ordine che rispondono in prima battuta alle richieste di soccorso. “Dobbiamo essere professionisti della legge”, ha detto il capo della squadra mobile Nicola Lelario, “e nello stesso tempo capire la situazione che ci troviamo a dover affrontare e trovare la miglior soluzione possibile”. “Nel diritto penale”, ha spiegato Lelario, “sono stati fatti tanti passi avanti, ma ci troviamo di fronte ad una normativa che non permette di soddisfare tutte le esigenze”. Il dirigente della Questura ha parlato delle tantissime sfaccettature che in questi anni si è trovato davanti nei vari casi affrontati: casi in cui è potuto scattare l’arresto, altri in cui si è proceduto ad allontanare d’urgenza il marito o il convivente violento dalla casa familiare, di drammi piccoli e grandi avvenuti anche davanti a figli piccoli, e della difficoltà di dover applicare la legge e nello stesso tempo far fronte alle esigenze per tutelare le persone offese. “La difficoltà”, ha ricordato Lelario, “di aiutare donne che dicevano di essere state picchiate ma che non si erano mai rivolte ai medici o che non avevano mai sporto denuncia in episodi pregressi, o la difficoltà di avere davanti un quadro chiaro che però non permetteva di intervenire per salvaguardare nell’immediato la vittima”.

Infine l’intervento dell’assessore Viola, che ha parlato dell’importanza del lavoro del centro antiviolenza gestito da A.I.D.A. e delle istituzioni che insieme hanno creato una rete che cerca di contrastare le violenze sulle donne. “Si lavora a stretto contatto con forze dell’ordine, i servizi sociali e l’ospedale. Sono stati organizzati tanti corsi di formazione ed è stato realizzato il vademecum “Una violenza non è mai sola”, rivolto agli operatori della rete territoriale per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne. In poche pagine si trova cosa vuol dire la tutela legale contro la violenza”. “Violenza”, ha concluso l’assessore, “che può avvenire in famiglia, in strada, al lavoro e che attraversa tutti i ceti sociali”.

Sara Pizzorni

donne-d

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