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Infiltrazioni mafiose in
provincia. L'allarme nella
relazione annuale della Dia

“Il territorio lombardo si conferma quello maggiormente segnato dalle proiezioni ultraregionali della ‘Ndrangheta. Le province di Cremona e Mantova, in particolare, risentirebbero della presenza di elementi contigui a gruppi criminali di origine calabrese operanti nelle province emiliane”.

E’ scritto nella relazione del primo semestre del 2016 della Dia, Direzione investigativa antimafia di cui quest’anno ricorre il venticinquennale. “Sul piano generale”, si legge nella relazione, “in Lombardia continua a registrarsi la presenza di ‘Cosa nostra’, storicamente in grado di intessere relazioni ‘sotto traccia’ anche con gli ambienti economico finanziari lombardi. Tale dinamismo criminale risulta appannaggio di figure professionali che, pur gravitando in Lombardia, manterrebbero saldi rapporti operativi con la Regione d’origine, gestendo complesse attività economiche apparentemente lecite”.

Nella relazione si segnala la confisca eseguita a gennaio dalla polizia di Milano a carico di due commercialisti calabresi, con studi a Milano e Crema, che avevano procurato ad una famiglia mafiosa siciliana da anni radicata in Lombardia diversi prestanome per produrre fatture per operazioni inesistenti e per architettare canali per la circolazione e il reinvestimento dei prodotti derivanti dalla gestione illecita di alcune ‘piccole cooperative lombarde’.

“L’asse tra elementi di Cosa nostra e della ‘Ndrangheta è emerso anche nell’operazione ‘Totem’, incentrata sulle attività illecite dal clan messinese Giostra, attivo nelle estorsioni e nella gestione del gioco d’azzardo. In questo contesto, tra i responsabili di associazione mafiosa, era stato arrestato a Viadana un pregiudicato calabrese residente da tempo nel mantovano e attivo nel settore dell’edilizia, in passato in quello delle sale giochi, esponente del clan Galli.

“Sul territorio nazionale”, si legge ancora nella relazione, “risulta ormai consolidata la presenza di gruppi criminali albanesi, la cui flessibilità nell’azione criminale ha consentito da un lato di diversificare le attività illecite, dall’altro di estendere la loro presenza su varie regioni italiane, a partire dalla Puglia. Nel tempo, questa forma di criminalità sarebbe riuscita ad estendersi anche sul resto del territorio nazionale”.

A questo proposito nella relazione è citata l’operazione del febbraio dell’anno scorso “Drug Surgery” della guardia di finanza di Cremona nei confronti di un gruppo di otto persone (quattro albanesi, due italiani originari della provincia di Cremona e due rumeni) dedito all’importazione dall’Albania di consistenti quantitativi di eroina e cocaina destinati allo spaccio in ambito locale.

Nella relazione Dia, con riferimento al territorio di Cremona, ma anche a quelli di Bologna e Modena, è citata anche l’operazione “Aemilia”, dei carabinieri e della guardia di finanza, che nel gennaio del 2016 aveva portato all’arresto di 6 persone su un totale di 12 indagati, tutti nativi del crotonese e ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di trasferimento fraudolento di valori e intestazione fittizia di beni aggravati dal metodo mafioso. Il provvedimento giudiziario aveva anche disposto il sequestro preventivo a carico di 6 società per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro.

Intanto la Dia si sta preparando a trasferirsi nella sua nuova sede. Venerdì 10 febbraio alle 11, presso Palazzo Martinengo a Brescia, in occasione del venticinquennale della Direzione investigativa antimafia, si terrà l’inaugurazione della nuova sede della locale sezione operativa alla presenza del capo della polizia, Franco Gabrielli.

Sara Pizzorni

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